Intervista a Branko Milanovic sulle disuguaglianze

Intervista a Branko Milanovic sulle disuguaglianze

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Branko Milanovic e il futuro della globalizzazione

La globalizzazione ha portato la mobilità dei fattori di produzione, capitale e lavoro. Come lei afferma, se il capitale è neutro, il lavoro porta con sé la propria cultura e difficilmente si adatta a nuovi contesti. Da qui nascono i contrasti tra l’occidente che offre condizioni di lavoro migliori rispetto al resto del mondo e la massa di rifugiati attratta da standard di vita migliori. Com’è possibile affrontare questo fenomeno?

Branko Milanovic: Il problema è molto grave e difficile da affrontare. L’Europa manterrà per molti anni standard di vita notevolmente migliori rispetto a quelli africani e mediorientali, per questo le migrazioni continueranno, forse incrementando. Nel volume Ingiustizia globale ho già affrontato il tema, ma dettaglio una possibile proposta nel libro in corso di pubblicazione.

La soluzione potrebbe basarsi sulla stipula di un accordo multilaterale tra Europa e Africa, con il quale le singole nazioni africane ottengono una quota di lavoratori a cui è consentita un’ordinata migrazione per un certo periodo di tempo. Quando è disponibile un lavoro specifico, i migranti potrebbero raggiungere il vecchio continente e risiedervi per un periodo prestabilito, alla fine del quale fanno obbligatoriamente ritorno nel paese di origine. In quel momento, i migranti dovrebbero effettivamente tornare nei loro paesi con tutti i loro risparmi e affetti, altrimenti il meccanismo si incepperebbe. Uno dei problemi di questa proposta sono le discriminazioni a cui i migranti dovranno sottostare, dato che non potranno accedere ad alcuni benefici dello stato sociale che spettano ai cittadini italiani, come le pensioni e i sussidi di disoccupazione. Potranno invece beneficiare della parità salariale e dell’accesso al sistema sanitario nazionale.

La questione è oggi molto difficile da affrontare perché la migrazione disordinata riversa sulle nostre coste una massa di rifugiati di cui non conosciamo la provenienza. Tali immigrati vivono illegalmente nelle città europee, per questo non possono entrare nell’economia formale e di conseguenza integrarsi. La situazione odierna è la peggiore possibile perché i rifugiati non possono né essere spediti indietro, dato che non ne conosciamo i paesi d’origine, né essere integrati, perché risiedono illegalmente.

 

Branko Milanovich

Crediti immagine: da Farzad Mohsenvand [CC0 Creative Commons], attraverso unsplash.com

 

Qual è il futuro della globalizzazione? Oggi molti leader mondiali sembrano voler fermare questo fenomeno, ma non sembrano avere i mezzi per poterlo fare. Cosa ne pensa?

Branko Milanovic: Si dice che la globalizzazione sia come il dentifricio, una volta uscita non può rientrare. A meno di una grande guerra, nessuna nazione, neanche gli Stati Uniti, ha la possibilità di fermare la globalizzazione. Avrebbe quindi più senso frenarne gli effetti negativi. Trump vuole rinegoziare alcuni trattati, specialmente con la Cina, ma dubito possa ottenere qualcosa di concreto. Ho sentito Macron affermare indirettamente che la Cina non osserva alcune regole del WTO e, in generale, che dovrebbe essere rafforzata la regolazione della proprietà intellettuale.

Comprendo i timori di alcune tra le nazioni più ricche, ma non penso che questa sia la strada giusta, visto che le norme sulla proprietà intellettuale sono già le più aspre della storia e prevengono il progresso tecnologico e l’arricchimento dei paesi poveri. Il rafforzamento dei brevetti è una mossa positiva per Francia e Stati Uniti, ma non per il resto del mondo perché incrementa il monopolio dei ricchi. Non vedo giustizia in questa soluzione, specialmente se pensiamo che le multinazionali si sono arricchite sfruttando brevetti e diritti d’autore provenienti da varie parti del mondo.

Se pensiamo alla normativa sulla proprietà intellettuale attualmente in vigore su farmaci e software, possiamo solo notare il sottosviluppo a cui hanno condannato le nazioni povere. Per questo non provo alcuna simpatia verso le parole di Macron e Trump.


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Enrico Cerrini è nato nel 1986. Ha conseguito il dottorato in Economia Politica all'Università di Siena. Ha studiato Scienze Economiche all'Università di Pisa e ha svolto il programma Erasmus all'Università di Graz. E' stato per 5 anni consigliere comunale nel comune di Campiglia Marittima. Luca Picotti è nato nel 1997, di Udine. Studia giurisprudenza presso l'Università degli studi di Trieste. Su Pandora scrive soprattutto di teoria politica e trasformazioni socioeconomiche, con particolare attenzione alle anomalie del capitalismo contemporaneo, all’impatto delle tecnologie nel mondo del lavoro e nella società e ai problemi socioculturali della globalizzazione.

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