“La società non esiste. La fine della classe media occidentale” di Christophe Guilluy

Christophe Guilluy

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Diseguaglianze geografiche

La classi medie, concetto intrinsecamente vago ma utile per fotografare una determinata realtà, rappresentano secondo alcune analisi tra il 50 e il 70% della popolazione[1]. La mappa che Guilluy ci offre va al di là della tradizionale contrapposizione tra territori urbani e rurali e anche della inflazionata dialettica centro-periferie. L’analisi dell’Autore comprende uno spazio più ampio, dove è possibile osservare quella “frattura sociale” di cui parlava il filosofo Marcel Gauchet agli inizi degli anni Novanta, simbolo della dolorosa transizione delle classi medie verso un mondo globalizzato e competitivo. «Nelle aree più remote delle metropoli del mondo, in quelle delle città di piccole e medie dimensioni, del suburbano imposto[2] e dei territori rurali, gli effetti negativi della globalizzazione sono sempre più visibili. Questi territori disegnano un continuum socioculturale nel quale sono rappresentate le categorie popolari. È la “Francia periferica”, concetto che ho sviluppato nei primi anni Duemila». (p.15).

Queste aree[3], in cui l’insicurezza economica si unisce all’insicurezza culturale, sono un serbatoio importante di voti per i movimenti antisistema e rappresentano la nuova geografia sociale del ventunesimo secolo, cristallizzata in una dialettica iniqua: il mondo di sotto, come lo chiama l’Autore, desertificato e abitato dai cosiddetti somewhere, quelli che vengono “da qualche parte”, e il mondo di sopra, barricato nelle metropoli sempre più ricche e composto dagli anywhere[4], quelli che vengono “da ovunque”, ovvero i borghesi cosmopoliti che non necessitano di confini e radicamenti territoriali. Questa immagine, per quanto generalizzante sotto alcuni aspetti (come definire in modo analitico il mondo di sotto?), descrive bene un processo di progressiva concentrazione della ricchezza al centro dimostrato dai dati; e, soprattutto, descrive una contrapposizione popolo/élite cosmopolita che, a prescindere dalla sua validità scientifica, si è fortemente radicata nell’immaginario collettivo dei ceti popolari. In ogni caso, alcuni dati possono confermare quanto detto: «I numeri sono implacabili. In Francia, il movimento di concentrazione dell’occupazione nelle metropoli è iniziato con il Ventunesimo secolo e sta prendendo sempre più piede. Tra l 2006 e il 2013 i nuovi posti di lavoro si sono concentrati essenzialmente nelle aree urbane con più di 500.000 abitanti. Una dozzina di metropoli francesi rappresentano da sole quasi il 46% di posti di lavoro, il 22% dei quali si trova nella sola area urbana di Parigi». (pp. 17-18). Il mercato immobiliare fornisce un ulteriore elemento di prova: chi avesse acquistato nel 2007 una proprietà per 100.000 euro in una delle dieci maggiori città francesi, oggi avrebbe il suo investimento rivalutato in media a circa 122.000, mentre se avesse investito in una città piccola oggi l’investimento varrebbe poco più di 87 mila.

Questa diseguaglianza territoriale è complementare a quella disuguaglianza economica esplosa negli ultimi quarant’anni e ben descritta dall’economista Branko Milanovic nel suo grafico ad elefante[5]: i benefici della globalizzazione sono andati alla metà più povera della popolazione mondiale grazie alla forte crescita dell’Asia e all’1% più ricco, mentre alla classe media occidentale sono rimaste le briciole. Come dimostrano gli studi dell’economista Olivier Godechot, tra il 1980 e il 2007 lo stipendio medio francese è aumentato solo dello 0,82%, contro un aumento superiore al 340% per lo 0,01% della popolazione con i salari più alti. Attraverso questi dati è possibile comprendere l’immagine radicale ma suggestiva del mondo di sopra e del mondo di sotto: Guilluy ci racconta di metropoli ricche abitate da grandi manager, ingegneri e professionisti e di un mondo periferico vastissimo, abitato da un ceto medio impoverito, composto da operai, piccoli artigiani, impiegati, lavoratori autonomi etc. Un mondo, scrive l’Autore, che sta andando verso l’estinzione, inaugurando così «l’epoca della a-società, il tempo della rottura del legame tra il mondo di sopra e il mondo di sotto». (p.63).

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[1] Julien Damon, Les classes moyennes, PUF, Parigi 2014. I riferimenti nel libro sono perlopiù relativi alla Francia.

[2] Concetto sviluppato da Laurent Chalard, geografo dello European Centre of International Affairs (ECIA).

[3] Per una identificazione più dettagliata di queste aree si veda Christophe Guilluy, “La France périphérique délaissée”, Libération, 1 ottobre 2003.

[4] David Goodhart, The Road to Somewhere: The New Tribes Shaping British Politics, Penguin Books, 2017.

[5] Si veda https://www.pandorarivista.it/articoli/ingiustizia-globale-branko-milanovic/


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Classe 1997, di Udine. Studia giurisprudenza presso l'Università degli studi di Trieste. Su Pandora scrive soprattutto di teoria politica e trasformazioni socioeconomiche, con particolare attenzione alle anomalie del capitalismo contemporaneo, all’impatto delle tecnologie nel mondo del lavoro e nella società e ai problemi socioculturali della globalizzazione.

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