Europa ed Africa: continenti allo specchio. Intervista ad Andrea De Georgio

Andrea De Georgio Bamako

Andrea De Georgio è un giornalista e documentarista freelance che vive e lavora in Africa occidentale dal 2012. Collabora tra gli altri con Internazionale, Limes, Nigrizia e RaiNews24, oltre ad essere Ispi associate research fellow su sicurezza e Islam in Sahel ed Africa Occidentale. Dopo una prima esperienza sul campo effettuata in Tunisia e Nord Africa durante le Primavere Arabe, si è trasferito a Bamako (capitale del Mali) nel 2012, lasciandola solo recentemente per trasferirsi a Dakar.

Andrea De Georgio è una delle più autorevoli voci italiane ad occuparsi e ad informare sugli avvenimenti dell’Africa occidentale, ed è ormai divenuto un punto di riferimento per quella piccola comunità di giovani ricercatori che si occupano di Sahel. Recentemente ha pubblicato il suo primo libro: Altre Afriche. Racconti di paesi sempre più vicini (Egea 2017), una “geopolitica dal basso” dell’Africa occidentale recensita da Pandora qui.


Non è stato facile organizzare questa intervista. Non certo perché Andrea non sia una persona disponibile, anzi. Ma perché a causa del suo lavoro, e del periodo festivo in cui abbiamo cominciato a pianificarla, intercettarlo in un momento di pausa tra i suoi vari spostamenti si è rivelato essere più faticoso del previsto. Oltre a muoversi alla costante ricerca di nuove storie da raccontare, Andrea de Georgio ha infatti anche un’importante parte dei suoi affetti in Mali – suo fratello vive da anni a Bamako, dove si è sposato e ha messo su famiglia. E proprio il Mali è il paese che, nel momento in cui ci siamo sentiti per la prima volta, si stava apprestando a lasciare, dopo quasi sei anni spesi tra la terra rossa del Sahel. Grazie a questo mix fatto di esperienze personali, affetti, e voglia inesauribile di scoprire, comprendere e raccontare, Andrea oggi è un testimone prezioso, per chiunque si accosti all’Africa occidentale.

Nonostante le difficoltà e dopo un paio di appuntamenti saltati, siamo comunque riusciti a ritrovarci. Entrambi davanti a uno schermo, a cavallo tra Napoli e Dakar – la nuova casa di Andrea De Georgio – esattamente come accade a moltissimi giovani che dalle coste atlantiche del Senegal, sono giunti fino ai vicoli di Forcella. Nell’intervista Andrea non si è limitato ad affrontare i più recenti eventi che hanno reso l’Africa un continente “improvvisamente” vicino e vagamente minaccioso. Come un novello Kapuściński, partendo dalla propria esperienza ha spaziato, riflettendo prima di tutto su come l’Africa venga raccontata oggi, e proponendo interpretazioni alternative di un continente, che è in realtà nostro specchio e nostro doppio, molto più di quanto non vogliamo ammettere.

La prima domanda che vorrei farti riguarda il tuo libro. Come ti è venuta l’idea di scrivere una “geopolitica dal basso” dell’Africa occidentale? E il “periodo storico” che stanno attraversando le relazioni tra Africa ed Europa ha in qualche modo influenzato la tua decisione?

Andrea De Georgio: In realtà, l’idea iniziale è stata di Egea (la casa editrice). Cercavano qualcuno che scrivesse una specie di atlante geopolitico dell’Africa occidentale, e mi avevano contattato in un primo momento già nel 2015. Non ti nascondo che ho avuto molte remore, e mi è occorso diverso tempo per accettare, anche perché non avevo mai affrontato una sfida di questo tipo. Al tempo stesso, ho pensato fin da subito che fosse molto interessante, il fatto che a propormi di realizzare questo libro fosse una casa editrice legata all’Università Bocconi. In un certo senso, l’ulteriore prova della nuova centralità assunta dall’Africa occidentale in Italia.

A questo proposito, mi viene in mente il mio vecchio professore di Storia e Istituzioni dell’Africa ai tempi della triennale. Io volevo scrivere una tesi sull’eredità della figura di Thomas Sankara[1] tra i giovani del Burkina Faso, paese dove volevo andare anche per poter raggiungere mio fratello, che viveva lì già da diversi anni. Il professore, una vera autorità tra gli africanisti italiani, pur lasciandomi andare, mi disse chiaramente che mi stavo andando ad occupare di un’area su cui c’era poco da dire, e ancora meno interesse. La situazione che trovai una volta arrivato invece era molto diversa da quella che mi era stata descritta. Era un contesto estremamente attivo e politicamente molto dinamico, soprattutto fra i giovani, che pur non avendo conosciuto Sankara, lo avevano mitizzato, e che nel suo nome mi parevano ormai pronti a passare all’azione e far cadere il regime di Compaoré.[2] Inutile sottolineare come al tempo, il professore rigettò le conclusioni della mia tesi, considerandole poco realistiche. Mi ha fatto però piacere quando, nel 2014 e in concomitanza con la fuga di Blaise, lui stesso mi riscrisse per scusarsi, e per riconoscermi il fatto che avevo avuto ragione.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Altre Afriche: una “geopolitica dal basso” dell’Africa occidentale

Pagina 2: La visione dell’Africa: tra paradigmi e stereotipi

Pagina 3: L’Africa: il continente del futuro? O già quello presente?

Pagina 4: Le conclusioni di Andrea De Georgio


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Nato a Bologna, dopo aver conseguito il dottorato in Scienze Politiche presso la Scuola Normale Superiore (sede di Firenze), è attualmente assegnista di ricerca in Relazioni Internazionali presso l’Università “L’Orientale” di Napoli. Si occupa principalmente di conflitto e sicurezza in Sahel, e delle politiche estere occidentali nell’area.

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