La trasformazione digitale come processo trasversale: lineamenti strategici della prospettiva regionale
- 20 Dicembre 2021

La trasformazione digitale come processo trasversale: lineamenti strategici della prospettiva regionale

Scritto da Andrea Pareschi

11 minuti di lettura

La trasformazione digitale è parte sostanziale dell’agenda di policy ad ogni livello di governo. Indicata dalla Commissione von der Leyen come una delle sue priorità strategiche sotto il nome di Un’Europa pronta per l’era digitale, la necessità di indirizzare al meglio l’impatto delle innovazioni tecnologiche rappresenta inoltre uno dei tre assi strategici del PNRR dell’Italia e il nocciolo duro della sua Missione 1. Anche nel Patto per il Lavoro e per il Clima (PLC) essa riveste un ruolo di rilievo. Nel gennaio 2021, l’Assessore allo Sviluppo economico Vincenzo Colla connotava la «necessità di adattarsi alla digitalizzazione, che investe tanto il settore pubblico quanto quello privato», come il primo elemento di originalità rispetto al Patto per il Lavoro (PL) siglato nel 2015[1]: «In questo contesto, però, è necessario che l’innovazione sia governata. […] Bisogna costruire una grande mediazione fra tecnologia, lavoro, ricerca e umanesimo. La filosofia del Patto è quella di promuovere un aumento delle dotazioni tecnologiche, promovendo al tempo stesso un approccio diffuso e condiviso alle decisioni ad esse inerenti».

Questo articolo tratteggia la posizione conferita alla transizione digitale nella prospettiva del PLC. Prendendo in esame il suo “testo” e il più ampio “contesto”, focalizza le connessioni con documenti programmatici regionali quasi coevi: il Programma di Mandato 2020-2025, Data Valley Bene Comune – Agenda Digitale dell’Emilia-Romagna (ADER) 2020-2025, le Linee di Indirizzo per la Trasformazione Digitale 2021-2023, il Documento Strategico Regionale (DSR) per la programmazione unitaria delle politiche europee di sviluppo 2021-2027 e la Strategia di Specializzazione Intelligente (S3) 2021-2027.

 

Resilienza regionale e politica industriale

L’analisi prende le mosse da letteratura accademica, ad opera (fra gli altri) dell’ex Assessore Patrizio Bianchi, che illumina le fondamenta teoriche della riprogrammazione delle politiche regionali avviata con il PL e proseguita con il PLC. Secondo tali coordinate, la trasformazione digitale concorre al disegno integrato di una politica industriale sistemica, capace di coniugare crescita della produttività e del valore aggiunto con inclusività e coesione sociale[2]. La sorreggono quattro leve interconnesse dello sviluppo industriale[3]: politiche per le competenze e il capitale umano, politiche dell’innovazione per la creazione e il trasferimento di conoscenze, politiche di espansione strutturale delle capacità produttive, politiche sociali e di welfare.

Una siffatta politica industriale è fulcro della costruzione di capacità di adattamento del tessuto socioeconomico regionale ai cambiamenti di lungo e di breve periodo (“resilienza regionale”). In questo contesto è concepito come centrale un dialogo costante con gli stakeholder, fra cui i settori produttivi: una continuità durevole nella tradizione di governo emiliano- romagnola[4], corroborata dalle recenti politiche regionali. In coerenza con gli studi sulle «strategie di ricerca e innovazione per una specializzazione intelligente», «processi di scoperta imprenditoriale», favoriti dalla guida fornita dal governo regionale anche attraverso apposite agenzie di supporto, sviluppano «capacità dinamiche» intese come proprietà degli ecosistemi regionali[5]. Se tali capacità possono essere «multiuso» o «specifiche», di certo analisi dei Big Data, intelligenza artificiale e calcolo ad alte prestazioni ricadono nella prima categoria.

Ai decisori regionali si richiede quindi spirito d’iniziativa sul lato dell’innovazione, per identificare opportunità, e delle istituzioni, per plasmare norme consequenziali, oltre che leadership di posizione nel perseguire l’allineamento di visioni e aspettative tra gli attori[6]. Nel sistema regionale devono essere instaurati principi di «governance partecipativa e consapevole» per la definizione collettiva di una via allo sviluppo sociale, «coerenza» tramite l’assumere responsabilità condivise, «integrazione» fra azioni in ambiti di policy distinti, «organizzazione» appropriata della macchina regionale, apertura alla «trasformazione» strutturale[7].

È interessante notare che tale prospettiva teorica assume che «obiettivi sistemici siano generati tramite la reciproca pesatura (mediante accordo o contrasto) degli obiettivi parziali espressi dagli stakeholder principali, che a loro volta possono riflettere la reciproca pesatura […] di altri obiettivi parziali ai livelli più bassi di aggregazione»[8]. Le diversità di valori e interessi tra gli attori sono perciò intese, entro un ecosistema capace di generare fiducia, inclusione e generale cooperazione, come propulsori di mutamento[9].

 

La trasformazione digitale nel PLC

Qual è il preciso ruolo della trasformazione digitale? Il PLC la evoca in quattro accezioni. Innanzitutto, come “sfida” critica, insieme a demografia, emergenza climatica e disuguaglianze. La lettura della congiuntura è affidata, come in ADER 2020-2025 e DSR 2021-2027, al Digital Economy and Society Index (DESI) di derivazione europea, fondato su 35 indicatori di connettività, competenze digitali, uso di Internet, digitalizzazione delle imprese, servizi pubblici digitali. Il DESI regionale 2020 colloca l’Emilia-Romagna al 4° posto nel Paese[10], ma il PLC constata «un ritardo significativo nel confronto con le altre regioni europee, in particolare sull’utilizzo di internet nella sfera delle attività quotidiane e sulle competenze in materia di ICT» (p. 11).

La trasformazione digitale è comunque descritta anche come “scelta” deliberata. Essa consiste nell’«orientare la rivoluzione digitale verso un nuovo umanesimo perché il futuro e l’evoluzione della tecnologia non siano determinati ma determinabili e dunque un diritto di tutte e tutti, un bene al servizio dei bisogni delle persone, della coesione e della competitività dei territori, un driver per lo sviluppo sostenibile e per una riqualificazione digitale e verde dell’occupazione» (p. 16). In terzo luogo, il digitale costituisce il primo di quattro decisivi “processi trasversali”, con «l’impegno ad accelerare la trasformazione digitale dell’intera società regionale, continuando a investire, da un lato, nella Data Valley, hub di ricerca e innovazione di rango globale, dall’altro, nella diffusione di competenze digitali che garantiscano pari opportunità alle persone e competitività alle imprese di tutto il territorio» (p. 38). Una transizione digitale inclusiva richiede diritto di accesso alla rete a banda larga, competenze diffuse e formazione tecnico-scientifica, sviluppo di imprese e filiere verso Industria 4.0, servizi pubblici digitali e semplificazione della PA, digitale nella cultura e nelle arti.

In quanto processo trasversale, la trasformazione digitale innerva i quattro “obiettivi strategici” del PLC. Il rafforzamento dell’ecosistema della ricerca e dell’innovazione è sotteso agli obiettivi Regione delle conoscenze e dei saperi e Regione del lavoro, delle imprese e delle opportunità, come gli investimenti destinati alla Data Valley e l’attrazione di istituzioni di ricerca internazionali. La connettività diffusa, precondizione per attrattività e competitività del territorio, è parimenti presidio necessario per le aree interne secondo l’obiettivo Regione dei diritti e dei doveri; esso ricomprende anche le potenzialità dello smart working, così come telemedicina e teleassistenza per un servizio sanitario meglio integrato. Rileva infine citare l’agricoltura di precisione, nonché il modello della smart city per una mobilità sostenibile secondo l’obiettivo Regione della transizione ecologica.

 

La trasformazione digitale e i documenti strategici regionali

Una contestualizzazione di questi spunti si giova anzitutto della Legge regionale n. 7 del 2019, Investimenti della Regione Emilia- Romagna in materia di Big Data e Intelligenza Artificiale, Meteorologia e Cambiamento Climatico, volta a sostenere «lo sviluppo della ricerca, dell’innovazione, delle alte competenze [in tali ambiti] quali aree strategiche per lo sviluppo economico e sociale della Regione» (art. 1). Come si dirà, oltre a plasmare gli spazi del Tecnopolo di Bologna, la legge istituiva la Fondazione IFAB, atta a «delineare le prospettive dello sviluppo scientifico e tecnologico, delle trasformazioni produttive connesse e delle politiche pubbliche» (art. 5).

Nella XI Legislatura, già il nuovo programma di mandato riflette l’ambizione nel campo del digitale, che emerge diffusamente tra gli obiettivi degli assessorati: Una digitalizzazione pervasiva e capillare, Competenze all’altezza delle sfide della contemporaneità, Regione iperconnessa e diritto all’accesso, La Regione dei dati: Efficienza e semplificazione, Cittadinanza e competenza digitale, Conoscenza, innovazione e semplificazione, Digital Humanities.

Dal canto suo, l’ADER 2020-2025 accoglie appieno l’asse indicato dal PLC nella «trasformazione digitale dell’economia e della società a partire da tre componenti imprescindibili: l’infrastrutturazione, il diritto di accesso e le competenze delle persone» (p. 10). Contributi degli assessori dettagliano le aspettative riposte nel digitale: telemedicina e trasporto pubblico locale, agricoltura di precisione e monitoraggio idrogeologico, nella cornice di una strategia concertata di raccolta e condivisione dei dati a vantaggio di tutti i soggetti del territorio. Le otto “sfide” digitali da curare riguardano: valore dei dati, competenze digitali, trasformazione della PA e dei settori produttivi, servizi pubblici digitali, reti e connessione, aree svantaggiate, disparità di genere.

Le Linee di indirizzo 2021-2023, rivolte alla PA, indicano secondo la relativa Delibera della Giunta un percorso teso «a fare della PA l’apripista, lo sperimentatore e il pilota» per impatti positivi sul contesto socioeconomico regionale. Le misure operative che rifunzionalizzano l’organizzazione sono inquadrate in sei indirizzi: Approccio data-driven, Servizi aumentati, Trasformazione digitale sicura, etica e accessibile, Professionalità digitali, Modalità di lavoro smart, Infrastrutture affidabili e performanti.

Il DSR 2021-2027, che ricollega agli obiettivi del PLC la programmazione operativa dei fondi europei gestiti dall’amministrazione regionale, riprende numerosi capisaldi teorici esplorati in precedenza, tra cui un approccio place-based e whole-of-government. Le quattro lenti attraverso cui legge le lezioni del precedente periodo di programmazione (Innovazione, Competitività del sistema economico, Giovani e startup, Digitalizzazione) riflettono ampiamente l’utilità del digitale. Il documento declina la trasformazione digitale specialmente in relazione al primo obiettivo del PLC, facendo leva su istruzione e formazione come «asset abilitante», e al quarto, improntato a digitalizzazione e innovazione delle filiere.

«Nel disegno regionale alla potenza di calcolo (HPC) e alle alte competenze in materia di intelligenza artificiale e Big Data si affiancano, in modo diffuso e distribuito, conoscenze di base e di medio livello, infrastrutture tecnologiche disponibili su tutto il territorio, reti territoriali e presidi di accompagnamento alla trasformazione digitale di prossimità» (p. 76).

Secondo il DSR 2021-2027, nella nuova Strategia S3 regionale assume «un peso del tutto nuovo lo sviluppo dei Big Data e dell’Intelligenza Artificiale, trasversale per il forte impatto sulle policy e sulle soluzioni messe in campo»; e le notevoli dotazioni in fatto di tecnologie e applicazioni digitali, centri di ricerca e infrastrutture di supercalcolo, «devono accrescere il ruolo dell’Emilia-Romagna nelle nuove frontiere dell’economia digitale e dei dati» (p. 83).

 

L’ecosistema regionale della ricerca e dell’innovazione

Fondamentale è perciò l’ecosistema della ricerca e dell’innovazione, tanto che l’ADER 2020-2025 attesta la condivisione del proprio contenuto con i suoi attori. Al suo coordinamento presiede ART-ER, società consortile della Regione Emilia-Romagna, che supporta il decisore pubblico nella programmazione, promuove la ricerca industriale, l’innovazione e il trasferimento tecnologico, cura l’internazionalizzazione del territorio e la promozione degli investimenti. Lepida ScpA, che la Regione detiene insieme ad oltre 440 enti pubblici, gestisce la rete che connette le PA del territorio regionale; progetta, fornisce e gestisce servizi ICT all’ente regionale e agli enti locali; progetta e realizza servizi digitali alla persona (SPID, FSE). Su Bologna insiste anche il CINECA, ampio consorzio interuniversitario che costituisce oggi il massimo centro di calcolo in Italia. Sotto l’egida del MIUR, il CINECA sostiene la ricerca scientifica, pubblica e privata, e sviluppa sistemi informativi a vantaggio di università, PA, sanità e imprese.

Con la Regione, le realtà pubbliche citate e quattro atenei, enti nazionali quali CNR, INFN ed ENEA animano l’Associazione Big Data, che promuove la condivisione di conoscenze e infrastrutture di ricerca per una messa a frutto di Big Data e supercalcolo. Nel 2019 l’associazione si è unita ad alcune imprese nella International Foundation Big Data and Artificial Intelligence for Human Development (IFAB), voluta dall’amministrazione regionale come luogo di collegamento strategico fra pubblico e privato, fra ricerca e industria, per l’elaborazione di una visione sistemica.

Fra i 10 Tecnopoli, infrastrutture che accolgono spazi e servizi dedicati alle aziende per la ricerca industriale e il trasferimento tecnologico, spicca quello di Bologna, destinato a ospitare l’80% della capacità di calcolo italiana e il 20% di quella europea. Dal 2021 vi è accolto il centro dati e previsione dello European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF), e dal 2022 sarà operativo HPC Leonardo, supercomputer fra i più potenti in Europa, gestito dal CINECA e a disposizione degli stakeholder. Ancora, vi troveranno spazio le sedi di ENEA, Agenzia ItaliaMeteo, Associazione Big Data e IFAB, e diversi centri universitari.

Attraverso i suoi 95 laboratori di ricerca industriale e centri per l’innovazione, la Rete Alta Tecnologia riveste un ruolo cruciale a sostegno di imprese e industria. Ad essa si collegano i sette Clust-ER creati, per altrettanti settori produttivi, sulla scorta della Strategia S3: ciascuno ricomprende soggetti privati e pubblici – imprese, centri di ricerca ed enti di formazione – che condividono idee e risorse a sostegno della competitività del settore, delineando scenari da perseguire collettivamente. Uno dei Clust-ER, INNOVATE, è incentrato sulle tecnologie digitali.

Infine, il consorzio pubblico-privato Big Data Innovation & Research Excellence (BI-REX), uno degli otto Competence Center istituiti dal MISE nel 2018 con il piano Industria 4.0, è partecipato dalla Regione tramite ART-ER e ospitato anch’esso nel Tecnopolo di Bologna. Specializzato nelle applicazioni dei Big Data, BI-REX supporta le industrie con servizi di consulenza e trasferimento tecnologico e ha inaugurato nel 2020 la Linea Pilota: una fabbrica avveniristica in cui sperimentare le opportunità della trasformazione digitale accedendo ad avanzati macchinari e tecnologie abilitanti[11].

 

Conclusioni

Nel tirare le somme sul ruolo della trasformazione digitale nel paradigma di sviluppo regionale tracciato a partire dal PLC, è fruttuoso iniziare dal suo proposito di «allineare il percorso dell’Emilia-Romagna a quelli previsti dall’Agenda 2030, dall’Accordo di Parigi, dall’Unione Europea per la riduzione delle emissioni climalteranti almeno del 55% entro il 2030, dalla programmazione dei fondi europei 2021- 2027 e dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza» (p. 9). Il DSR 2021-2027, che a sua volta valorizza l’Agenda 2030, valuta essenziale per la transizione ecologica e digitale la progettualità del PLC. La via emiliana alla “doppia transizione”, che costituisce un pilastro dell’attuale strategia europea, passa ad esempio per l’uso del supercalcolo per elaborare gemelli digitali, monitorare l’inquinamento, prevenire disastri naturali[12].

Proprio l’allineamento con l’UE è strutturale. Il PLC nota che «[r]iferimento strategico per le nostre scelte è l’Unione Europea, non solo per la funzione che svolge, ma soprattutto per i valori di coesione e democrazia di cui è portatrice» (p. 8); e numerosi sono i richiami nei piani strategici. L’ADER 2020- 2025, ad esempio, cita la Strategia europea dei dati (2020), a cui aprire la strada con la propria Data Strategy regionale; un allegato enuncia le principali politiche digitali europee, citando la S3 come strumento diffuso nell’intera UE. Il DSR 2021-2027, oltre ad illustrare la priorità Un’Europa pronta per il digitale, riepiloga le misure proposte dall’UE in relazione ad ogni obiettivo strategico del PLC: compresi il Piano d’azione per l’istruzione digitale e la Strategia industriale europea (2020), i programmi Horizon Europe e Digital Europe. Notevole è anche il fattivo ricorso alle opportunità europee, fra cui l’installazione di Leonardo promossa dall’iniziativa EuroHPC, o la partecipazione di due proposte alla selezione dei nuovi European Digital Innovation Hubs (EDIH): BI-REX++, coordinata da BIREX, e ER2DIGIT, coordinata da ART-ER e Lepida. Da citare anche il progetto DT4Regions, di cui la Regione è capofila, volto alla creazione di una piattaforma europea per elaborare e condividere soluzioni digitali ai problemi collettivi[13].

L’allineamento di policy è affermato anche verso il livello nazionale. Secondo l’ADER 2020-2025, «[i]n Italia sono state prodotte programmazioni e normative del tutto coerenti con quelle EU e con DVBC, con parole chiave come competenze, dati, intelligenza artificiale» (p. 53): il progetto Repubblica Digitale, la Strategia per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione del Paese 2025, il Piano Triennale per l’Informatica nella PA 2020-2022. Snodo di assoluto rilievo è il PNRR, i cui investimenti della Missione 1 sono indicati nel DSR 2021-2027 come «linee d’intervento pienamente coerenti» con il PLC e le pianificazioni regionali (p. 78). Di recente, il presidente Bonaccini ha soggiunto che «l’Emilia-Romagna ha previsto da tempo due assi fondamentali: la transizione ecologica e quella digitale, sono gli stessi indicati dal Governo, nei qual[i] ci ritroviamo al cento per cento»[14]. Né le sinergie si limitano alle parole, come illustrano gli sforzi coordinati che hanno posto le basi del Tecnopolo bolognese.

Va poi rimarcato il favore per la cooperazione pubblico-privato, ben illustrato dalla configurazione dell’ecosistema regionale. Da un lato vi è l’idea che non esista privato forte se il pubblico è debole, che non vi sia alternativa al ritorno della politica per mediare gli impatti sociali della tecnologia[15]. Così, l’ADER 2020-2025 traccia per la PA regionale un ruolo di guida nella Data Valley Bene Comune: «governare il processo, essere da stimolo per la produzione e l’uso dei dati da parte del pubblico e dei privati, garantire l’eticità del trattamento» (p. 17). Dall’altro lato, l’esigenza di «fare rete», poiché nel complesso presente nessuna organizzazione potrebbe più rinvenire in sé tutte le risorse necessarie, sembra veicolare una visione più paritaria di Stato (anzi Regione) e mercato, ricollegata nel DSR 2021-2027 all’UE: «Lo sviluppo di partenariati [è] modalità consolidata per far convergere risorse e competenze diverse per il raggiungimento di uno specifico risultato. L’approccio alle sfide e alle missioni suggerito anche dall’Unione Europea per le politiche di innovazione rappresenta un salto di scala nella capacità di lavorare insieme per portafogli di progetti complementari […] In Emilia-Romagna il Patto per il Lavoro e per il Clima deve essere la piattaforma di governance abilitante» (p. 52).

Partecipando al Dialoghi di Pandora Rivista – Festival nel settembre 2021, l’Assessore Colla ha argomentato che, per tracciare una traiettoria per lo sviluppo e la tenuta del proprio sistema socioeconomico, nel 2015 la Regione Emilia-Romagna avesse operato una lettura di quanto c’era di orientato al progresso fra le grandi strategie dell’epoca: e così ha continuato a fare con il Patto per il Lavoro e per il Clima, valorizzando la svolta espansiva dell’UE nel tempo straordinario della pandemia[16]. Questo articolo approda a tale ricostruzione. Se, in ogni caso, va riconosciuta alla prospettiva regionale la capacità di collocarsi in maniera ottimale nella configurazione dell’esistente, l’autonomia dell’impianto teorico sotteso alle politiche degli anni recenti mostra come, accanto ad una efficace comprensione della structure, vi sia l’esercizio di una agency al suo margine.


[1] G. Bottos, Il Patto per il Lavoro e per il Clima e i Tecnopoli. Intervista a Vincenzo Colla, «pandorarivista.it», 29 gennaio 2021.

[2] P. Bianchi, M. Biggeri e A. Ferrannini, The political economy of places from a Sustainable Human Development perspective: the case of Emilia-Romagna, «Cambridge Journal of Regions, Economy and Society», 14(1), pp. 93-116, 2021.

[3] P. Bianchi e S. Labory, Industrial Policies After the Crisis: Seizing the Future, Edward Elgar Publishing, Cheltenham – Northampton 2011.

[4] P. Bianchi, R. Giardino, S. Labory, A. Rinaldi e G. Solinas (2021), Regional resilience: Lessons from a historical analysis of the Emilia-Romagna Region in Italy, «Business History», Special issue paper in Resilience in regional economic systems, 2021.

[5] S. Labory e P. Bianchi, Regional industrial policy in times of big disruption: Building dynamic capabilities in regions, «Regional Studies», 55:10-11, pp. 1829-1838, 2021.

[6] Si veda la nota 5.

[7] Si veda la nota 2.

[8] I. Cardinale e R. Scazzieri (a cura di), The Palgrave Handbook of Political Economy, Palgrave Macmillan, Londra 2018, p. 3, traduzione propria.

[9] Si veda la nota 2.

[10] Il DESI regionale 2020 è elaborato dall’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano insieme a diversi enti, tra cui la Regione Emilia-Romagna e ART-ER. Per maggiori informazioni: https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/desi-regionale-2020-restaforte-il-gap-digitale-nord-sud-e-col-resto-deuropa/

[11] Industria 4.0: inaugurata a Bi-Rex la prima Linea Pilota d’Italia, «Unibo Magazine», 27 ottobre 2020.

[12] S. Bassini, L’Italia nella corsa globale per il supercalcolo, Pandora Rivista, 1/2021.

[13] https://www.regione.emilia-romagna.it/sede-di-bruxelles/notizie/2021/kick-off-meetingdt4regions-lancio-del-progetto-per-la-trasformazione-digitale-della-pa-a-guida-emiliaromagna

[14] S. Bonaccini, “Transizione ecologica e digitale, le due priorità per il nostro PNRR”, 14 ottobre 2021.

[15] Per approfondire si rimanda alla registrazione dell’incontro del Dialoghi di Pandora Rivista – Festival 2021: IA, dati e supercalcolo: una prospettiva per uno sviluppo umano sostenibile, a cui hanno partecipato Sanzio Bassini, Vincenzo Colla, Rita Cucchiara e Michela Milano. Il video è disponibile sul canale Youtube di Pandora Rivista.

[16] Si veda la nota 14.

Scritto da
Andrea Pareschi

Classe 1991, di Bologna. Professore a contratto all’Università di Bologna. Nel 2019 ha conseguito un dottorato di ricerca in Political Science, European Politics and International Relations presso la Scuola Superiore Sant’Anna e le università di Siena, Pisa e Firenze. Laureato in Studi Internazionali a Bologna e in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì, ha frequentato il Collegio Superiore di Bologna. Ha trascorso periodi di studio presso l’ENS di Parigi e la UAB di Barcellona e soggiorni di ricerca presso l’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne e il King’s College London. I suoi studi si concentrano su: processo di integrazione europea, euroscetticismo, populismo, discrepanze di opinione tra élite e cittadini, politica britannica e Brexit.

Pandora Rivista esiste grazie a te. Sostienila

Se pensi che questo e altri articoli di Pandora Rivista affrontino argomenti interessanti e propongano approfondimenti di qualità, forse potresti pensare di sostenere il nostro progetto, che esiste grazie ai suoi lettori e ai giovani redattori che lo animano. Il modo più semplice è abbonarsi alla rivista cartacea e ai contenuti online Pandora+, ma puoi anche fare una donazione a supporto del progetto. Grazie!

Abbonati ora

Seguici