L’altro liberalismo: John Dewey

John Dewey

Potrebbe sembrare una scelta bizzarra quella di riprendere in mano, in questo preciso momento storico, alcuni scritti sul liberalismo di John Dewey 1, filosofo e pedagogista statunitense nato nel 1859 e morto nel 1952. Invece una rilettura del suo pensiero (per quanto non sistematica e senza alcuna pretesa di scientificità) può essere utile ancora oggi come prezioso stimolo di riflessione non solo per chi si professa liberale, ma anche per chi con la cultura liberale intrattiene un rapporto critico.

Dewey non gode di grande notorietà nel nostro Paese, nonostante le sue opere politiche più celebri – pubblicate negli anni Trenta in America – siano state tradotte da La Nuova Italia nel dopoguerra. Il lettore italiano però potrà trovarsi in qualche modo a proprio agio leggendo le poche righe che seguono: le sue concezioni, elaborate oltreoceano, presentano non poche assonanze con due correnti di pensiero piuttosto influenti nella nostra tradizione politico-culturale (personalismo cattolico e socialismo liberale).

John Dewey si professa liberale, e da ben prima che negli Stati Uniti liberal diventasse sinonimo di “progressista”. Per tutta la sua vita questa sarà la sua identità politica. È utile ricostruire il contesto ideologico in cui Dewey costruì il suo peculiare liberalismo, partendo dalla sua concezione di società democratica che, elaborata negli anni giovanili, rimase fondamentalmente immutata fino alla morte 2, superando guerre, rivoluzioni, crisi economiche e cambi di egemonia.

La democrazia 3 non è una forma di governo né un’aggregazione numerica di individui: se così fosse il voto popolare si limiterebbe a rappresentare una sovranità frammentata in milioni di pezzi. Il voto è invece «la manifestazione di alcune tendenze dell’organismo sociale attraverso una sua componente» 4: la società, secondo Dewey, è paragonabile ad un unico corpo, per quanto articolato e pervaso da conflitti di classe. Quindi «dire che la democrazia è solo una forma di governo è come dire che una casa è un insieme più o meno geometrico di mattoni e malta»: semplicemente è una definizione molto parziale. Cos’è dunque la democrazia?

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[1] Per alcune sommarie note biografiche rimandiamo all’Enciclopedia Treccani.it.

[2] Giovanna Cavallari, Introduzione, in John Dewey, Scritti Politici (1888-1942), Donzelli, Roma 2003, p. XVI.

[3] John Dewey, Etica della democrazia, Ann Arbor 1888, in Dewey, Scritti Politici, cit., p. 3-22.

[4] Ibid., p. 9.


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26 anni. Dottorando in storia all'Istituto Universitario Europeo di Fiesole. Redattore di TRed e presidente dell'Associazione Fornaci Rosse di Vicenza. Su Twitter è @StePoggi.

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