Teoria e politica tra anni ’70 e ’80 in Italia. Intervista a Massimo Cacciari

Cacciari

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Teoria e politica tra anni Settanta e Ottanta

Con la pubblicazione di Krisis nel 1976, la riflessione sul pensiero negativo si approfondisce. Al centro del saggio è presente la coppia Nietzsche-Wittgenstein. Che significato assume la “crisi” del pensiero negativo al centro del libro? Come si ridefiniscono in relazione a questa le possibilità e le prospettive di ogni critica?

Cacciari: In quel libro si trattava proprio di mettere in chiaro quanto accennavo prima: che l’idea di pensiero negativo non ha nulla in sé di negativo. Come mostrarlo meglio se non facendo vedere come un certo Wittgenstein -e non solo il secondo- possa essere anche letto in una chiave “nietzscheana”, o meglio, come il Nietzsche filosofo potesse avere profondamente a che fare anche con certi filoni della filosofia, dalla stessa analitica al neopositivismo? Credo che ciò sia stato dimostrato in quel libro. Sempre più le nuove documentazioni che emergono mostrano come Nietzsche sia interpretabile anche in una chiave neopragmatista. Un aspetto interessante che sta emergendo a questo proposito in certi studi americani è l’influenza su Nietzsche di una certa filosofia americana, Emerson in particolare. Queste relazioni, che io misi in evidenza, dimostravano la totale infondatezza dei modi coi quali ragionava sul pensiero negativo un certo marxismo tradizionale -e la stragrande maggioranza dell’intellettualità filosofica e non- tra anni Sessanta e Settanta. Naturalmente questo coinvolgeva un altro libro fondamentale, che Toni Negri mi fece leggere appena uscito, che era il Nietzsche di Heidegger.

Le implicazioni politiche del discorso portato avanti allaltezza di Krisis appaiono molto rilevanti. La tua prospettiva sembra oscillare da un lato tra lidea di utilizzare questi autori per la costruzione di una scienza operaia non riconducibile allo storicismo e dallaltro limpossibilità di portare avanti un punto di vista autonomo. Al riguardo pensiamo in particolare al saggio su Heidegger che pubblica su Rinascita nel 1976.

Cacciari: Quell’articolo segnò il dibattito. All’epoca suscitò un grande scandalo, non soltanto per quelle ragioni volgari (il “nazismo” di Heidegger) con cui si cimentano ancora oggi tutti coloro che non hanno niente di meglio da fare in filosofia, ma per una questione molto più seria: si trattava di capire se il marxismo, o meglio ancora la cultura che al marxismo si riferiva in Italia e che aveva un grosso peso politico, potesse emanciparsi dalla dimensione crociana e gramsciana, comunque sempre storicista, che da sempre l’aveva caratterizzata. Non c’è dubbio che quell’articolo, come Krisis e le altre cose che via via andavano pubblicando gli altri amici che avete citato e che poi si collegarono in Laboratorio politico e nel Centauro, certamente rappresentavano il desiderio di uscire da quella dimensione e rappresentavano anche una dimensione importante del movimento operaio italiano. Poi la storia è andata come è andata: tutto andò un po’ perduto. Questo filone continuò ad avere una sua vita autonoma in sede di dibattito filosofico ma con gli anni Ottanta avvenne la rottura del legame tra dibattito storico-filosofico e prassi politica. Con la morte di Berlinguer, che pure non c’entra con tutto ciò ma costituisce comunque una data di riferimento, e con la fine del PCI e la rifondazione della sinistra italiana, questa relazione cadde totalmente.

Tra anni gli Settanta e Ottanta si consuma appunto una rottura non solo sul piano politico ma anche nel rapporto tra attività intellettuale e politica. In questo periodo Lei contribuisce significativamente alla nascita di due riviste, che ha già citato, Il Centauro e Laboratorio Politico. In che modo questi progetti si inseriscono in questo nuovo contesto?

Cacciari: Erano il tentativo di far lavorare insieme tutti quelli che avevano pensato in quella direzione. Il gruppo che veniva da Contropiano si era incontrato con molti della scuola di Biagio De Giovanni: Marramao, Esposito, Racinaro e altri. Il Centauro era una rivista specificamente filosofica, che voleva rappresentare appunto un luogo di confronto tra l’elaborazione della scuola di De Giovanni e il discorso sul pensiero negativo di cui abbiamo parlato. Laboratorio politico aveva un’impostazione più politica. Erano due riviste diverse, ma convergenti nell’obbiettivo di fondere queste diverse scuole che erano apparse negli anni Sessanta e Settanta.

Come valuta il contributo di Biagio De Giovanni al Centauro?

Cacciari: Era fondamentale: lo dirigeva e aveva avuto lui l’idea di verificare quel rapporto di cui dicevo. Fu lui a volerlo e si pubblicò a Napoli. E credo che anche molti contributi di Biagio successivi dimostrino che per lui la cosa funzionava e quanto profondamente sia entrato in dialettica con certi autori e discorsi che erano completamente assenti dall’orizzonte politico della cosiddetta Scuola di Bari.

Anche di recente De Giovanni è tornato a occuparsi, nel suo ultimo libro, del problema centrale della sovranità politica.

Cacciari: Beh gli autori con cui discute e polemizza sono quelli che vennero posti al centro dell’attenzione alla fine degli anni Settanta dal sottoscritto, da Curi, da Duso per Schmitt ecc.

E la Scuola di Bari?

Cacciari: La Scuola di Bari quando De Giovanni in quel momento decise di collaborare con me e indirettamente con quel filone di discorso che citavamo, di fatto si ruppe: Racinaro a metà strada, Marramao ed Esposito iniziarono a lavorare a tutto campo su certi temi con me, mentre Vacca ed altri continuarono la loro ricerca nell’ambito di quella tradizione marxista e storicista rivisitata, aggiornata e approfondita che era propria delle origini del loro rapporto con De Giovanni.

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Giacomo Bottos: Nato nel 1986. È il direttore della rivista Pandora. Ha studiato Filosofia presso la Scuola Normale di Pisa. Scrive su diverse riviste cartacee e online. Lorenzo Mesini: Bolognese, classe '92. Laureato in Scienze filosofiche al Collegio Superiore dell'Università di Bologna. Attualmente è dottorando in Filosofia presso la Scuola Normale di Pisa. Appassionato di arti marziali. Scrive su diverse riviste cartacee e online.

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