“La questione italiana. Il Nord e il Sud dal 1860 a oggi” di Francesco Barbagallo

Barbagallo

Recensione a: Francesco Barbagallo, La questione italiana. Il Nord e il Sud dal 1860 a oggi, Laterza, Roma – Bari 2013, pp. 244, 19 euro (scheda libro).


Scrive Francesco Barbagallo, docente di Storia Contemporanea all’Università Federico II di Napoli, in La questione italiana:

«La proclamazione del regno d’Italia nel marzo 1861 avrebbe dimostrato che la rapida unificazione territoriale apriva soltanto un processo, subito rivelatosi ancor più difficile e complicato, di unificazione civile dei diversi popoli che per secoli avevano vissuto differenti storie in molteplici stati. In altri termini, il processo di statizzazione in Italia era avvenuto con estrema rapidità, dopo un lungo ritardo. Altra cosa era il processo di nazionalizzazione che era solo all’inizio e, al di là della retorica politica e culturale, avrebbe conosciuto un percorso molto più lungo, contraddittorio, accidentato» (p.32).

Possiamo muovere da questo passaggio per introdurre il volume dello stesso Barbagallo che qui presentiamo, poiché ne rappresenta bene la prospettiva originante, nonché la chiave ermeneutica che organizza la narrazione. Il tema è quello della costruzione politica, sociale ed economica, della collettività italiana, questione sempre attuale, viste le persistenti e vitali istanze regionaliste e micro-territoriali. Proprio queste rendono, fin dall’inizio, l’evento dell’Unità un processo che può essere letto almeno secondo due piani di lettura: quello della statizzazione e quello della nazionalizzazione. Se il primo si è svolto abbastanza rapidamente e in forme impreviste, tanto che «Cavour […] non aveva mai pensato all’unità con il Sud» (p.30), il secondo «resterà il nodo irrisolto della storia dell’Italia unita» (p.30), tanto da far dire a D’Azeglio che «i più pericolosi nemici d’Italia non sono gli Austriaci, sono gl’Italiani» (p.32), troppi diversi tra di loro, corrotti e privi di quel senso civico necessario per riformarsi e fare davvero Nazione. L’opinione pessimista di D’Azeglio, se appare eccessivamente contrassegnata sul piano morale, indubbiamente coglie nel segno quando focalizza sugli italiani stessi uno degli ostacoli più rilevanti per la nazionalizzazione del Paese. Come sottolinea l’Autore: «Per tredici secoli la storia d’Italia è storia di diverse formazioni politiche e statali, che si confrontano dentro un sistema in continua tensione tra Stati italiani e potenze straniere. Si può quindi parlare di un carattere sostanzialmente multinazionale e di una dimensione fortemente regionale della storia italiana preunitaria» (p. 5). Su questa realtà interviene, inaspettata e per molti versi traumatica, l’azione rivoluzionaria che conduce rapidamente il Paese all’Unità. Alla luce di ciò non sorprende – per alcuni versi – constatare, come dice Barbagallo, che dopo 150 anni «da più versanti vengono messe in discussione – o addirittura negate – sia la validità che la prospettiva del processo unitario» (p.5). Su questo sfondo operano le tensioni e le dinamiche di chiusura che i momenti di crisi, come quello successivo agli stravolgimenti economici del 2008, generano. Così i leghismi, i provincialismi, gli indipendentismi, in modi, forme e secondo obiettivi diversi, operano tutti, quasi in sinergia, per sfaldare una trama nata già debole e pronta a sfilarsi. Muovendo da ciò si comprende perché l’Autore abbia deciso di intitolare il volume, che tratta del Mezzogiorno come problema nazionale, la Questione Italiana, evitando l’appiattimento semantico che il riferimento alla sola Questione Meridionale spesso implica.

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Indice dell’articolo

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Pagina 3: Barbagallo e la Questione Meridionale

Pagina 4: Il Mezzogiorno attuale


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Siciliano, nato nel 1979. Ricercatore e docente di storia e filosofia nei licei. È Phd candidate in Storia Contemporanea presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell'Università di Messina. È membro della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (Sissco), dell'Istituto di Studi Storici Salvemini di Messina, dell'Istituto di Studi avanzati in psicoanalisi (ISAP), dell'Associazione amici di "Passato e presente" (APEP). Scrive per riviste cartacee e giornali online e oltre a diversi articoli di storia, filosofia e psicoanalisi è autore di: "Senso e godimento. La follisofia di Jacques Lacan" [Galaad ed.]. Collabora con l'Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Cuneo e svolge attività di ricerca presso il Centro Studi in Psichiatra e Scienze umane della Provincia di Cuneo.

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