La “città globale” secondo Saskia Sassen

città globale

“Gli sviluppi del mercato finanziario e le caratteristiche dei quadri normativi hanno generato una serie di conflitti. Questi conflitti hanno portato alla produzione di varie innovazioni finanziarie per risolvere il problema o per evitare la regolamentazione.”

Con queste parole, la sociologa Saskia Sassen, descrive le condizioni fisiche che hanno permesso la costituzione delle prime città globali.

All’interno del paragrafo “L’organizzazione spaziale della finanza” infatti, l’autore fa emergere come l’architettura del mercato finanziario abbia posto le basi per l’evoluzione dei più importanti crocevia commerciali in capitali della finanza globale, le prime global cities appunto.

In particolare, dal Dopoguerra ad oggi, passando per il Neoliberismo 1, che ha accelerato notevolmente la transizione, abbiamo assistito ad un sempre maggiore perfezionamento delle tecnologie finanziarie. Essendo la strumentazione finanziaria principalmente governata da Stati Uniti e Gran Bretagna, i primi due grandi poli globali sono stati New York e Londra, ai quali poi si è aggiunta Tokyo, con lo spostamento degli orizzonti del mercato ad est. Sin dall’epoca in cui Londra era l’epicentro dell’Impero Inglese, è possibile individuare le capitali finanziarie attraverso 3 importanti caratteristiche: l’identità cosmopolita, la presenza di infrastrutture d’avanguardia nel settore delle telecomunicazioni e dei trasporti (via acqua, aria e terra) e la posizione geopolitica di crocevia commerciale.

Secondo la sociologa olandese, nel 1991 (anno della prima edizione di questo saggio), le uniche metropoli in grado di poter vantare il titolo di città globali erano Londra, New York e Tokyo. Tuttavia, nel testo posteriore “Global Networks, Linked Cities”, l’autore stesso precisa che, nello scorso decennio, altre città hanno raggiunto il rango di global cities. Attraverso l’interdipendenza 2 finanziaria, il mercato ha fatto sorgere alcuni nuovi centri globali: le due metropoli cinesi di Hong Kong e Shanghai, il fulcro economico degli Emirati Arabi Uniti Dubai, e i poli di Mexico City e Sao Paulo in America Latina.

Ed è proprio partendo da queste analisi socio-economiche sulla città che Saskia Sassen raggiunge, attraverso questo saggio, la scena internazionale, diventando un punto di riferimento per il lavoro di numerosi architetti, urbanisti e critici di architettura appartenenti all’establishment del settore, come Rem Koolhaas, Richard Burdett, Norman Foster, Dejan Sudjic, Alejandro Aravena e tanti altri.

Riflettere sul ruolo delle città globali fa emergere molti quesiti relativi sia al disegno della città che alla governance di quest’ultima. Quali sono le principali forze economiche e politiche che danno forma alle società urbane? È possibile controllare la crescita urbana attraverso l’architettura? Che impatto ha la forma urbana sulla produttività, l’ambiente e l’integrazione sociale? 

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Indice dell’articolo

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Pagina 2: L’ordine economico della città globale

Pagina 3: L’ordine sociale della città globale


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Nato a Brescia nel 1994, ha conseguito la Laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano. Ha vissuto in Corea del Sud dove ha lavorato per il City Architect di Seoul Seung H-Sang. Successivamente ha svolto il tirocinio Schuman presso il Segretariato Generale del Parlamento Europeo a Bruxelles. È attualmente Consigliere dell'Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano.

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