“La laurea negata. Le politiche contro l’istruzione universitaria” di Gianfranco Viesti

Gianfranco Viesti

Pagina 2 – Torna all’inizio

Risparmiare sull’istruzione

Questa riduzione delle iscrizioni è stata ovviamente diversificata a seconda del settore disciplinare, con le materie di area umanistica che hanno osservato un calo ben superiore al 20% della media nazionale, e a seconda della provenienza geografica, con un effetto ben più marcato al Sud Italia rispetto al Nord. La mancanza di un sistema di infrastrutture e trasporti adeguato, specialmente nel Meridione e la conseguente necessità di trasferirsi per poter studiare, ha portato le famiglie che hanno potuto permetterselo a mandare i propri figli nelle università del Nord, considerate di migliore qualità e con maggiori possibilità di trovare un lavoro successivamente alla laurea. Anche in questo caso, spiega bene Viesti, la retorica delle università di serie A e di serie B non ha indubbiamente aiutato a contenere quello che, oggi, si è trasformato in un vero e proprio fenomeno di migrazione dal Sud al Nord Italia.

L’esito è stato la creazione di un gruppo ristretto di università di “eccellenza” in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, mentre il resto delle università italiane (prevalentemente del Centro, del Sud e delle Isole, ma anche del Nord “periferico”) sono state lasciate a languire in una situazione di crescente carenza di risorse. La retorica dell’eccellenza, supportata da quella che Viesti chiama «una densa cortina di indicatori ed algoritmi», non ha però aiutato ad individuare i problemi strutturali presenti nelle regioni meno sviluppate e svantaggiate del paese. Al contrario, essa è stata utilizzata come giustificazione per l’attuazione di ulteriori disinvestimenti. Il tutto sotto il motto “meritocrazia virtuosismo valutazione”, che è stato fatto proprio dal vero nuovo giudice e deus ex machina della politica universitaria italiana: l’ANVUR.

Nata come istituzione deputata ad assistere il Ministero nelle sue scelte, commenta Viesti, l’Agenzia ha assunto sempre più un ruolo del tutto improprio di decisore politico. I suoi commissari sono scelti nominativamente dal Ministro e non sono rappresentativi di tutte le componenti del sistema universitario. Il potere dell’ANVUR nella valutazione è pressoché totale tanto da poter ignorare, come già accaduto in passato, anche il parere dello stesso Parlamento. Solo il ministro ha il potere di controllarne l’operato ma, spesso, questo non succede. Per questo si lascia che un’agenzia decida, attraverso una serie di indicatori che si dicono essere “oggettivi”, la valutazione delle performance degli atenei e la destinazione dei finanziamenti.

Taglio degli investimenti, de-responsabilizzazione politica e delegazione della valutazione delle performance degli atenei ad un gruppo ristretto di tecnici sono fattori che hanno determinato un cambio strutturale all’interno del mondo accademico italiano. A questo cambiamento nelle forme di finanziamento, nei meccanismi di governance e di controllo, come sottolinea bene Viesti, si è accompagnato anche un cambio di paradigma, a livello normativo. Insieme agli attori, si potrebbe dire, sono cambiate anche le idee.

A partire dal 2008, infatti, nel clima delle riforme dettate dalle necessità di maggiore austerità, l’Italia si è sempre di più avvicinata ad un modello neo-liberale di finanziamento del sistema universitario, molto simile all’esempio anglosassone. Commenta Viesti: «L’idealizzazione di un centro riformatore, composto da pochi “illuminati” (n.d.r. l’ANVUR), in grado di assestare una severa punizione alle autonomie e di portare il sistema sulla strada giusta, ha mescolato l’idealizzazione della concorrenza di mercato applicata al sistema universitario con l’esercizio di un forte potere gerarchico». Troppi studenti, troppi professori, assunzioni facili, troppi costi, bassi standard internazionali, poca voglia di studiare, poco merito: questi sono stati gli argomenti che hanno accompagno la nuova retorica del merito, con la quale poi si sono giustificati, come necessari, i tagli indistinti ai finanziamenti. Indicatori “oggettivi” per premiare il “merito” e fermare gli “sprechi”: quale migliore argomento in tempi di austerità e crisi?

Continua a leggere – Pagina seguente


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui 

Nato nel 1992. Dottorando in Studi Politici presso l'Università degli Studi di Milano, dove si occupa di Unione Europea e politiche sociali. Fa parte del team di ricerca "REScEU: Reconciling economic and social Europe" e della FEPS YAN. Ha lavorato al Parlamento Europeo e continua, tuttora, come prestatore di servizi.

Comments are closed.