“La sinistra radicale in Europa” di Marco Damiani

sinistra radicale

Recensione a: Marco Damiani, La sinistra radicale in Europa. Italia, Spagna, Germania, Francia, Donzelli Editore, Roma 2016, pp. 256, 19.50 euro (Scheda libro).


Il libro di Marco Damiani affronta il tema del ruolo e delle prospettive della sinistra radicale in Europa dopo la caduta del comunismo, soffermandosi in particolare sui casi di Francia, Germania, Italia e Spagna, sulle esperienze delle quali l’Autore si avvale di testimonianze di vari protagonisti dei vari partiti attivi, oggi e in passato, nei suddetti Paesi. La caduta del comunismo come spartiacque di partenza per l’analisi di Damiani è una scelta naturale, ma vale la pena esplicarla: il crollo dell’Unione Sovietica e dei Paesi a socialismo reale dell’Europa orientale, ha causato in varie misure lo sbandamento e l’indebolimento di numerosi partiti comunisti europei, privati di un modello che, pur con i suoi limiti e i suoi errori, avevano fino ad allora offerto motivazione ed esempio per l’ambizione di chi voleva realizzare un diverso modello statuale. Lungi dall’esserne l’origine, dunque, è fuor di dubbio che l’arretramento del comunismo in quanto sinistra rivoluzionaria, ha determinato nuove possibilità per la sinistra radicale europea, precedentemente precluse per la forza dei movimenti comunisti, che anzi nel corso degli anni si sono riformulati come movimenti della sinistra radicale.

Sinistra radicale, sinistra estrema e sinistra riformista

Seguendo attentamente i contributi precedenti, da Sartori (1976) a March e Mudde (2005) l’Autore distingue i partiti della sinistra radicale da quelli della sinistra estrema: la sinistra estrema, qualora si trovasse al governo e nella possibilità di farlo, opererebbe non un semplice cambio di squadra di governo o di politiche, ma una vera e propria trasformazione sistemica, che porti le istituzioni lontano dal modello liberaldemocratico occidentale, con cui tanto la sinistra radicale quanto quella socialdemocratica, accusano gli estremisti e i rivoluzionari, sono giunte a un compromesso. In tal senso la sinistra radicale non è infatti anti-sistemica, bensì pro-sistemica. Ciò che la distingue dalla sinistra tradizionale e socialdemocratica è infatti la sua natura anti-establishment o, per meglio dire, anti-political establishment. Per ricadere in questa definizione (Abedi 2004), i partiti della sinistra radicale devono rispettare tre requisiti: 1) avanzare una critica radicale del sistema politico senza porsi al di fuori di esso, 2) mostrare una percezione di sé come in grado di lanciare e sostenere una sfida contro l’establishment costituito, e 3) porsi come interpreti e rappresentanti della presunta divisione fra interessi popolari e classe politica costituita (sia di governo che di opposizione). Se dovessimo rifarci all’elaborazione di Hirschman (“Lealtà, defezione, protesta” di Albert O. Hirschman, recensito di recente su questo sito) diremmo che la sinistra radicale rinuncia alla defezione, ponendosi a metà fra lealtà e protesta.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Sinistra radicale, sinistra estrema e sinistra riformista

Pagina 2: Ricostruire: la difficile unificazione della sinistra radicale

Pagina 3: Valori e organizzazione della sinistra radicale

Pagina 4: La sinistra radicale in Europa


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Classe 1992, nato a L'Aquila, vive a Roma. Laureato in International Relations, dipartimento di Scienze Politiche LUISS, con 110 e lode.

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