Intervista su Alternative für Deutschland al Prof. Markus Egg

Alternative für Deutschland

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L’identità di AfD

Allora potrebbe delineare i valori fondamentali in cui si riconosce la Alternative für Deutschland?

In Germania e in realtà in tutta Europa ci si chiede che cosa sia una politica di destra e come questa si possa formulare. Si riflette anche su come si debba trattare il nazionalismo e il fascismo, un movimento che in realtà ha interessato l´intero continente. In questo rispetto, si distingue spesso fra le vecchie destre, dichiaratamente razziste, e le cosiddette “nuove destre”, cioè alcune correnti che sono giunte soprattutto dalla Francia e che hanno elaborato un diverso discorso politico. In rapporto al tema dell´identità, queste ultime hanno ad esempio detto che l´identità è certamente qualcosa di importante, che tuttavia non si definisce affatto nella svalutazione [Abwertung] dell´altro, poiché nel bisogno di tale svalutazione è insita una insicurezza rispetto a se stessi. Queste sono idee che anche io ritengo giuste: l´identità deve essere qualcosa con una connotazione in positivo e in tal caso posso rispettare gli altri nei loro propri valori. La mia identità è per me, in quanto tedesco, importante, ma allo stesso modo rispetto altre identità. Così, all´interno del mio partito, il tentativo di svalutare gli altri sulla base di una diversa nazionalità, colore della pelle o orientamenti sessuali etc. viene risolutamente respinto.

Fatta questa premessa generale, torno a chiederLe: quali sono i valori fondanti della Alternative für Deutschland?

Arrivo subito alla Sua domanda. Prima vorrei dire brevemente una cosa. Occasionalmente, da parte di membri del mio partito vengono fatte esternazioni che non sono state formulate con sufficiente accuratezza – non si può dire diversamente. E dico che siffatte dichiarazioni non vengono formulate con sufficiente accuratezza nel senso che esse non escludono possibili interpretazioni che, sebbene non corrispondano al senso autentico della dichiarazione e non siano conformabili con la linea del nostro partito, pure non ne sono di fatto escluse. Purtroppo ciò accade, ma viene poi fortemente discusso e biasimato all´interno del partito. Vengo ora ai valori. Ho riflettuto su come si possa riassumere la risposta in una frase. Credo che un buon concetto sia quello espresso dal verbo bewahren, il preservare, il custodire, il proteggere – a prescindere se poi lo si voglia intendere in senso reazionario o meno. Io intendo il verbo bewahren, nel senso che non tutto ciò che è nuovo è automaticamente buono e tutto ciò che è vecchio è automaticamente cattivo: sì, credo che tale definizione colga nel segno. Spesso si esige dalle persone di aderire al principio per cui il cambiamento sarebbe qualcosa di assolutamente positivo, rispetto al quale, in ogni caso, non si può fare nulla: si tratterebbe insomma soltanto di accettarlo. Il più delle volte simili discorsi vengono fatti da persone che, come me, non traggono alcun problema dal mutamento in atto nelle nostre società. Come è ovvio, vivo in prima persona l´arricchimento derivante dall´internazionalizzazione dell´università – non potrebbe essere altrimenti. Tuttavia, se io fossi in una posizione socialmente più debole e fossi costretto, senza potermi trasferire, ad assistere a un mutamento radicale del quartiere in cui abito, il quale nel giro di una generazione divenisse semplicemente un quartiere diverso, ebbene credo che tutto ciò possa creare problemi. E d´altra parte non posso semplicemente negare questi problemi, cancellarli con un tratto di penna e dire “questo è il cambiamento, accontentatevi!”. Come partito crediamo che cose come la Heimat, il sentirsi a casa, siano preziose e che non si possa pretendere che le persone vivano improvvisamente in un mondo del tutto diverso. Questo elemento del bewahren, del custodire/preservare, è molto tipizzante, anche se personalmente devo dire con franchezza che esso, talvolta, si spinge davvero troppo in là. Ad esempio, in determinate questioni sociali, come i matrimoni fra persone dello stesso sesso, c´è di fatto un certo cambiamento, e personalmente non ho alcun problema a riconoscerlo: all´interno del partito sostengo con forza che non ogni elemento di novità, in quanto tale, sia negativo.

La rappresentazione più diffusa della Alternative für Deutschland lega questo partito al nazionalsocialismo. Lei come giudica questo giudizio, diffuso anche in Italia?

Vorrei contraddire in tutta chiarezza questa rappresentazione. Come Alternative für Deutschland ci distanziamo del tutto dal nazionalsocialismo cosí come da qualsivoglia nostalgia nei confronti di questa epoca. Siffatto atteggiamento del nostro partito si mostra già nel fatto che non è possibile divenirne membri se si è fatto parte di una organizzazione estremistica di destra. Altri partiti non sono così rigorosi.

Poco fa Lei ha evocato il concetto di cambiamento, che gioca un ruolo importantissimo in seno al dibattito politico attuale. Esso viene discusso in termini sociali ed economici, ad esempio quando si parla di rivoluzione digitale. In tal senso, il partito liberale FDP ha coniato lo slogan “Digital first, Bedenken second” [il digitale prima, i dubbi poi]. Quale è, secondo Lei, il rapporto che la politica dovrebbe intrattenere con il fatto innegabile del mutamento?  

Questa idea del cambiamento come qualcosa di ineluttabile e di per sé positiva è indice di una certa codardia rispetto all´azione performativa della politica, la quale significa appunto che io esamino criticamente sia la situazione sia ciò che io voglio, i miei obbiettivi. Per me, appunto, tutto il cambiamento di cui si parla non è necessariamente inarrestabile ed è compito e responsabilità della politica distinguere in che misura sta mutando il mondo e come gli uomini vi si debbano rapportare. Ad esempio, le nuove tecnologie semplicemente vengono date alle luce, lì la politica ha davvero spazi di manovra ristretti e può solo reagire in modo pronto – ma la domanda circa l´aspetto complessivo della nostra società è una domanda rispetto alla quale io mi aspetto, dalla politica, una capacità di plasmare la società nel suo complesso, e non frasi come “non si può fare nulla contro il mutamento sociale, fateci i conti e accontentatevi”. Vorrei aggiungere ancora una cosa circa i valori. Per me è molto importante l´aspetto sociale. All´inizio si diceva che la Alternative für Deutschland fosse ultra-liberale nelle questioni di politica economica. Questo non è assolutamente vero. Noi siamo realisti. E precisamente nel senso che le politiche sociali devono andare di pari passo con una politica economica sensata. Il denaro che viene infatti speso in politiche sociali lo si deve guadagnare da qualche parte, il che significa che le persone di valore, che generano ricchezza e innovazione, devono trovare un ambiente in cui vengono agevolare e promosse. In tal senso, non ho alcun problema con il fatto che qualcuno che ha messo in piedi una azienda con 500 dipendenti sia anche ricco: egli ha fatto realizzato qualcosa e deve avere il diritto di goderne i frutti. Ma con ciò viene ampliato lo spazio per politiche sociali. Ci sono persone che hanno bisogno di aiuto e lo devono ricevere. In America possiamo ad esempio vedere che cosa significa non avere una copertura sanitaria universale: queste prestazioni sociali fondamentali sono irrinunciabili. In questo senso, stiamo molto convintamente accanto alle persone comuni [kleine Leute], che non sono alla moda, non sono chic, non sono cosmopolite, che sono radicate nella loro regione. Queste persone si esprimono talvolta in un modo per noi inaccettabile, talvolta hanno un orizzonte limitato, e tuttavia questo è il popolo di questo Stato e i politici disprezzano il popolo: ciò è molto negativo, mi repelle.

Mi scusi, ma la vicinanza al popolo, ai lavoratori, è certamente anche una prerogativa della Linke…

Credo invece che l´impegno in favore delle persone comuni sia davvero una caratteristica unica della Alternative für Deutschland: la Linke lo condivide solo in parte, perché poi si impiglia alla fine nella sua retorica internazionalista. Come hanno mostrato di recente i sondaggi, noi siamo il partito dei lavoratori, il 34% dei lavoratori vota per noi – molto di più che per la SPD. Noi ci impegniamo per la famiglia, lottiamo contro una fiscalità oppressiva che penalizza chi guadagna di meno, siamo per una riforma del sistema sanitario e per elementi di democrazia diretta, come il referendum, grazie ai quali il popolo si esprima non solamente una volta ogni quattro anni.

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