“La sinistra radicale in Europa” di Marco Damiani
- 28 Marzo 2017

“La sinistra radicale in Europa” di Marco Damiani

Scritto da Pietro Moroni

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Ricostruire: la difficile unificazione della sinistra radicale

Nella prima parte del suo libro, Damiani ricostruisce con attenzione i processi che portarono alla costituzione di Rifondazione Comunista, Izquierda Unida, Front de Gauche e Die Linke. Come abbiamo accennato, la storia della sinistra radicale odierna è dipesa in gran parte dalle singole situazioni nazionali e dalle scelte dei preesistenti partiti comunisti. La risposta a questa crisi è dipesa di nazione in nazione dalle tradizioni e dagli aneliti dei partiti locali; in alcuni casi le scelte vengono da lontano: la transizione post-comunista del PCI nel Partito Democratico di Sinistra (PDS) e, in dissidenza con la svolta riformista di Occhetto, nel Movimento per la Rifondazione Comunista (MCR) in Italia, prende ispirazione da Palmiro Togliatti e dalla svolta eurocomunista di Enrico Berlinguer, entrambi in qualche modo antesignani di, perlomeno, un passaggio di senso dal marxismo-leninismo ortodosso a una formula italiana e democratica di comunismo. In altri si preferisce invece la rivendicazione della propria identità comunista, come nel caso del KKE in Grecia, del PCP in Portogallo, e, nonostante l’adesione al progetto eurocomunista, del Parti Communiste Français (PCF) che inizialmente “resta leninista anche dopo l’implosione del sistema leninista” (p.77), pagandone gravi conseguenze elettorali, per poi aderire a un’ipotesi di rinnovamento con l’elezione a segretario generale di Robert Hue, espressione del “comunismo municipale” francese. L’eurocomunismo influenza maggiormente la svolta del Partido Comunista de España (PCE) che anticipa tanto il PCI quanto il crollo del comunismo e, anche sotto la pressione elettorale determinata dal PSOE sull’elettorato di sinistra, fonda già nel 1986 la coalizione di Izquierda Unida (IU) con numerosi partiti della sinistra plurale spagnola.

Un minimo comun denominatore di tutte le sinistra radicali è però individuabile nella necessità di ricostruire nuovi soggetti politici a partire da tradizioni, esperienze, culture e partiti molto diversi tra loro. Questa necessità non è solo figlia della debolezza elettorale delle singole sigle radicali precedenti, ma anche di un concreto rischio di “decadimento” della proposta politica. Ne sono esempi in Italia e in Germania, pur se in maniera diversa, la corrente di Cossutta dentro Rifondazione e il Partei des Demokratischen Sozialismus (PDS) in Germania. La prima, pur componendo circa il 70% del nuovo soggetto e pur vantando un’esperienza organizzativa e pragmatica superiore alle correnti ingraiana e, soprattutto di Democrazia Proletaria, non era in grado di offrire una proposta politica attuale che andasse oltre la testimonianza da “duri e puri” della tradizione del PCI (p.29); il PDS, erede della SED che guidò la DDR per i suoi 40 anni di vita, ottenne buoni risultati nell’Est (fra i quali l’Autore segnala il 30% ottenuto alle elezioni amministrative di Berlino, nuova capitale federale) ma era totalmente assente nell’Ovest della Germania, rischiando così di scadere nella mera rappresentanza regionalistica dei Länder orientali e delle loro insoddisfazioni rispetto al processo di riunificazione e alle condizioni imposte dai tedeschi occidentali (p. 97).

Al fine di realizzare un fronte comune contro il neo-liberalismo e i tradizionali partiti socialdemocratici, il progetto di unione fra partiti il cui spettro politico poteva andare dal trotzkismo al socialismo democratico (talvolta uscito in dissenso polemico dai tradizionali partiti socialdemocratici che avevano aderito alla Terza Via), poneva urgentemente la sfida di governare un campo così vasto, con personalità e correnti dalle diverse intenzioni e forze.

Questa sfida si è proposta, principalmente, su due livelli fondamentali: il livello identitario e quello organizzativo. In entrambi i casi si sono spesso riprodotte divisioni fra chi mirava alla ridefinizione di una nuova identità per la sinistra radicale e chi invece si ispirava ad una continuità maggiore con il passato. Sul livello identitario, il tema è il se e come superare la tradizione comunista, mentre sul piano organizzativo la questione è su come riunire la sinistra radicale e con quali regole organizzare la vita interna: coalizione, federazione di partiti o un nuovo partito unificato? Con quanta autonomia interna? Il centralismo democratico è ancora un mezzo adeguato a regolare la vita interna di un partito? D’altro canto, che cosa può offrire una generica apertura ai movimenti sociali o alla società civile? La parte seconda del libro, Damiani si dedica a un’attenta descrizione dei processi che hanno portato la sinistra radicale ad elaborare diverse risposte a queste ed altre importanti domande.

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Scritto da
Pietro Moroni

Classe 1992, nato a L'Aquila, vive a Roma. Laureato in International Relations, dipartimento di Scienze Politiche LUISS, con 110 e lode.

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