Intervista su Alternative für Deutschland al Prof. Markus Egg

Alternative für Deutschland

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Alternative für Deutschland e l’euro

La posizione critica nei confronti dell’euro e della politica tedesca, che in Italia è molto viva, è condivisa anche da Marine Le Pen in Francia e viene ribadita a Washington da Donald Trump. Ora, la Alternative für Deutschland è a sua volta molto scettica nei confronti dell´euro. Potrebbe spiegarci le ragioni di un simile atteggiamento? In altri termini: potrebbe dirci in modo schematico quali sono le ragioni della critica all´Euro fatta dalla Alternative für Deutschland?

A nostro avviso, il problema principale dell´euro si lascia così riassumere: mediante la moneta unica viene perseguito il tentativo di tenere artatamente insieme economie che semplicemente non si adattano l´una con l´altra. Non si tratta qui di stabilire se le diverse economie siano migliori o peggiori, si tratta piuttosto di capire quale economia sia adatta a quale Paese. Qui ci sono delle differenze. In taluni casi si tratta di vere e proprie patologie, come nel caso della fobia tedesca nei confronti dell´inflazione, la quale molto probabilmente viene compresa altrove in termini differenti. E ciò dipende dal fatto che la storia connessa con l´inflazione si è impressa a fondo nella coscienza di noi tedeschi. Io posso raccontarle una storia personale – che ha quasi un carattere mitologico – su quanto la mia famiglia nel 1923 abbia sofferto a causa dell´inflazione. Le risparmio ora la storia della mia famiglia, ma tutto ciò è un trauma che è profondamente radicato in noi. Si può naturalmente anche argomentare che l´inflazione è socialmente ingiusta, perché colpisce in prevalenza i risparmiatori e non i detentori di beni immobili, ma altre economie, come Francia, Italia e Spagna, hanno mostrato che è possibile vivere con un tasso di inflazione molto più alto.

La percezione e l´analisi della crisi dell´eurozona è molto diversa in Italia e in Germania. Schematizzando al massimo, si può dire che nel dibattito pubblico tedesco domini l´idea per cui l´alto tasso di disoccupazione e la recessione economica dei paesi del sud sia da imputarsi a problemi strutturali di queste economie (alto debito pubblico, corruzione, scarsa produttività del lavoro etc.) e che per converso la crescita tedesca sia da imputarsi esclusivamente alla natura virtuosa dell´apparato produttivo tedesco. Al contrario, in Italia molti ritengono che l´euro abbia determinato un notevole vantaggio per l´industria tedesca, riflesso nel surplus commerciale verso l´estero, e un notevole svantaggio per l´economia italiana. È molto criticato, da parte di economisti italiani, il rifiuto da parte tedesca di acconsentire a misure di mutualizzazione dei rischi da un lato (i cosiddetti Eurobonds) e a rilanciare la propria domanda interna dall’altro, incrementando la spesa pubblica e favorendo la crescita dei salari, favorendo così il riequilibrio della bilancia dei pagamenti e la crescita continentale. A livello popolare questo si traduce in un sentimento di diffidenza verso la Germania, sfruttato dai partiti populisti italiani (il Movimento 5 Stelle, ma anche la Lega Nord), che vedono nell´euro e nelle scelte politiche della Bundesregierung la causa principale del declino economico italiano.  Come si rapporta la Alternative für Deutschland a questa differenza nell´interpretazione delle cause della crisi economica? E ancora: ritiene che la soluzione risieda in un reciproco avvicinamento delle due economie o piuttosto nella loro definitiva separazione, cioè nella rottura completa della moneta unica?  

Prima dell´introduzione della moneta unica, i diversi sistemi economici hanno coesistito. Occasionalmente si è certo notato, a partire dall´adattamento dei tassi di cambio delle valute, che l´inflazione era più alta in alcuni Stati. Ciò che io però ritengo essenzialmente illegittimo è dover dire ad altri Stati come questi debbano gestire il loro proprio sistema economico, cosa che invece viene pretesa da questa politica dell´euro, generando, come è ovvio, malcontento nei Paesi coinvolti. Si potrebbe addirittura andare oltre e affermare che i problemi sorgano in realtà già con il mercato unico europeo. Le riporto un fenomeno che certamente viene avvertito in misura particolarmente acuta nei paesi dell´Europa meridionale, cioè che merci tedesche possano entrare senza resistenza in altri Paesi e soppiantare talvolta prodotti locali. Ebbene, tutto ciò non è un dato naturale, non è qualcosa che si debba necessariamente accettare. Ciò che in Italia e in altri Stati viene naturalmente visto in modo differente [rispetto alla Germania] sono le questioni legate al cosiddetto Target 2, questioni che possiamo così riassumere: gran parte delle merci che vengono esportate fuori dalla Germania e che, a quanto pare, fanno prosperare l´economia tedesca sono pagate a debito [pumpfinanziert] dai Paesi importatori. Stiamo parlando di cifre che si aggirano intorno agli 800 Miliardi di euro se non mi sbaglio: chissà se si rivedrà mai questo denaro… In riferimento invece al fenomeno da lei evocato, e cioè l´estremo contenimento salariale dei lavoratori tedeschi, si tratta effettivamente di qualcosa di sorprendente. Certo, in Germania c´è una tendenza minore allo sciopero – un´altra di queste differenze di mentalità: per cui, statistiche alla mano, in altri Stati si sciopera molto di più. Da ciò discende naturalmente un assai ridotto potere d´acquisto dei tedeschi. Insomma, la sua è una critica certamente giusta, che condivido e che muovo alla politica tedesca, a Wolfgang Schäuble, il quale parla sempre del suo “schwarze Null” (bilancio pubblico in pareggio). In verità, abbiamo bisogno urgente di investimenti: le nostre infrastrutture cadono in rovina, le scuole cadono in rovina, le reti di trasporto cadono in rovina, mentre Schäuble se ne sta seduto sui miliardi. Tutto ciò non va bene.

Come partito la Alternative für Deutschland auspica dunque un generale aumento dei salari dei lavoratori tedeschi?

Questa formulazione letterale non è nel programma del nostro partito. Diciamo così: noi vogliamo che i lavoratori abbiano a disposizione più denaro, obbiettivo da raggiungere attraverso una diminuzione del carico fiscale oppressivo, soprattutto con riferimento alla fiscalità indiretta. Tutto ciò avrebbe poi l´effetto che Lei ha evocato nella sua domanda precedente, e cioè di innalzare il potere d´acquisto interno, compensando gli squilibri. Siamo invece risolutamente contrari alla mutualizzazione dei debiti. È per noi infatti inconcepibile che i debiti, contratti a livello nazionale, vengano poi distribuiti a livello internazionale: siamo dunque assolutamente contrari agli Eurobond. Naturalmente non ci opponiamo a un sostegno reciproco fra i Paesi, ma nel caso di debiti pubblici si tratta di cifre enormi. Basti pensare che non è stato possibile nemmeno rimettere in sesto le finanze della piccola Grecia…come dovrebbe essere possibile nel caso di Paesi molto più grandi, qualora questi fossero in difficoltà?

Per riassumere: ritiene dunque che la moneta unica non sia affatto qualcosa che debba essere preservata ad ogni costo?

No. La moneta unica è stata un grande errore. E gli errori, una volta riconosciuti, devono essere corretti. I tassi di cambio delle monete nazionali non cadono dal cielo, ma mostrano determinati parametri: mostrano la forza di una economia, il suo rapporto con l´inflazione etc. Ora, osservando i tassi di cambio delle monete nazionali si è mostrato, ben prima dell´euro, che ad es. gli stati del Benelux, la Germania, la Svizzera, la Danimarca e l´Austria sono sempre stati in armonia [im Gleichklang]: sette schilling austriaci valevano sempre un marco tedesco, un goulden olandese valeva sempre 90 pfennig tedeschi. Mentre il tasso di cambio, che ne so, con la lira o con il pesos si è sempre costantemente modificato: queste erano in realtà delle grandezze perfettamente calcolabili. Dal nostro punto di vista, non c´è dunque alcune necessità di una moneta unica, la quale presenta anzi moltissimi svantaggi. Siamo dell´idea che la moneta unica debba essere soppressa. Se poi determinate economie, che procedono all´unisono, decidono di unificare le rispettive monete nazionali, questo sarebbe corretto. In tal senso, una unione monetaria fra Germania e Austria, o fra Germania e Olanda, nella sostanza, non cambierebbe nulla: lo si potrebbe fare, ma in fondo non ve ne è bisogno.

Nei vari Paesi dell´Eurozona sono attivi molti movimenti critici nei confronti della moneta unica e dell´attuale assetto politico della UE. Ritiene che sia possibile una alleanza fra la Alternative für Deutschland e le altre forze populiste europee, che criticano l´euro e la Germania, oppure la critica della Alternative für Deutschland è di natura del tutto diversa?

Innanzi tutto diciamo: l´Europa è qualcosa di più della UE, esprimersi contro la UE o contro aspetti definiti della UE non significa pronunciarsi contro l´Europa. E questo siamo costretti a dirlo. Per venire alla sua domanda: certamente. I problemi dell´euro non sono visibili solo in Germania. Ne viene che è perfettamente normale associarsi con altre persone che, dalla prospettiva di altri Stati, riconoscono gli stessi problemi, ed è perfettamente normale lavorare insieme a costoro per correggere gli errori. Il problema è che c´è una grande varietà di gruppi euroscettici. Dunque, bisogna stare attenti: essere uniti nella semplice critica della UE non significa affatto che si voglia e si possa lavorare insieme, poiché è possibile che l´altro gruppo sostenga valori che non si sposano con quelli in cui crediamo noi della Alternative für Deutschland. In linea di principio una simile collaborazione è però la strada giusta: si tratta cioè di lavorare a livello non solo nazionale, ma anche internazionale con personalità e gruppi che, pur dalla loro prospettiva, giungono in ultima istanza alle stesse conclusioni.

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