Dove va la Francia? Intervista a Nicola Genga

Genga

A seguito delle presidenziali francesi e in vista delle elezioni legislative, il panorama politico francese è in una fase di grande cambiamento. Per questo abbiamo deciso di porre alcune domande a Nicola Genga sugli scenari che si aprono per il paese. Quali sono le prospettive di Macron e del suo En Marche alle elezioni legislative? E quali quelle dei partiti tradizionali, socialisti e gollisti? Quale sarà la strategia del Front National? Marine Le Pen sta tentando una svolta gollista con l’intento di raggiungere una convergenza con la destra repubblicana? Le presidenziali sono state una vera sconfitta o rappresentano la base di una vittoria futura? E ancora, quali sono le cause della crisi Partito Socialista? E si tratta di una crisi irreversibile? Il ruolo delle forze populiste nel panorama politico europeo è tramontato oppure manterrà ancora a lungo il centro della scena?

Nicola Genga, Dottore di ricerca in Linguaggi politici e comunicazione, è direttore del CRS-Centro per la Riforma dello Stato e collabora con le cattedre di “Scienza politica” e “Filosofia e Analisi delle Istituzioni” nel Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università Sapienza di Roma, dove partecipa al coordinamento dell’Osservatorio Mediamonitor Politica.com. Ha svolto attività di studio e ricerca nelle università René Descartes-Paris V e Paris-Est Créteil. Si occupa di linguaggio politico e analisi dei fenomeni politici in prospettiva comparata, con particolare attenzione ai temi del populismo, dei rapporti tra media e politica, della personalizzazione della leadership e dei partiti. Tra le sue pubblicazioni: Le parole dell’Eliseo. I discorsi dei presidenti francesi da Giscard d’Estaing a Sarkozy (2012) e (curato con F. Marchianò), Miti e realtà della Seconda Repubblica (2012) e Il Front National da Jean Marie a Marine Le Pen. La destra nazional-populista in Francia (2017).


Fra circa un mese verrà eletta l’Assemblea Nazionale ed è probabile che tali elezioni consegneranno alla Francia una camera divisa. Che scenari si aprono, secondo lei, di fronte al neo-presidente? Se diventasse necessaria una coabitazione, quali sarebbero le migliori opzioni coalizionali per Macron?

Genga: Alcune proiezioni attribuiscono alla lista della République En Marche la possibilità di ottenere un numero considerevole di deputati (qualche centinaio) nel caso in cui la sinistra rappresentata da Pcf, Insoumis e quel che resta dei socialisti si presentasse in ordine sparso. Lo scenario di una divisione della sinistra sembra più che verosimile, anche se potrebbe essere mitigato da desistenze al secondo turno. Un numero di seggi considerevole, per En Marche, dicevo, ma comunque inferiore alla maggioranza dell’Assemblea nazionale, che è pari a 289 unità. Si tratta di proiezioni basate sui risultati delle presidenziali, e quindi non considerano la decisiva mediazione che il notabilato eserciterà nelle legislative, meno toccate dal voto di opinione. In ogni caso, la nomina di un primo ministro dichiaratamente di destra come Edouard Philippe sancisce l’avvio di una operazione egemonica, o almeno di dialogo, nei confronti dell’area politica gollista. Se Les Républicains dovessero vincere le elezioni nettamente potrebbero ambire a esprimere un proprio governo, che configurerebbe un quinquennato di coabitazione. Nel caso in cui non ottenessero la maggioranza si profilerebbe invece lo scenario, inedito per la Quinta Repubblica, di un hung parliament e di una coalizione tra REM, gollisti e socialisti acquisiti alla causa macronista. Non bisogna dimenticare che il sistema francese non prevede una fiducia esplicita al governo, il che potrebbe favorire fluidità di sostegno all’esecutivo postelettorale e geometrie variabili parlamentari.

Parlando sempre di elezioni legislative, i partiti più tradizionali e più strutturati, soprattutto i gollisti e i socialisti, potrebbero ottenere risultati migliori rispetto a quelli del primo turno delle presidenziali, oppure bisogna aspettarsi un effetto “luna di miele” per En Marche e Front National?

Genga: Negli ultimi quindici anni il risultato delle legislative ha subito il trascinamento delle presidenziali immediatamente precedenti, a causa dell’inversione del calendario elettorale e della riduzione del mandato presidenziale a cinque anni. E anche nell’81 e nell’88, quando il presidente neoeletto ha chiesto ai francesi una maggioranza parlamentare l’ha avuta. In tutti questi casi però vi è stata la mediazione dei partiti e della loro articolazione notabilare: il presidente era chiaramente identificabile con uno schieramento e con partiti radicati territorialmente attraverso un ceto politico irreggimentato e consolidato. Stavolta potrebbe esserci un effetto luna di miele proprio perché i socialisti sono in rotta, la sinistra ancora non organizzata, mentre la destra è a rischio seduzione macronista. Potremmo metterla in questi termini: se la destra decide di vendicarsi, può vincere facilmente. Se invece accetta l’abbraccio del nuovo presidente rischia di farsi colonizzare e svuotare. Difficilmente, insomma, REM riuscirà a vincere solo con le proprie forze.

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Lorenzo Cattani: Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna con una tesi su "Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania". Ricercatore tirocinante presso l'Osservatorio della Legalità gestito da Comune di Forlì e Università di Bologna. Matteo Rossi: Nato a Genova nel 1993. Nell'aprile 2016 ha conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università di Pavia, con una tesi sul rapporto tra esclusione e violenza politica. Dal 2012 è allievo del Collegio Ghislieri e dell’Istituto Universitario di Studi Superiori (IUSS) di Pavia.

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