“L’interesse nazionale: la bussola dell’Italia” di Alessandro Aresu e Luca Gori

Aresu interesse nazionale

Pagina 2 – Torna all’inizio

Interesse nazionale e ‘grande incertezza’

Sia per una evidente discrasia tra una classe politica ambiziosa e l’arretrata realtà (istituzionale, economica e politica) del Paese alle soglie del XX secolo, sia per un’incompiutezza altamente delegittimante dal punto di vista dell’identità nazionale italiana, le prime esperienze del sistema-Paese con i suoi interessi al di fuori dei confini nazionali hanno segnato una difficoltà di fondo nell’approcciarsi ‘alla pari’ con le realtà geopolitiche europee e mondiali.

Del lungo excursus storico è bene soffermarsi su tre passaggi, che assumono per ragioni diverse un ruolo capitale nella definizione dell’interesse nazionale oggi. Il periodo fascista; il cosiddetto tema del ‘vincolo esterno’; la politica estera degli anni Ottanta. Il ventennio fascista è stato, senza alcun dubbio, un momento di snodo per gli interessi nazionali dell’Italia nel mondo. «[…] l’ossessione del rango internazionale divenne in effetti il motore delle avventure coloniali del Duce […] oltre che lo strumento principale con cui il fascismo cercò di costruire il consenso interno» (p. 31): questa stessa ossessione mai realizzatasi compiutamente si trasformò ben presto, almeno a partire dalla sigla del ‘patto d’acciaio’, in una condizione di strutturale inferiorità e subalternità.

L’Italia post-‘45 affrontò dunque il processo di ricostruzione istituzionale e riassetto internazionale nella posizione di Paese incompiuto in termini di identità nazionale, che scontava un deficit in fatto di autonomia militare e di prestigio internazionale dovuto al ‘trauma’ della politica estera fascista. L’allontanamento, quasi sospettoso, dal concetto di ‘interesse nazionale’ fu dunque un epilogo scontato del processo di unificazione e del Ventennio: di qui, la lealtà al Patto atlantico e ad un ‘vincolo esterno’ fu una scelta obbligata per la repubblica dei partiti. Proprio il tema del ‘vincolo esterno’ ha condizionato il dibattito pubblico sull’interesse nazionale italiano sino agli ultimissimi sviluppi europei: vincoli esterni o europei che, seguendo la prospettiva di Emilio Diodato[1], possono sì risultare un modo per indicare una «via di sviluppo moderna» ad una nazione, ma al contempo rischiano di «paralizzare lo sviluppo democratico ed economico» di un Paese (p. 60): rischio corso troppe volte dall’Italia, e determinante da un punto di vista politico interno (basti pensare agli argomenti forti delle forze ‘sovraniste’ che tanto successo riscuotono nel panorama europeo). Un momento di particolare autonomia italiana in politica estera è rappresentato dagli anni Ottanta: al di là del caso di Sigonella, chiaramente il più ‘mediatico’, gli autori evidenziano – sulla scorta di un importante libro a cura di Ennio Di Nolfo[2] – alcuni passaggi fondamentali che restituirono forza all’Italia e prepararono il terreno per la fase cruciale del processo di integrazione europea degli anni Novanta.

Un particolare pregio del primo capitolo – che per densità tematica e per la sua impostazione diacronica è molto più che un’ampia e necessaria premesse agli sviluppi successivi del libro – è il dialogo che gli autori ricreano tra tre profili fondamentali, a vario titolo appartenenti alla classe dirigente novecentesca: Guido Carli, Enrico Mattei e Raffaele Mattioli. I loro profili si intrecciano e le loro voci vengono raffrontate a più riprese, in particolare nel paragrafo dedicato allo sviluppo economico italiano. È proprio attraverso le loro analisi che gli autori impostano la riflessione su una delle categorie fondanti del concetto di ‘interesse nazionale’: la condizione economica del Paese, con le ascese e i declini che la contraddistinsero nel corso del Novecento.

Il secondo capitolo, Presente: interesse nazionale e ‘grande incertezza’, focalizza l’attenzione sul tentativo di ridefinire le priorità dell’Italia nel presente panorama mondiale. Mediante alcune categorie analitiche, quali ‘tempo’, ‘instabilità’ e ‘nostalgia’, gli autori cercano di declinare nel tempo presente il concetto cardine del libro. Il tema problematizzato dal capitolo che, nell’economia complessiva del volume, inizia ad assumere un’importanza capitale è: come calcolare, in una fase di grande incertezza come quella odierna, l’interesse di una nazione? Tra crisi imprevedibili, fattori geopolitici imponderabili, diffusa mancanza di lucidità e capacità d’analisi nelle classi dirigenti e nell’opinione pubblica (che gioca, sul tema, un ruolo cruciale), quali criteri di analisi sono saldamente nelle mani dei ‘decisori’?

La risposta degli autori, tutta tesa a rivendicare e sviluppare metodi e ragioni della necessità di pazienza strategica e analisi del rischio, coinvolge alcuni temi nodali della società contemporanea. Uno fra tutti è, senza dubbio, la riflessione sul ruolo dello Stato (pp. 102-112): è infatti lo Stato il principale attore dell’interesse nazionale in un contesto di mondo globalizzato? In seno a questa domanda, di particolare interesse risultano i riferimenti alla prospettiva di David Singh Grewal, tesa ad intendere il ruolo dello Stato in un contesto di network, e la riflessione di Alberto Predieri, che ha teorizzato, già a partire dagli anni Novanta, il concetto di ‘Stato osmotico’, ovverosia di uno Stato in condizioni di continue relazioni, di compenetrazione continua e reciproca con la società».

Continua a leggere – Pagina seguente


[1] Per la quale si rimanda a E. Diodato, Il vincolo esterno. Le ragioni della debolezza italiana, Milano 2014.

[2] E. Di Nolfo (ed.), La politica estera italiana negli anni Ottanta, Venezia 2007.


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Studente di lettere classiche e allievo del Collegio Superiore dell'Università di Bologna. Al di fuori degli studi classici, si occupa di rapporti tra intellettuali e potere, della narrativa di Pier Vittorio Tondelli e delle forme poetiche del XX secolo.

Comments are closed.