“La sinistra radicale in Europa” di Marco Damiani
- 28 Marzo 2017

“La sinistra radicale in Europa” di Marco Damiani

Scritto da Pietro Moroni

11 minuti di lettura

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Solve et coagula

Il dialogo fra le diverse aree della sinistra radicale è complesso e si articola in momenti di compromesso e di scontro e, talvolta, di rottura: talvolta rottura inevitabile, a causa di obiettivi irreconciliabilmente diversi (come per alcune aree comuniste e trotzkiste che non accettarono il programma sostanzialmente pro-sistemico che andava caratterizzando le nuove formazioni di sinistra radicale), altre volte per incapacità dei dirigenti di governare l’area di incertezza organizzativa (Panebianco, 1982) e di tenere unito il partito. E se inizialmente l’unità è stata mantenuta, ora grazie alle capacità di mediazione di leader come Julio Anguita nel PCE o Robert Hue nel PCF, ora grazie a compromessi fra l’ala conservatrice e quella rinnovatrice come fra Cossutta e Garavini e poi Cossutta e Bertinotti, col passare degli anni alcune contraddizioni si sono dimostrate esplosive, in Italia, invero, più che nel resto d’Europa.

Rifondazione subisce infatti varie scissioni, la più grave delle quali è quella del Partito dei Comunisti Italiani (PdCI) di Cossutta e di Diliberto, in quanto è la prima a determinare una frattura non solo nella classe dirigente, ma nello stesso elettorato. In seguito, il nuovo corso bertinottiano inaugurato a Rimini, con la sua aspirazione a creare un partito nuovo e plurale, attento alla sfida del governo quanto al mondo dei movimenti sociali, registra una sconfitta senza appello nelle elezioni del 2008, con il fallimento del progetto della Sinistra Arcobaleno, e si conclude negativamente al congresso di Chianciano, quando i bertinottiani, guidati da Vendola, ritornano per la prima volta minoranza, oltretutto lamentando, nelle parole di Gennaro Migliore che Damiani intervista per illustrare quel fondamentale passaggio, la scarsa chiarezza nel porre in maniera trasparente il tema dello scioglimento e superamento di Rifondazione, tesi che comunque viene battuta, con uno scarto minimo, da Paolo Ferrero. I vendoliani a quel punto portano il loro progetto politico in SEL, mentre Rifondazione percorrerà altre esperienze di scarso successo elettorale per riunire la sinistra, come la Federazione della Sinistra (ispirata al FdG francese e IU spagnola e dove si ritrova anche il PdCI) e Rivoluzione Civile, per poi tornare infine nel Parlamento Europeo con l’Altra Europa con Tsipras, formazione che vede la partecipazione di SEL ma non del PdCI.

Molto più feconde sono le esperienze estere. Nonostante il ritardo, il PCF con Robert Hue va a costruire il Front de Gauche assieme ad altri partiti, sull’esperienza di Izquierda Unida, e all’interno del FdG si costituisce un nuovo partito, il Parti de Gauche, fondato dal carismatico Jean-Luc Mélenchon, già esponente della sinistra del Partito Socialista francese. Il rapporto fra PCF e PdG nel Fronte è complesso ed è uno degli ambiti in cui si confrontano gli innovatori che si riconoscono in Mélenchon e la vasta ala moderata che, non solo nel PCF, vuole preservare l’autonomia e la dignità dei soggetti costitutivi del Fronte.

Il PCE perde il suo storico leader Santiago Carrillo, in polemica con il processo riformatore del partito, e Izquierda Unida attraversa anch’essa peripezie simili a quelle di Rifondazione, subendo una scissione sulla destra da parte dell’ala più moderata e vicina al PSOE, ma nel complesso mantiene la sua unità nel corso degli anni e continua il laborioso dialogo per radunare tutte le forze della sinistra radicale, fino al momento in cui sorge Podemos, altro movimento di sinistra radicale e interprete e successore delle proteste degli indignados. La new left di Pablo Iglesias ha sottratto il terreno delle proteste civili spagnole a IU, indebolendola, ma ha comunque rappresentato un rafforzamento complessivo della sinistra radicale in Spagna.

La Germania rimane forse l’esperimento più riuscito di creazione di un nuovo partito. Le dirigenze di WASG e PDS hanno superato le resistenze iniziali e, dopo l’esperimento del Linkspartei, hanno fondato Die Linke (DL o semplicemente Linke) sotto la guida di Lothar Bisky e Oskar Lafontaine. La scelta unitaria, già chiara nei dirigenti dei due partiti, è dovuta principalmente a due fattori: da un lato la consapevolezza che né il PDS, inesistente nell’Ovest, né la piccola WASG avevano prospettive da soli, dall’altro la legge elettorale tedesca, che non prevede coalizioni o apparentamenti partitici di alcun tipo, non lasciava altra soluzione che la configurazione unitaria.

Valori e organizzazione della sinistra radicale

Il sistema di valori da parte della new left è articolato da Damiani con il linguaggio informatico di hardware e software. L’hardware della sinistra radicale è, per Damiani, “il principio generale della parità delle condizioni di vita” (p.122) che ispira la sinistra radicale in un “realismo utopico” a cui tendere al fine di migliorare progressivamente la società. Damiani individua a tal punto quattro software, o contenuti: ricomposizione democratica delle istituzioni liberaldemocratiche, giustizia sociale, ristrutturazione ecologica dell’economia, politiche di pace e di solidarietà internazionale, e estensione dei diritti civili di cittadinanza (p.123).

 

Sinistra radicale: Approccio ai valori rigido Approccio ai valori flessibile
Organizzazione chiusa Tradizionale Elettorale
Organizzazione aperta Progressista Movimentista

Elaborazione dell’Autore, da Tarditi (2015)

 

Approccio ai valori rigido Approccio ai valori flessibile
Organizzazione chiusa PCE-PCF-PDS(Ger.)
PRC (dopo il 2008)
IU-Linke-FdG

PRC (1994-2008)

L’Altra Europa con Tsipras

Organizzazione aperta Sinn Féin[7] Podemos

Elaborazione dell’Autore sulla base della precedente tabella

 

Damiani analizza con cura tanto la questione valoriale e identitaria, quanto quella dell’organizzazione e della membership, analizzandola anche quantitativamente nel corso degli anni. Le differenze fra e i significati di partito unitario, partito-coalizione, fronte di partiti e cartello elettorale sono in questa parte approfonditi e spiegati.

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Scritto da
Pietro Moroni

Classe 1992, nato a L'Aquila, vive a Roma. Laureato in International Relations, dipartimento di Scienze Politiche LUISS, con 110 e lode.

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