La politica della scala: l’urbanistica nelle città globali

Scala

Il tema politico del controllo della società, che si traduce nel “governo del reale”, investe anche l’architettura – oltre alla politica e all’economia – perché riguarda il disegno della città. Come scrive Rem Koolhaas nei suoi saggi, oggigiorno bisogna avere a che fare con la grande scala perché la prassi architettonica, che risente dei fenomeni politico-economici in corso, ha definito la dialettica dei junkspace, luoghi che trasformano la configurazione della città senza che ce ne rendiamo conto. Ma alla base di questo meccanismo c’è una questione inerente il paradigma della città, un tema che ha delineato anche il costituzionalista Giovanni Maria Flick in occasione della Festa dell’Architetto 2017. Nella sua lezione, Flick ha parlato della dimensione del tempo e dello spazio nell’era capitalista, «un periodo in cui abbiamo perso la totale concezione della memoria» poiché «non sappiamo più contestualizzare lo spazio nel tempo»[1]. La memoria è ciò che dà senso al tempo, oggi si è perso il legame tra la memoria e la dimensione dello spazio.

Paradisi fiscali e interdipendenza economica

Dagli anni Ottanta a oggi, in modo direttamente proporzionale all’ascesa del Neoliberismo, si sono sviluppate in Europa e nel mondo una serie di città denominate “globali”[2], di fatto delle entità spazializzate dell’interdipendenza economica che domina la crescita dei paesi che rappresentano. Incrociando i dati riguardanti le prime 20 città del mondo per reddito pro capite, PIL e densità, notiamo come queste corrispondano in buona misura a capitali che appartengono al rango economico di centri finanziari off-shore, noti più comunemente come tax heavens.

Come si può vedere nella mappa, fanno parte di questo gruppo le città europee di Londra e Lussemburgo, ma anche Hong Kong, Singapore, New York e interi stati come gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar, il Giappone, l’Olanda, la Svizzera e Israele. Osservando con più attenzione il disegno urbano di queste città, è possibile notare come la somiglianza del linguaggio architettonico e della scala dei suoi edifici, costituisca la rappresentazione fisica del rapporto di interdipendenza economica che fa rete tra questi importanti nuclei urbani. Così, il postmodernismo internazionale presente a Manhattan, nella City di Londra, nel distretto di West Bay a Doha o nel quartiere Kirkberg di Lussemburgo, diventa il tratto distintivo del linguaggio architettonico dettato dalla grande scala di tipi urbani applicati al mercato dell’edilizia finanziaria. Come anche Rem Koolhaas predice, «lo stile prediletto della Città Generica rimarrà il postmoderno»[3].

Considerando una serie di soft data come la concentrazione della popolazione, il flusso del traffico aereo, il flusso del commercio, l’indice di crescita demografica e il potenziale umano di queste città, come emerge dal libro Living in the Endless City[4], si può osservare che i tax heavens rappresentano il perno dei fenomeni di glocalizazzione[5] e dell’interdipendenza stessa.

 

 

Offshore financial centers in the world, Fonte: Wikipedia

 

In accordo con questi dati, è interessante evidenziare che molto spesso i paradisi fiscali costituiscono un filtro tra l’economia nazionale del loro paese di riferimento (o di un gruppo di paesi-madre) e il mercato finanziario e commerciale, come mostrato nella ricerca Urban Age Project condotta dalla London School of Economics. Non è un caso, infatti, che Hong Kong, situata su un arcipelago alla foce del Pearl River, abbia dato origine, attraverso un’immissione di capitale nel mercato della mainland cinese, alle metropoli di Shenzhen e Dongguan localizzate letteralmente sul confine cinese ma poste nel triangolo Macao-Canton-Hong Kong. Anche in Europa, la città-stato di Lussemburgo, fulcro principale del Benelux, rappresenta di fatto il ponte economico tra Francia e Germania, mentre, in una scala ancora superiore, possono essere citati gli esempi di Londra, come collante tra gli USA e l’Europa, o Singapore, cuore del blocco dei sette paesi ASEAN.

Continua a leggere – Pagina seguente


Indice dell’articolo

Pagina corrente: Paradisi fiscali e interdipendenza economica

Pagina 2: Istituzioni e controllo della città

Pagina 3: Il ruolo della grande dimensione nel disegno urbano


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora per i numeri 4,5 e 6? Tutte le informazioni qui

Nato a Brescia nel 1994, ha conseguito la Laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano. Ha vissuto in Corea del Sud dove ha lavorato per il City Architect di Seoul Seung H-Sang. Successivamente ha svolto il tirocinio Schuman presso il Segretariato Generale del Parlamento Europeo a Bruxelles. È attualmente Consigliere dell'Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano.

Comments are closed.