Teoria e politica tra anni ’70 e ’80 in Italia. Intervista a Massimo Cacciari

Cacciari

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Il nesso tra teoria e politica oggi

Ripensando oggi al periodo che abbiamo ripercorso in questa intervista si avverte una forte distanza, specialmente nella mancata capacità nell’oggi di interpretare il presente e di compenetrare analisi teorica e azione politica. Come valuta retrospettivamente quella stagione in rapporto al nostro presente?

Cacciari: Le stagioni culturali sono irripetibili, non sono stagioni climatiche e meteorologiche. In quella stagione c’era sicuramente quel nesso. Certo, anche se certe cose uscivano su Rinascita e Critica marxista ed erano presenti nel dibattito politico, anche se a certi convegni partecipavano Napolitano e Ingrao, non bisogna pensare che ciò avesse chissà quale influenza pratico-politica. Tuttavia è stata senza dubbio l’ultima stagione nella quale anche il politico pensava di dover ragionare sul presente con alcune chiavi di carattere culturale, storico e generale, su questo non c’è dubbio alcuno. Da qui scaturiva la necessità della relazione con il discorso filosofico. Questa necessità, direi, era avvertita naturalmente. Dopo di che, chiaramente, si poteva tenere conto di questo rapporto e di ciò che ne nasceva in maniera diversa. Tuttavia il dialogo e questa relazione avvenivano naturalmente.

Di questo nesso tra teoria e politica si sente oggi la mancanza.

Cacciari: Ma è finito, è finito completamente. Questo è vero non solo per l’Italia. Cose analoghe potevano accadere anche nella Germania di Brandt e Schmidt, accadevano anche nella Francia di Mitterrand o di De Gaulle. Sono tutti personaggi che avevano questa istanza e da ciò veniva la relazione necessaria con una qualche dimensione di discorso filosofico. Tutto ciò è venuto meno. Forse perché è venuta meno la centralità della politica. Perché questa non è una crisi della filosofia secondo me, ma una crisi della politica. Siamo in una dimensione in cui la politica non conta più nulla, non ha più in mano la gestione del mondo e allora diventa tecnica amministrativa. Forse non si tratta di un venir meno della filosofia quanto proprio della politica.

Cosa ne pensa degli ultimi lavori di Mario Tronti, in particolare del libro Dello spirito libero e quello su Benjamin e la teologia politica?

Cacciari: Tutta l’ultima produzione di Mario Tronti è dominata dal tema della teologia politica, su cui abbiamo discusso tante volte insieme. Credo che si tratti di questo: venendo meno le ragioni storiche obiettive di quella relazione tra politica e filosofia che dominava tra anni Sessanta e Ottanta -dominava per noi, era il nostro assillo- l’attenzione si è spostata via via per Tronti sull’analisi di certe categorie generali del pensiero politico, sul tema della secolarizzazione politica del linguaggio teologico, su queste grandi questioni di fondo. Credo che abbia dato anche dei contributi importanti in questo senso nell’ultimo libro, anche in discussione con me. È quasi inevitabile che venendo meno il nesso di cui prima si parlava, l’attenzione filosofica si indirizzi su questioni più generali. Non ritengo che questo sia un male, tutt’altro. Non ritengo affatto che sia un male il fatto che il discorso filosofico cerchi di riprendere una sua autonomia. Soltanto se riesce a rifondarsi forse domani potrà avere un’influenza pratica. Inseguire oggi una relazione con la dimensione politica è fatica sprecata e rischia di involgarire la tensione del discorso filosofico. Credo che questa sia la posizione di Tronti oggi, che diventa anche una posizione speculativa, nel senso buono del termine: disincantata sulla sua possibilità di efficacia pratica e sanamente speculativa.

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Giacomo Bottos: Nato nel 1986. È il direttore della rivista Pandora. Ha studiato Filosofia presso la Scuola Normale di Pisa. Scrive su diverse riviste cartacee e online. Lorenzo Mesini: Bolognese, classe '92. Laureato in Scienze filosofiche al Collegio Superiore dell'Università di Bologna. Attualmente è dottorando in Filosofia presso la Scuola Normale di Pisa. Appassionato di arti marziali. Scrive su diverse riviste cartacee e online.

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