“L’interesse nazionale: la bussola dell’Italia” di Alessandro Aresu e Luca Gori

Aresu interesse nazionale

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Una definizione dell’interesse nazionale nel contesto mondiale

Superata la metà del volume, che consiste in una premessa diacronica e teorica al nocciolo del problema, l’attenzione degli autori converge completamente alla situazione dell’Italia presente e futura, e ad una definizione più concreta dell’interesse nazionale nel contesto mondiale.

Suddividendo i campi di interesse in categorie piuttosto esaustive (potenza demografica, potenza scientifico-tecnologica, potenza economica, potenza militare), il libro è dunque a questo punto tutto vòlto a fotografare in senso sincronico la situazione italiana e, nel terzo e ultimo capitolo, a ridefinire i confini delle aree di futuro interesse per il Paese. Non mancano, anche in questa sede, riflessioni di ordine teorico: tra esse, è bene segnalare, per lucidità e portata politica, la domanda di natura istituzionale che Aresu e Gori si pongono al termine del capitolo II: l’interesse nazionale ha necessità dello Stato, di una «dimensione organizzativa […] capace di fare quadrare il cerchio tra volatilità e pianificazione, tra interessi stabili e variabili, tra priorità di breve e di lungo termine (p.116)» : se infatti occorre riaffermare lo «Stato come spazio di riferimento dell’interesse nazionale» (p. 155), bisognerà d’altro canto discutere la stessa idea di Stato e la situazione italiana (sulla scorta delle teorie di Grewal e Predieri, ad esempio), in una dinamica, suggeriscono gli autori, profondamente inclusiva e osmotica nei confronti di cittadini e società.

Solo in questo senso – sembra essere la pars construens del volume – si potrà tornare a parlare in termini seri dell’interesse nazionale e far sì che i cittadini, per primi, lo sentano come obiettivo prioritario nei campi d’azione politica nazionale e internazionale in cui si sviluppa. Campi d’azione che gli autori non esitano a classificare, sia nel presente che per il futuro. In questo senso, appare provocatoria, ma ben argomentata, l’esclusione del campo ‘culturale’ dalle priorità della nazione: le poche righe ad esso dedicate non possono pretendere di esaurire il dibattito attorno al tema che, così com’è posto da Aresu e Gori, certamente non è sufficientemente sviluppato. Ma non è illogico prevedere ulteriori sviluppi della discussione anche in questo senso.

La scorrevolezza stilistica, non appesantita dalle differenze tra le ‘quattro mani’ che hanno vergato questo testo, le numerose ma non eccessive citazioni letterarie e i vasti riferimenti storico-filosofici presenti nel testo rendono il volume scorrevole e parimenti utile per il lettore che cerca un testo specialistico sia per chi, semplicemente, voglia individuare criteri orientativi per le grandi questioni geopolitiche mondiali e il relativo posizionamento dell’Italia.

Un volume che, complessivamente, getta luce nuova su un tema non scevro di implicazioni politiche: pertanto, è auspicabile che sia solo il primo capitolo di una rinnovata discussione sul concetto e le implicazioni di ‘interesse nazionale’.

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Studente di lettere classiche e allievo del Collegio Superiore dell'Università di Bologna. Al di fuori degli studi classici, si occupa di rapporti tra intellettuali e potere, della narrativa di Pier Vittorio Tondelli e delle forme poetiche del XX secolo.

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