La Corea del Nord come attore globale

Corea del Nord

La Corea del Nord (DPRK) viene spesso dipinta come il Paese più isolato dell’intero pianeta. Se per quanto riguarda il versante interno ciò può essere considerato vero, non lo è altrettanto per quanto riguarda l’esterno. Il regime di Pyongyang, infatti, per quanto non possa vantare un ruolo attivo a livello diplomatico (se non con rare eccezioni) è inserito sia attivamente che passivamente nel quadro internazionale, in virtù del suo celebre programma nucleare: tale programma ha fini di stampo militare, ed è (teoricamente) finalizzato alla costruzione di un’arma nucleare a lungo raggio. La crisi missilistica e nucleare della penisola coreana è diventato un tema di carattere mondiale da quando la DPRK si è ritirata dal Trattato di non Proliferazione Nucleare (NPT) nel gennaio del 2003, innescando una crisi di sicurezza regionale e un indebolimento del regime globale di non proliferazione.

L’interesse nei confronti delle armi nucleari da parte della DPRK ha origine negli anni Cinquanta, prende piede negli anni Sessanta con la creazione del complesso di ricerca nucleare di Yongbyon e continua in maniera più sistematica negli anni Ottanta con la nascita del programma di ricerca sulle armi nucleari. Già nel 1985 un ufficiale statunitense dichiara di essere in grado di provare l’esistenza di un rettore nucleare segreto a Yongbyon (complesso in teoria deputato allo sviluppo civile della tecnologia nucleare). A partire da quel momento, il programma nucleare preoccuperà sempre di più la comunità internazionale, messa di fronte ad un regime che effettuerà test balistici con una frequenza sempre crescente, al fine di rafforzare la propria posizione interna e di minacciare i nemici esterni. La comunità ha tentato di impedire, sopratutto attraverso sanzioni ed embargo internazionali, lo sviluppo di tali tecnologie, ma nonostante ciò la Corea del Nord è riuscita a far progredite il proprio programma nucleare e missilistico grazie ad una intricata rete di società di copertura che portano nel Paese tutti i materiali necessari; tali società nascono e vengono chiuse in continuazione, per poi essere riaperte sotto un altro nome, rendendo quasi impossibile una loro identificazione.

La proliferazione nucleare e missilistica di Pyongyang, però, si estende anche oltre la Penisola Coreana, donandole un peculiare carattere globale. Vari sono gli esempi di tale attività, a partire dagli aiuti forniti alla Siria e all’Iran a partire dagli anni Ottanta, attraverso accordi scientifici e tecnici di cooperazione, e alla collaborazione con il Pakistan attraverso la figura di A. Q. Khan. Più recentemente, nel febbraio 2005, il New York Times riporta che la Libia di Gheddafi avrebbe ricevuto una partita di esafluoruro di uranio (composto utilizzato per l’arricchimento dell’uranio) dalla Corea del Nord l’anno precedente. Nel 2007, poi, la DPRK è sospettata di aver fornito un reattore nucleare alla Siria di Assad; solo qualche mese dopo, il 6 settembre 2007, Israele compirà un attacco aereo al fine di distruggere alcune strutture siriane, identificate successivamente come strutture nucleari in via di costruzione con l’aiuto logistico della Corea del Nord. In maniera analoga, l’accelerazione del campo della ricerca anti-missilistica da parte di Israele sarebbe da imputare alla modernizzazione (frutto di cooperazione tra Iran e DPRK) dei missili Khaibar, in dotazione ad Hezbollah.

L’attività della Corea del Nord, dunque, ha svolto un importante ruolo nella proliferazione missilistica e nucleare in alcuni dei più controversi e strategici Paesi del mondo (Siria, Iran, Libia). L’attività di Pyongyang assume inoltre un carattere di natura strategica, in quanto si tratta di un caso destinato ad essere utilizzato come precedente in futuro. L’interesse della comunità internazionale, dunque, deriva anche dal fatto che la gestione del caso nord coreano potrebbe avere un’eco molto lontana nel tempo.

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Bolognese, classe '94, laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Si occupa di politica italiana e internazionale, geopolitica e Unione Europea, studi strategici e sicurezza internazionale.

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