“La laurea negata. Le politiche contro l’istruzione universitaria” di Gianfranco Viesti

Gianfranco Viesti

Recensione a: Gianfranco Viesti, La laurea negata. Le politiche contro l’istruzione universitaria, Laterza, Roma-Bari 2018, pp. 154, 12 euro (scheda libro).


Un libro tascabile, come recita il nome della collana dell’editore Laterza che lo ha pubblicato, è la caratteristica principale dell’ultimo saggio di Gianfranco Viesti La laurea negata. Un testo che, nelle intenzioni rese subito esplicite dall’autore, ha, in primo luogo, l’obiettivo di essere divulgativo, di dare al vasto pubblico, quello lontano dalle università, alcune risposte a domande e interrogativi che spesso accompagnano il dibattito mediatico sul mondo accademico e sul suo rapporto con il mondo del lavoro e dell’amministrazione pubblica.

Viesti presenta una rassegna dettagliata e precisa dei principali problemi che investono l’università italiana, riprendendo alcuni stereotipi ad essa connessi, dalla bassa qualità dei docenti alla scarsa competizione con le università all’estero. Per ognuno di questi temi, l’autore offre una presentazione sintetica ma, allo stesso tempo, esaustiva e soddisfacente, che stimola approfondimenti e nuove riflessioni. L’obiettivo principale del libro è chiaro: rompere i tabù e i luoghi comuni intorno all’università italiana, offrire un quadro d’insieme sulle evoluzioni più recenti del sistema accademico italiano e provare a lanciare alcuni stimoli per un tavolo di discussione sulle sfide a venire.

Per fare questo, Viesti inizia la sua analisi offrendo una prospettiva storica, che muove da un’iniziale presentazione delle problematiche strutturali del sistema di educazione terziaria in Italia per poi concentrarsi, sulle più recenti evoluzioni. Il dato generale rilevato è allarmante. A partire dal 2010, anno della riforma Gelmini, e inizio della parabola discendente degli investimenti pubblici dell’Italia nell’università, il fondo di finanziamento ordinario (FFO) delle università statali è stato ridotto, in termini reali, di oltre il 20%. Contrariamente ad altri Paesi dell’Unione Europea, Germania in primis, che, invece, hanno aumentato la spesa per le università, l’Italia ha assistito ad una riduzione drastica del personale docente, attraverso il blocco del turnover e quindi delle assunzioni di giovani ricercatori, i quali hanno rinunciato a proseguire il percorso accademico in Italia o hanno rinunciato alla prospettiva accademica in via definitiva.

Al taglio strutturale delle risorse, si è accompagnato un vistoso aumento della tassazione studentesca, mentre la politica per il diritto allo studio (borse, alloggi, servizi) è rimasta estremamente modesta. Questo disinvestimento nell’università ha evidentemente determinato, come conseguenze, maggiori difficoltà da parte delle famiglie a mantenere il percorso di studi dei figli, e conseguentemente una contrazione delle immatricolazioni.

Continua a leggere – Pagina seguente


Indice dell’articolo

Pagina corrente: La trasformazione dell’università

Pagina 2: Risparmiare sull’istruzione

Pagina 3: Il modello di università a cui dovremmo ambire secondo Viesti


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui 

Nato nel 1992. Dottorando in Studi Politici presso l'Università degli Studi di Milano, dove si occupa di Unione Europea e politiche sociali. Fa parte del team di ricerca "REScEU: Reconciling economic and social Europe" e della FEPS YAN. Ha lavorato al Parlamento Europeo e continua, tuttora, come prestatore di servizi.

Comments are closed.