L’immigrazione per lavoro: cause e conseguenze
- 03 Agosto 2017

L’immigrazione per lavoro: cause e conseguenze

Scritto da Lorenzo Pedretti

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Immigrazione e impatto sul lavoro

Non è facile stabilire quale sia l’impatto di tale sfruttamento sulla retribuzione del lavoro, dato che, come ha scritto George Borjas[8], le conseguenze dell’immigrazione sui salari dipendono soprattutto dal confronto fra le caratteristiche dei lavoratori immigrati e quelle dei lavoratori autoctoni. L’Italia riceve immigrati più giovani e meno istruiti rispetto alla media europea; pertanto, bisogna verificare quanti e quali sono i lavoratori italiani che, per età e qualifiche, si trovano a svolgere lavori simili a quelli degli immigrati, o a competere con loro per accedervi, prima di poter poter dire che la presenza di questi ultimi può incidere negativamente sui loro salari e diritti.

Oltretutto sembra difficile incolpare gli ultimi arrivati di una corsa generale al ribasso delle condizioni di lavoro, fenomeno del quale loro sono tra le prime vittime; è stato calcolato, infatti, che gli stranieri percepiscono una retribuzione mediamente del 25% inferiore a quella degli italiani[9].

Dato che sono impiegati in settori a bassa qualificazione, o sperimentano precarietà e discontinuità lavorativa, la carriera contributiva dei lavoratori immigrati non può essere molto buona[10]. È vero che la popolazione straniera fornisce un contributo positivo al finanziamento del bilancio pubblico, ma gli stranieri pagano un ammontare medio pro capite di imposte e di contributi sociali inferiore a quello medio degli italiani, anche se usufruiscono ancora meno dei servizi pubblici[11].

Essendo complessivamente più giovani degli italiani[12] e sperimentando salari mediamente inferiori, dunque, gli stranieri percepiranno alcune tra le pensioni più basse d’Italia, e quando i pensionandi stranieri aumenteranno (è stato stimato che nel 2025 saranno 1 ogni 19) andranno sicuramente ad aumentare le schiere dei poveri[13].

In conclusione, data la precarietà della loro situazione lavorativa e contributiva, sembra che le possibilità di inserimento sociale degli immigrati si stiano notevolmente riducendo. Questo vale anche per i richiedenti asilo giunto in Italia a partire dal 2014.

Chi ha fatto domanda di protezione internazionale e non può provvedere da solo al proprio sostentamento, infatti, una volta inserito in un programma di accoglienza può svolgere lavori socialmente utili come volontario, ma molto difficilmente può accedere a un lavoro retribuito e regolare, con l’eccezione di tirocini della durata di pochi mesi. Senza contare che la possibilità di rimanere regolarmente in territorio italiano dipende in ogni caso dall’accettazione della domanda di protezione internazionale[14].

Questa panoramica sulla dimensione economica e sociale dell’immigrazione dimostra come la politica sia chiamata a confrontarsi con temi molto delicati quali la regolamentazione del mercato del lavoro e la riforma del welfare, che esulano dalla gestione delle politiche migratorie in senso stretto.

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Una versione precedente di questo articolo era apparsa su The Bottom Up


[1]La celebre frase “Cercavamo braccia, sono arrivate persone” proviene dalla prefazione al volume Siamo italiani – Gespräche mit italienischen Gastarbeitern (“Siamo italiani – Colloqui con lavoratori immigrati italiani”), uscito nel 1965 a cura di Alexander J. Seiler http://www.areaonline.ch/Quelle-braccia-che-tutti-citiamo-0a629500

[2]http://secondowelfare.it/primo-welfare/germania-stretta-sul-welfare-per-i-migranti.html

[3]Ambrosini M. (2013), Immigrazione irregolare e welfare invisibile. Il lavoro di cura attraverso le frontiere, Bologna, Il Mulino.

[4]“Dalla fine degli anni Settanta a oggi, infatti, l’Italia ha varato 11 sanatorie […] che diventano 12 se contiamo […] anche la regolarizzazione di fatto del 2006, quando il decreto flussi estese a tutti i richiedenti il diritto di ottenere il permesso di soggiorno, oltrepassando quindi la soglia dei 170.000 posti inizialmente previsti. Nel complesso il nostro paese […] ha regolarizzato 1 milione e 800 mila irregolari». Colombo A. (2012), Fuori Controllo? Miti e realtà dell’immigrazione in Italia, Bologna, Il Mulino. L’ultima sanatoria in ordine cronologico è avvenuta nel luglio del 2013. https://www.laleggepertutti.it/33595_nuova-sanatoria-bis-per-immigrati-irregolari-come-regolarizzare-il-clandestino

[5]Perrotta D. (2014), Ben oltre lo sfruttamento: lavorare da migranti in agricoltura, il Mulino, n. 1/14, Bologna, Il Mulino; Cosentino R. e Teodonio V., Sono italiane le nuove schiave dei campi, L’Espresso, 25.05.2015, http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2015/05/25/news/caporalato_femminile-114750446/

[6]Anastasia B., Gambuzza M. e Rasera M. (2013), Stranieri nei mercati del lavoro locali. L’impatto della crisi, in Saraceno C., Sartor N. e Sciortino G. (a cura di), Stranieri e diseguali. Le disuguaglianze nei diritti e nelle condizioni di vita degli immigrati, Bologna, Il Mulino, p. 146

[7]“Nel 2012 i permessi di soggiorno scaduti senza essere rinnovati sono stati 180mila e nel 2011 ben 263mila”. European Migration Network Italia (2014), Settimo rapporto EMN Italia. Immigrati e sicurezza sociale: il caso italiano, IDOS, Roma, p. 77. “Tra 2010 e 2016, il numero degli stranieri che hanno lasciato il Paese è più che raddoppiato, e oggi sfiora le 150 mila unità”. ISPI, Fact Checking: Migrazioni, 18.07.2017, http://www.ispionline.it/it/articoli/articolo/europa/fact-checking-migrazioni-17046

[8]Borjas G. J. (2015), The Wage Impact of the Marielitos: A Reappraisal, Harvard Kennedy School Faculty Research Working Papers, p. 32.

[9]EMN Italia (2014), Op. cit., p. 78.

[10]Ciocia A. e Tesauro T. (2012), Immigrati e previdenza: uguali ma diversi, in Ponzini G. (a cura di), Rapporto IRPPS CNR sullo stato sociale in Italia. Welfare e politiche per l’immigrazione: il decennio della svolta, Napoli, Liguori, p. 195.

[11]Rizza P., Romanelli M. e Sartor N. (2013), Immigrati e italiani. Le disuguaglianze nel dare e nell’avere tra
welfare e fiscalità, in Saraceno C., Sartor N. e Sciortino G., Op. cit., pp. 335-336.

[12]L’età media degli stranieri residenti in Italia è di 33,6 anni contro il 45,7 degli italiani. Istat, http://www.istat.it/it/immigrati/indicatori-sintetici/confronto-italiani-stranieri

[13]EMN Italia (2014), Op. cit., p. 78.

[14]Finché la domanda di protezione internazionale è sottoposta all’esame delle Commissioni territoriali o dei Tribunali (in caso di ricorso contro una decisione negativa delle Commissioni), i richiedenti asilo hanno un permesso di soggiorno che certifica tale status. All’accettazione della loro domanda segue il rilascio di un permesso di soggiorno di durata variabile in base al tipo di protezione concessa. Per i rifugiati la durata è di 5 anni, che sono anche la durata massima per il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria. Nel caso del permesso di soggiorno per motivi umanitari, invece, la durata è di due anni. Percentuali esiti 2016: 60% diniego; 21% umanitaria; 14% sussidiaria; 5% rifugiati.

Fonte: http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/riepilogo_dati_2015_2016_0.pdf

Se, all’ultimo grado di giudizio delle loro domande, il parere espresso è negativo, i richiedenti asilo devono uscire dalle strutture dove sono stati ospitati e si dovrebbe procedere al loro rimpatrio; diversamente, se rimangono in Italia lo fanno irregolarmente. Possono anche tentare di presentare nuovamente domanda d’asilo in un altro Paese europeo; tuttavia, in base al Regolamento di Dublino III, lo Stato membro competente in materia è il primo ad essere attraversato dai richiedenti, e quindi essi potrebbero venire respinti in Italia).


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Scritto da
Lorenzo Pedretti

Nato a Bologna nel 1990. Nel 2015 consegue la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Scuola di Scienze Politiche “Roberto Ruffilli” dell’Università di Bologna, con tesi su “Immigrazione e stato sociale in Germania e in Italia negli anni Novanta e Duemila”. Nel 2016 completa il Master in cooperazione internazionale di ISPI a Milano. Nel 2017-2018 svolge il servizio civile in Senegal. Attualmente vive e lavora a Torino. Particolarmente interessato al tema delle migrazioni internazionali, ha vinto la Targa Athesis, nel quadro del Premio di Natale UCSI 2019, per un articolo sulla migrazione di ritorno dall’Italia al Senegal scritto insieme alla giornalista Giulia Paltrinieri e pubblicato sulla Stampa. Ha scritto anche per «The Bottom Up» e per «Resistenza e Nuove Resistenze» (periodico di ANPI Bologna).

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