“Il lavoro del futuro” di Luca De Biase

Luca De Biase

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Innovazione e competenze: prospettive per il futuro secondo De Biase

Nelle pagine finali De Biase riassume i punti cruciali evidenziati dal volume e cerca di proporre una prospettiva, un progetto che possa fungere da bussola per il viaggio nei sentieri delle trasformazioni tecnologiche.

Chi non innova, scrive il giornalista, perde occupazione, mentre chi innova può crearne; inoltre, l’intelligenza artificiale non sembra ridurre più lavoro di quanto potenzialmente può generarne, però vi è un divario tra la velocità con cui le tecnologie eliminano i posti di lavoro e la lentezza con cui trovano nuovi mercati occupazionali – lentezza dovuta anche e soprattutto, sostiene l’Autore, a fattori di tipo culturale.

Un altro aspetto importante, rinvenibile nel caso in cui non ci si focalizzi sulla costante formazione dei lavoratori, è la tendenza alla polarizzazione: da un lato persone con elevate conoscenze e ottimi risultati economici, dall’altro lavoratori poco qualificati e con redditi limitati, spesso inseriti nell’economia delle piattaforme digitali caratterizzata dalla parcellizzazione del lavoro in microattività sottopagate.

Inevitabile, per far fonte ad un contesto come questo – reso fragile soprattutto dalla discrasia tra la velocità dell’innovazione tecnologica e l’ingessatura degli assetti sociali e culturali – è l’insieme di politiche volte ad accompagnare i soggetti più deboli nei periodi di transizione: come scrive De Biase, risulterà necessaria una collaborazione tra soggetti pubblici e privati nella definizione di strategie territoriali, un’assicurazione sui salari, una formazione permanente e delle robuste politiche attive di compensazione del reddito. Non basteranno però le misure economiche: di fondamentale importanza sarà l’adeguamento dei sistemi educativi.

«Quale immagine ci si può costruire del lavoro del futuro dopo la grande trasformazione che attualmente rende tanto difficile costruirsi una prospettiva? Si intravedono tre ambiti molto diversi per lo sviluppo di mestieri adatti allo scenario economico emergente, basati su altrettanti punti di forza umani» (p.163). Il primo riguarda l’economia della conoscenza, focalizzata sulla componente immateriale dei prodotti e dei servizi; il secondo riguarda l’empatia, e si riferisce ai lavori di gestione delle relazioni sociali e di cura delle persone; l’ultimo concerne l’adattabilità, in particolare la capacità di svolgere i lavoretti utili al funzionamento delle piattaforme – questa dovrebbe però rappresentare una situazione transitoria da accompagnarsi alla formazione e la riqualificazione, dato che non può da sola consentire un percorso di crescita personale significativo.

Il volume di De Biase aiuta a capire il presente e consente di pensare, o quantomeno immaginare, il futuro. La prospettiva dell’Autore si allontana da una letteratura più pessimistica sul tema e si concentra sulle potenzialità dell’innovazione: in poche parole, guarda più alle opportunità che ai rischi insiti ad ogni trasformazione radicale delle strutture esistenti. In sintesi, quale progetto dovremmo seguire? Quali strategie sono auspicabili secondo l’Autore?

«Le conoscenze specialistiche e le competenze umanistiche dovranno dunque svilupparsi di pari passo, in contesti organizzativi capaci di unire le funzioni produttive e le esperienze formative, ispirandosi alle strutture culturali essenziali per la creazione di valore nell’epoca della conoscenza, le quali si rifanno all’artigianalità di chi vuole e sa fare bene il proprio lavoro, all’agilità tecnica di chi è capace di adattarsi al cambiamento, all’abilità narrativa di chi sa comunicare il senso di ciò che fa» (p.166).

Un quadro forse in parte ottimista rispetto alle numerose criticità che l’automazione sta già oggi mostrando, ma sicuramente interessante e, per certi versi, auspicabile.

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Classe 1997, di Udine. Studia giurisprudenza presso l'Università degli studi di Trieste. Su Pandora scrive soprattutto di teoria politica e trasformazioni socioeconomiche, con particolare attenzione alle anomalie del capitalismo contemporaneo, all’impatto delle tecnologie nel mondo del lavoro e nella società e ai problemi socioculturali della globalizzazione.

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