“La Banca che ci manca” di Pierluigi Ciocca
- 02 Maggio 2018

“La Banca che ci manca” di Pierluigi Ciocca

Recensione a: Pierluigi Ciocca, La banca che ci manca. Le banche centrali, l’Europa, l’instabilità del capitalismo, Donzelli Editore, Roma 2014, pp. VIII-136, 16 euro (scheda libro)

Scritto da Lucio Gobbi

4 minuti di lettura

 

Il testo di Pierluigi Ciocca La banca che ci manca è un breve ma significativo saggio rivolto a un pubblico vasto. Oggetto del volume è il ruolo che una banca centrale dovrebbe avere all’interno di un sistema economico avanzato.

Con maestria l’Autore riesce a presentare due paradigmi di central banking contrapposti e a proporre una retrospettiva storica alla luce di tali lenti. Il primo paradigma, che viene estrapolato dal pensiero economico ricardiano, vedrebbe nel mantenimento della stabilità degli aggregati monetari e nel ricorso a regole non discrezionali il principale compito di una banca centrale. Dall’altra parte della barricata vi è un’idea meno rigida, fatta risalire a Thorton, che individua tra i ruoli della banca centrale, oltre il mantenimento della stabilità dei prezzi e degli aggregati monetari, la stabilizzazione dell’economia e del sistema finanziario. Così la storia monetaria del capitalismo appare come un pendolo che oscilla dai due principi passando da Keynes a Hayek, da Minsky a Friedman, da Trichet a Greenspan fino ad arrivare alla crisi finanziaria del 2007.

La narrazione proposta è funzionale all’Autore per entrare nel dibattito attuale, appoggiando la politica monetaria di Mario Draghi ed elencando le tre linee guida che dovrebbero emergere da un rinnovato Statuto della BCE. In dettaglio, per quanto concerne la politica monetaria, la banca centrale dovrebbe avere l’obbiettivo della stabilità dei prezzi, nella cura del sistema finanziario esercitare il ruolo di prestatore di ultima istanza ogniqualvolta emergano problemi di liquidità ma anche, andando “oltre Bagehot”, al sostegno di operatori insolventi quando necessario e, in fine, al finanziamento dello Stato e delle pubbliche istituzioni nell’ipotesi di una crisi di liquidità ma non di solvibilità.

Nelle linee indicate da Ciocca emerge anche un sentiero, forse l’unico, di riassestamento dell’eurozona dopo la crisi finanziaria e dei debiti sovrani da cui ancora non siamo usciti. Ciocca vede e descrive gli squilibri all’interno dell’unione monetaria e afferma che la strada per la convergenza non possa che passare da un forte commitment rispetto alla stabilità dei conti pubblici per i paesi dell’Europa meridionale e per la Francia, combinata ad un cambio di politica economica da parte della Germania.

 

Ciocca e la banca oltre flessibilità e rigore

Questione spinosa, soprattutto per chi sostiene un approccio che potremmo definire keynesiano, è la questione dei conti pubblici. Ciocca afferma che tutti i paesi, dato l’attuale livello di debito, dovrebbero vincolarsi costituzionalmente al pareggio di bilancio e rispettare tale vincolo. In tal modo si riuscirebbe a tenere a freno le preoccupazioni tedesche per l’inflazione, si comincerebbe a ridurre lo stock di debito accumulato in questa crisi e si potrebbero porre le basi per un processo di riforma dello Stato e dei sistemi di welfare. In cambio di ciò la Germania dovrebbe abbandonare la propria politica mercantilistica dannosa per la ripresa degli altri paesi dell’Unione e, di rimando, per sé stessa. Ciocca è infatti convinto che «il ristagno dell’Europa mediterranea si ritorcerà altresì sulla pressione migratoria in Germania, dove le persone immigrate o con almeno un genitore immigrato sfiorano già un quinto della popolazione. Chi dall’Africa sbarca in Sicilia sa che in Italia e nel sud Europa il lavoro non c’è. Lo cercherà in Germania dove la disoccupazione è scesa al 5% […] Lo cercherà infrangendo le incivili barriere opposte da Dublino III al diritto di asilo».

Ciocca è convinto che la crescita europea sia limitata da una domanda interna ancora stagnante. Di converso però non crede che il meccanismo di ripresa debba essere azionato da nuovi deficit pubblici, come una folta folla di economisti keynesiani sostiene dall’inizio della crisi, ritenendo che nel medio periodo l’impatto sarebbe favorevole su Pil e conti pubblici. Ciocca è piuttosto propenso a sostenere che la crescita della domanda interna debba essere trainata dalla Germania, la quale dovrebbe intraprendere politiche espansive. Se un piccolo passo in avanti è stato fatto – si pensi al recente aumento contrattuale per i metalmeccanici tedeschi – è ancora troppo poco rispetto a ciò che sarebbe necessario, così come ancora troppo blando è il processo di spending review attuato da Francia e Italia.

Ultimo punto, essenziale nel percorso di ripresa che si delinea in questo breve saggio, è la questione del finanziamento degli Stati da parte della Banca Centrale Europea. Se si pensa agli articoli del TFUE (Trattato Funzionamento Unione Europea) che proibiscono il finanziamento da parte della BCE delle amministrazioni pubbliche e degli Stati si può intuire la radicalità della proposta di Ciocca rispetto al quadro vigente. L’economista è infatti convinto che uno Stato solvibile, o che sta attuando delle riforme strutturali, non dovrebbe essere lasciato in preda alla speculazione finanziaria in momenti di difficoltà. Attualmente, il quantitative easing attivato da Mario Draghi sta sostenendo la ripresa europea garantendo bassi tassi di interesse ed evitando problemi di finanziamento degli Stati. Ciononostante, già nel breve periodo, tale misura potrebbe non essere più operativa e sarebbe importante che esistesse un meccanismo, come quello ipotizzato da Ciocca, per potere difendere un paese che subisce un attacco speculativo o da una valutazione non in linea con i fondamentali. Al momento questa possibilità è vietata dal TFUE e il meccanismo per stabilizzare una crisi di liquidità in assenza di politiche non convenzionali, le quali per intraprese hanno bisogno di una lunga concertazione politica, è quello indiretto di fornire liquidità al sistema bancario sperando che a sua volta questo allevi le pene dello Stato in difficoltà. Il risultato del meccanismo in vigore è tutt’altro che scontato e spesso accade che per il sistema bancario possa essere razionale speculare sullo stato in difficoltà.

La successione di Mario Draghi segnerà la fine di un ciclo di prevalenza della discrezionalità in favore di regole di central banking definite? Non è assolutamente chiaro se si tornerà all’ortodossia à la Trichet, certo è che se lo statuto della BCE fosse in linea con quello proposto da Ciocca sarebbe garantita una maggiore tranquillità. Il patto implicito che Ciocca propone ai grandi paesi europei può essere indigesto a Germania come a Francia e Italia ma forse, la Banca che ci manca, è davvero quello di cui abbiamo bisogno.

Scritto da
Lucio Gobbi

Nato nel 1987 a Rimini. Laureato in discipline economiche all'Università Bocconi. Attualmente dottorando in Economia e Management all'università di Trento.

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