La Corea del Nord come attore globale

Corea del Nord

Pagina 3 – Torna all’inizio

La Corea del Nord come pericoloso precedente

Nonostante che il Presidente Trump abbia dichiarato come l’era della pazienza strategica è finita, essa rimane al momento l’unica possibilità non violenta; essa si è dimostrata fallimentare dal punto di vista esterno, ma è stata almeno capace di dare l’impressione ai cittadini dei Paesi coinvolti (USA in testa) che i propri governi si stessero occupando della questione. Allo stesso tempo gli USA (e la maggior parte della comunità internazionale) non accettano una Corea nucleare; la stessa comunità internazionale, però, non è in grado di far rivivere i negoziati multilaterali, in quanto non possiede alcuna influenza sulle decisioni coreane, eccezion fatta per la Cina, l’unico vero alleato di Pyongyang, che però ha avuto sino ad ora un atteggiamento quanto meno ambiguo. La questione nordcoreana, dunque, rischia di dare un ulteriore colpo alla credibilità del sistema di cooperazione internazionale, in un periodo non particolarmente florido per le istituzioni internazionali e multilaterali.

Tale scenario apre anche una serie di interrogativi sugli sviluppi di tale sistema, in particolare in relazione all’utilizzo delle armi di distruzione di massa. Se la Corea del Nord fosse in grado di minacciare i suoi nemici (USA in primis) quale sarebbe la reazione di costoro? Le altre potenze nucleari sarebbero effettivamente disposte a rispondere con armi atomiche ad una minaccia atomica? La teoria riguardante l’utilizzo delle armi atomiche è stata sviluppata durante la Guerra Fredda, nel periodo della atomica tra URSS e USA e allo stallo a cui si era giunti grazie alla strategia della mutua distruzione assicurata. Tale equilibrio era basato sull’idea che se uno dei due contendenti avesse sferrato un attacco atomico verso il proprio rivale, la risposta sarebbe stata talmente forte da far sì che entrambi i contendenti sarebbero stati distrutti. Inoltre, all’epoca, le opinioni pubbliche delle superpotenze e dei rispettivi alleati erano concordi nel dire che ad un attacco atomico si sarebbe dovuto rispondere in maniera atomica. Nel caso nordcoreano, però, si assiste ad un confronto tra una grande potenza (gli USA) e un Paese dal peso quasi trascurabile, dove non valgono le stesse regole della mutua distruzione assicurata. Nel caso di un attacco nordcoreano, i danni sarebbero tutto sommato limitati; un’eventuale risposta americana sarebbe capace di distruggere l’intero Paese. Inoltre, il taboo sull’utilizzo delle armi nucleari è molto forte nella maggior parte dei Paesi che le possiedono, e nessun governo di un Paese democratico potrebbe utilizzarle (a maggior ragione verso un Paese di piccole dimensioni) senza temere serie ripercussioni interne (in misura minore, Vietnam e Iraq insegnano).

Tale problema, però, non si pone nel caso della Corea del Nord; il ferreo controllo interno e l’inesistenza di una opinione pubblica mette al riparo il regime da tali preoccupazioni, rendendolo (paradossalmente) l’attore più forte, capace di proiettare un’immagine spregiudicata di sé stesso. Se le eventuali richieste e minacce nei confronti dei Paesi rivali dovessero essere soddisfatte, allora si creerebbe un pericoloso precedente, specie in un contesto globale di indebolimento del regime di non proliferazione nucleare. Per lo stesso motivo, un atteggiamento spregiudicato rispetto alla disponibilità all’utilizzo delle armi atomiche potrebbe condurre a molti vantaggi, convincendo sempre più attori a voler dotarsi di tali armi e di voler adottare una postura così aggressiva.

Anche se lo scenario di un conflitto armato è al momento estremamente remoto, è importante ragionare sulle possibili implicazioni della proliferazione nucleare, in particolare nei piccoli Stati. È quindi necessario che la comunità internazionale rafforzi il regime di non proliferazione globale, evitando che il caso della Corea del Nord diventi un precedente valido, e al contempo evitando una deriva sempre aggressiva tra i Paesi facenti parte del sistema internazionali. Nei rapporti tra Stati gli strappi e le ricuciture sono processi normali; nel caso delle armi atomiche, gli strappi potrebbero essere irreparabili.

Torna all’inizio


http://carnegieendowment.org/2017/07/05/right-way-to-play-china-card-on-north-korea-pub-71452

https://www.washingtonpost.com/world/us-and-south-korea-confirm-icbm-test-launch-joint-military-exercises

https://www.reuters.com/article/us-russia-china-xi-northkorea-idUSKBN19P1Q7

http://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document.html?reference=EXPO_STU(2017)578015

http://www.slate.com/blogs/the_slatest/2017/08/09.html

http://www.foxnews.com/politics/2017/06/30/trump-era-strategic-patience-with-north-korea-is-over.html

http://carnegieendowment.org/2012/01/23/a.q.-khan-network-and-its-fourth-customer-event-3505

https://history.state.gov/milestones/1961-1968/npt

https://www.armscontrol.org/factsheets/6partytalks

https://www.ft.com/content/562c871c-6329-11e7-8814-0ac7eb84e5f1


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora per i numeri 4,5 e 6? Tutte le informazioni qui 

Bolognese, classe '94, laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Si occupa di politica italiana e internazionale, geopolitica e Unione Europea, studi strategici e sicurezza internazionale.

Comments are closed.