Intervista su Alternative für Deutschland al Prof. Markus Egg
- 23 Settembre 2017

Intervista su Alternative für Deutschland al Prof. Markus Egg

Scritto da Quex

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Alternative für Deutschland e i partiti tradizionali

Potrebbe dirci in che cosa la Alternative für Deutschland si differenzia dalla CDU di Angela Merkel?

Con una certa dosa di esagerazione direi: in tutto. La signora Merkel ha compiuto con grande successo l`impresa di trasformare la CDU in una seconda SPD. Il prezzo è stato quello di aver rimosso il nocciolo, il cuore della CDU. La signora Merkel abbandona senza riserve i principi della CDU, come si vede nel caso della energia atomica, la questione del diritto di cittadinanza o quella che concerne il matrimonio per tutti, o ancora le decisioni intorno alla crisi dei migranti. Nella sostanza, Frau Merkel ha preso decisioni in modo unilaterale e in parte anche contrarie alle opinioni del suo stesso partito. Tali decisioni hanno fatto sì che la CDU sia stata vista come un partito di sinistra. E di conseguenza l´intero arco democratico-costituzionale di destra, che è tanto grande quanto quello di sinistra, è ora vuoto. Certo, di tanto in tanto la CSU rivendica di riempire questo vuoto, ma nei fatti, quando si giunge al momento delle decisioni, la CDU e la CSU si uniscono e votano allo stesso modo. Ciò significa, di fatto, che si prova a tabuizzare l´intera metà “destra” dello spettro democratico-partitico tedesco. Quando si dice che a destra della CDU non vi sono più democratici e nello stesso tempo la CDU slitta sempre più a sinistra, emerge un vuoto. Insomma, io intendo la Alternative für Deutschland come la CDU prima del periodo di governo di Helmut Kohl – sì, credo che le due cose si possano felicemente paragonare.

Consideriamo brevemente la SPD. Uno dato molto interessante – e per molti assai allarmante – risiede nel fatto che numerosi elettori della SPD votino ora per la Alternative für Deutschland. Si potrebbe credere che alla base di questa scelta stiano anche determinate scelte politiche compiute dalla SPD ai tempi di Gerhard Schröder che sono poi state percepite come antisociali: lo stesso Martin Schulz ha più volte effettuato affermazioni in questo senso. Che posizione assume la Alternative für Deutschland rispetto alle riforme del welfare come ad esempio Agenda 2010?

Tutto ciò ha a che fare con lo sviluppo della SPD che era un vero e proprio partito dei lavoratori e si è poi trasformato in un partito degli impiegati pubblici, del ceto medio. Ciò è in sé e per sé del tutto legittimo. Ma ci si chiede: chi si occupa ora dei lavoratori e delle persone comuni? In una certa misura, questo viene fatto dalla Linke nelle regioni orientali del Paese, ma la Linke stessa ora si sta fortemente modificando. D´altra parte, però, i lavoratori, le persone comuni non si sono modificate e dunque non meraviglia che esse cerchino ora un partito che prenda a cuore i loro interessi. Insomma, non meraviglia che l´afflusso degli elettori dalla Linke e dalla SPD verso la Alternative für Deutschland sia relativamente forte. Da un lato, Schröder è stato coraggioso nel porre delle questioni urgenti e nel provare a dare delle risposte: una riforma dello stato sociale è inaggirabile. La domanda è però come questa riforma debba essere fatta. In tale rispetto, non condivido le scelte di Schröder e qui si trova secondo me uno dei problemi della SPD: il fatto di aver seguito un percorso neoliberista che poi, a buon diritto, ha urtato contro una forte resistenza.

Alternative für Deutschland nacque per iniziativa di alcuni professori che avevano a cuore soprattutto alcune tematiche economiche, Bernd Lucke prima di tutti. In seguito questo gruppo fondatore è stato marginalizzato a beneficio di altri settori del partito, di cui era esponente anche la stessa Petry. Può descriverci quali erano i temi principali al centro di questa dialettica interna?

Mi ricordo molto bene tutta la vicenda. La mia risposta, che forse la sorprenderà, è che quella vicenda ha a che fare con questioni personali più di quanto si possa immaginare. So bene che nei giornali si raccontano cose come “il ritorno della Destra” o “il complotto contro i liberali”. In questa narrazione vengono fatte congetture troppo teleologiche, secondo le quali la manovra sarebbe stata architettata in anticipo da parte di piccoli gruppi del partito. Niente di tutto ciò. Il problema stato piuttosto che Bernd Lucke, che io ho molto apprezzato e la cui fuoriuscita dal partito mi addolora molto (così come quella di Ernst Starbatty), aveva un´idea diversa su come si debba guidare un partito. Lucke voleva imbrigliare il partito, determinare in modo chiaro ciò che va e ciò che non va. Diciamo così: nel partito voleva esercitare una guida come in una cattedra universitaria. Io stesso tengo la mia cattedra con questo metodo che non è di per sé dispotico: ci sono semplicemente delle formazioni sociali che necessitano di una certa guida e altre che ne richiedono un´altra. Lucke non ha mai compreso che un partito non può essere guidato come una cattedra universitaria, tanto meno un partito che già di per sé, diciamo, è molto vivace. Perciò Lucke si è scontrato presto con una forte resistenza e non ha mai davvero compreso quale fosse il problema: al contrario, ha cercato di costruire strutture parallele all´interno del partito per conservare il proprio potere, operazione che poi ha allontanato da lui molte persone che in linea di principio lo apprezzavano. Da qui si è giunti a un cambio di potere. Come si vede, si è trattato molto più di un conflitto personale che di una decisione politica circa gli indirizzi generali della Alternative für Deutschland.

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