La “città globale” secondo Saskia Sassen
- 05 Settembre 2017

La “città globale” secondo Saskia Sassen

Scritto da Alberto Bortolotti

5 minuti di lettura

«Gli sviluppi del mercato finanziario e le caratteristiche dei quadri normativi hanno generato una serie di conflitti. Questi conflitti hanno portato alla produzione di varie innovazioni finanziarie per risolvere il problema o per evitare la regolamentazione». Con queste parole, la sociologa Saskia Sassen, descrive le condizioni fisiche che hanno permesso la costituzione delle prime città globali.

All’interno del paragrafo “L’organizzazione spaziale della finanza” infatti, l’autrice fa emergere come l’architettura del mercato finanziario abbia posto le basi per l’evoluzione dei più importanti crocevia commerciali in capitali della finanza globale, le prime global cities appunto.

In particolare, dal Dopoguerra ad oggi, passando per il neoliberismo, che ha accelerato notevolmente la transizione, abbiamo assistito ad un sempre maggiore perfezionamento delle tecnologie finanziarie. Essendo la strumentazione finanziaria principalmente governata da Stati Uniti e Gran Bretagna, i primi due grandi poli globali sono stati New York e Londra, ai quali poi si è aggiunta Tokyo, con lo spostamento degli orizzonti del mercato ad est. Sin dall’epoca in cui Londra era l’epicentro dell’Impero Britannico, è possibile individuare le capitali finanziarie attraverso 3 importanti caratteristiche: l’identità cosmopolita, la presenza di infrastrutture d’avanguardia nel settore delle telecomunicazioni e dei trasporti (via acqua, aria e terra) e la posizione geopolitica di crocevia commerciale.

Secondo la sociologa olandese, nel 1991 (anno della prima edizione di questo saggio), le uniche metropoli in grado di poter vantare il titolo di città globali erano Londra, New York e Tokyo. Tuttavia, nel testo posteriore Global Networks, Linked Cities, l’autrice stessa precisa che, nello scorso decennio, altre città hanno raggiunto il rango di global cities. Attraverso l’interdipendenza finanziaria, il mercato ha fatto sorgere alcuni nuovi centri globali: le due metropoli cinesi di Hong Kong e Shanghai, il fulcro economico degli Emirati Arabi Uniti Dubai, e i poli di Mexico City e Sao Paulo in America Latina.

Ed è proprio partendo da queste analisi socio-economiche sulla città che Saskia Sassen raggiunge, attraverso questo saggio, la scena internazionale, diventando un punto di riferimento per il lavoro di numerosi architetti, urbanisti e critici di architettura appartenenti all’establishment del settore, come Rem Koolhaas, Richard Burdett, Norman Foster, Deyan Sudjic, Alejandro Aravena e numerosi altri.

Riflettere sul ruolo delle città globali fa emergere molti quesiti relativi sia al disegno della città che alla governance di quest’ultima. Quali sono le principali forze economiche e politiche che danno forma alle società urbane? È possibile controllare la crescita urbana attraverso l’architettura? Che impatto ha la forma urbana sulla produttività, l’ambiente e l’integrazione sociale? 

 

L’ordine economico della città globale

In The Global City, Saskia Sassen dimostra come numerose metropoli mondiali si sono sviluppate all’interno di mercati transnazionali e sono oramai più simili tra loro rispetto al loro rispettivo urbanesimo regionale.

Le città globali vivono in virtù dei legami di interdipendenza finanziaria e commerciale presenti tra loro, in altre parole si autoalimentano, e la loro posizione geografica non le rende sempre un volano per la ricaduta degli investimenti sulla regione che rappresentano. Molto spesso, infatti, i capitali finanziari articolano lo spazio della città globale, trasformandolo continuamente senza portare vantaggi particolari alla regione circostante.

È questo il caso dei grandi centri finanziari di Tokyo, Londra, Shanghai, città connesse globalmente ma disconnesse localmente, sia da un punto di vista fisico che sociale. Un esempio singolare è quello che caratterizza Hong Kong, enclave della Repubblica Popolare Cinese, dove sul confine che la separa dal resto della madrepatria, è sorta Shenzhen, una seconda metropoli che funge da filtro per riversare parte degli investimenti della città globale sul territorio cinese.

La prima parte del saggio, dal titolo “L’ordine economico della città globale” analizza i mutamenti della scena urbana incrociandoli con le riflessioni sulla crisi finanziaria e sugli effetti che questa produce in termini di aumento delle disuguaglianze.

La sociologa sostiene la tesi che la trasformazione della città globale è data in primo luogo da necessità economiche. Infatti, se alcune porzioni di città vengono acquistate assecondando logiche finanziarie, l’obiettivo non è quello di migliorarne la qualità urbana, bensì di ottenere profitti. Il territorio urbano ha un valore intrinseco a prescindere dagli edifici che vi sorgono. Questi possono essere anche di scarso pregio, ma il lotto che li ospita ha un potenziale che può essere sfruttato trasformandolo. Un dato esemplare di questo trend, è rappresentato dalla forte gentrificazione attuata nei centri urbani delle città globali.

Con incredibile chiarezza, l’autrice indaga i dati economici relativi all’indotto delle metropoli, dimostrando che i principali attori economici della città sono gli erogatori di servizi terzi rispetto al mercato finanziario. Dalla lettura dei dati, si riescono a individuare persino i settori nei quali si riversano gli investimenti diretti da parte delle corporation: real estate, assicurazioni, hotel, intrattenimento, robotica, telecomunicazioni, informatica, infrastrutture, public relations, leasing, trasporti e servizi finanziari.

Infine, in questo capitolo, Saskia Sassen analizza i flussi d’investimento da una parte all’altra del globo, che le consentono di trarre una base scientifica rispetto all’interdipendenza che poi produce effetti sulla società e l’urbanesimo. Su scala americana, l’autrice indaga ad esempio gli stanziamenti economici che coinvolgono le città di New York, Chicago, Los Angeles, San Francisco, Houston e Detroit, divisi tra i seguenti settori: Bancario, Assicurativo, Immobiliare, Servizi Finanziari e Servizi Legali. Nella sola città di New York si evidenzia come gli impiegati di questi settori superino i 3 milioni (ovvero quasi la metà, per una metropoli che nel ’97, anno della ricerca, ne contava 7).

 

L’ordine sociale della città globale

L’aspetto principale sul quale si concentra la riflessione di Saskia Sassen in questo secondo e ultimo capitolo del libro è quello relativo alle disuguaglianze sociali derivanti dai processi di globalizzazione. Durante la fase di trasformazione urbana che caratterizza le città globali, le maggiori corporation immobiliari, spesso di proprietà delle grandi holding finanziarie, tendono a capitalizzare i loro investimenti attraverso la gentrificazione, sostituendo i vecchi lotti con nuovi edifici dotati di una grande volumetria. Lo dimostrano i dati riportati nel libro, da cui si evidenzia come le prime 25 città al mondo per investimenti immobiliari siano le stesse ad avere una forte presenza commerciale e finanziaria.

Anche la tipologia degli abitanti di questi nuovi quartieri è cambiata. I cittadini della città globale, a prescindere dall’avere la nazionalità di quel paese o meno, si considerano cittadini mainstream e non si riconoscono in nessun gruppo etnico-religioso, bensì in quello appartenente all’establishment internazionale.

Non secondaria è la forte deregolamentazione imposta dalle corporation nella città globale, che ha permesso la realizzazione di edifici ad alta densità, comportando un’omogeneità del disegno architettonico, nonché quello urbanistico. Questo fenomeno produce ciò che Saskia Sassen indica come “deurbanizzione”, lo svuotamento della dimensione urbana delle città, con spazi diretti al pubblico generico sempre più deboli e occasionali. I luoghi d’incontro e intrattenimento pubblico diventano un mezzo di rendita per le corporation e gli ambienti pubblici, un tempo governati dalle amministrazioni cittadine, assumono la funzione di strumento per fare business da parte delle compagnie.

Da un punto di vista sociologico, Saskia Sassen dimostra come le disuguaglianze siano sempre più in crescita nella città globale per via anche dell’assenza di comunità e relazioni religiose, etniche o sociali. Perciò, anziché prevedere luoghi inclusivi, le città globali tendono a espellere gli abitanti non appartenenti ad un certo status. I nuovi abitanti sono temporanei, internazionali, esponenti di una nuova omogenea cultura globale, quell’establishment capace di generare una propria visione culturale del mondo nell’arte, nella musica, nel cinema, ecc.

Infine, una parte importante di “L’ordine sociale della città globale” è dato dal confronto tra 3 global cities poste in 3 continenti diversi: Tokyo, New York e Londra. Il confronto serve all’autrice per dimostrare la tesi secondo cui le città globali sono più simili tra loro quanto rispetto alle altre città presenti nelle loro nazioni/regioni. Confrontando i dati emerge quanto queste metropoli si assomiglino per popolazione, indotto, impiego e perfino per la produzione di servizi, tanto che la Sassen chiama questo paragrafo “3 cities, one tale”. Nonostante questo, le 3 città si distinguono per alcuni elementi geopolitici che ne modificheranno successivamente l’identità e il ruolo rispetto ai loro Paesi.

Londra è una City-Region, ovvero una città strategica e unica (non è un’insieme di più entità) cresciuta in modo indifferenziato inglobando al proprio interno gli agglomerati dell’hinterland. Questo status la rende indissolubilmente legata anche al potere pubblico statale, che si scontra con quello privato finanziario. New York invece è posta nella Mega-Region BOS-WASH (che comprende New York, Boston, Philadelphia e Washington) e questo la rende il motore economico di un sistema policentrico e integrato che conta circa 55 milioni di abitanti. Anche l’identità della popolazione è diversa. Londra ospita cittadini provenienti da tutta l’Inghilterra e da gran parte del mondo. Tokyo è costituita in prevalenza giapponesi e asiatici. New York è sicuramente la più eterogenea. 

Attraverso questo saggio, Saskia Sassen ha senza dubbio contribuito ad elaborare un quadro analitico e metodologico in grado di definire la città globale come una componente strategica dell’economia globale e, secondariamente, ad identificare territorialmente i processi di potere scaturiti dalla ristrutturazione economica.

Scritto da
Alberto Bortolotti

Laureato in Architettura con una tesi di urbanistica al Politecnico di Milano, è Consigliere Iunior dell’Ordine degli Architetti di Milano. Collabora con il Politecnico di Milano e ha svolto il proprio apprendistato presso lo studio del Commissario Presidenziale per la Politica Architettonica Coreana Seung H-Sang. È autore di Modello Milano? Una ricerca su alcune grandi trasformazioni urbane recenti (Maggioli 2020).

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