“Intellettuali. Cultura e politica tra fascismo e antifascismo” di Angelo Ventura

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Gli intellettuali e la strategia politica

Il liberalsocialismo è una posizione ideologica di opposizione al fascismo di gran lunga preferita al massimalismo e al comunismo, caratterizzata da alcuni tratti riconoscibili: il progressismo, il pragmatismo antidottrinario di derivazione illuminista e positivista, il principio inderogabile di separazione tra individuo e stato.

Ventura non nasconde la propria personale vicinanza al suo oggetto di studio, tuttavia nella sua analisi non oblitera le oggettive tare storiche. Limiti che fanno capo al ritardo culturale dei suoi leader riformisti, dei suoi intellettuali di punta. La precedenza accordata dal gruppo alla lotta di emancipazione politica è chiaramente influenzata dal razionalismo illuministico: l’assunto è che una volta che il proletariato conquistata l’accesso al gioco democratico le sue istanze, attraverso un processo razionale di equilibrio e conciliazione, si sarebbero tradotte naturalmente in riforme sociali.

Non facevano però i conti con gli oggettivi limiti di classe, cioè quei grumi di interessi che un gruppo di potere non è disposto a cedere. In fin dei conti una battaglia per l’estensione dei diritti doveva risultare meno divisiva di una lotta per le riforme sociali. La stessa ineliminabile doppiezza strategica, che si bilanciava nel tentativo di salvare la capra degli interessi del proletariato (presentandosi come unici rappresentanti legittimi) e i cavoli delle istituzioni democratiche liberali attraverso l’appoggio filogovernativo, si spiega negli stessi termini. In una stagione in cui tutti i gruppi sociali italiani si polarizzavano e in cui la forchetta tra i soggetti interessati dall’alleanza riformista (proletariato e borghesia industriale) imboccavano percorsi diametralmente opposti, il PSI (in particolare Salvemini e Kuliscioff ma ovviamente anche Bissolati e poi Amendola) sceglieva la strada del dialogo “dentro” le istituzioni liberali.

Ma in una fase in cui le istituzioni non reggono l’urto delle contraddizioni delle spinte corporative la ricomposizione politica deve ricorrere a istituzioni alternative, anche rischiando di rovesciare il tavolo. Lo stesso Trentin mostra bene nei suoi scritti sulle origini del fascismo l’incapacità delle istituzioni democratiche liberali a rappresentare le istanze contraddittorie dei vari gruppi di potere: l’interesse nazionale è sostituito dalle forze disgregatrici dei corporativismi (p. 97).

In un contesto simile l’universalismo astratto, la lotta superficiale al privilegio di casta (la stessa lotta imboccata da Salvemini contro le aristocrazie operaie del Nord) è un’arma spuntata e deve lasciare il posto alla rappresentanza secca di gruppi sociali ben definiti. Insomma, in questi intellettuali si evidenzia (e lo stesso Ventura implicitamente lo nota) un difetto di strategia politica di medio periodo: il pragmatismo, senza una visione strutturata, senza cultura politica, senza rappresentanza, diventa apologia dello status quo. Come rilevava giustamente Cosimo Fiori su questo sito, tutti vogliono la pace sociale e l’uguaglianza, bisogna solo capire quale.

Al di là della tentazione semplicistica di rintracciare ovunque analogie, il testo di Ventura illustra un dispositivo storico attuale. In una fase di virata a destra dei ceti medi, fino a dove può spingersi un partito di sinistra nello sforzo di rappresentarli? E quali sarebbero le conseguenze di un loro potenziale abbandono? E ancora: in una fase di polarizzazione sociale, i partiti-cartelli elettorali hanno ancora senso? Insomma, in una fase così delineata, la classica doppiezza della sinistra riformista potrebbe essere accantonata in favore della costruzione di un fronte largo, in cui un partito di ispirazione liberal progressista funga da catalizzatore dei ceti medi, da stabilizzatore democratico, aprendo spazi politici importanti a una sinistra più connotata quanto a rappresentanza e politiche sociali.

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Classe 1987. Nato a Foggia, ha studiato all'università di Siena e alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove è attualmente perfezionando in Letteratura italiana.

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