Le “Buone Scuole”: vent’anni di riforme incomplete. Le riforme Moratti e Gelmini
- 19 Gennaio 2016

Le “Buone Scuole”: vent’anni di riforme incomplete. Le riforme Moratti e Gelmini

Scritto da Domenico De Marco

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La sfida per la scuola italiana

Nel 2006 torna al Governo il centrosinistra e a capo del MIUR subentra Giuseppe Fioroni, il quale nel suo breve operato riesce a bloccare l’entrata in vigore della legge di riforma Moratti. Fioroni non propone una propria riforma ma presenta una serie di correttivi necessari per rendere più efficace e moderno il sistema di istruzione. Con la legge 296 del 2006 viene alzato l’obbligo scolastico a sedici anni e l’impianto della didattica viene allineato con le direttive dell’Unione Europea. Fioroni blocca il decreto legislativo 226/2005, rilanciando e ripristina, con la legge 40/2007, l’istruzione tecnica e professionale, deliberando chiaramente che allo Stato compete il rilascio dei diplomi, mentre le Regioni devono garantire le qualifiche triennali della formazione professionale. Infine, vengono varate le nuove indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo con l’obiettivo della continuità e incentrato su traguardi di competenze.

Con il ritorno nel 2008 del Governo di centrodestra si continua l’opera di ridimensionamento degli investimenti sulla scuola pubblica avviato dalla Moratti. È proprio con la legge 133/2008 che il ministro Tremonti e il ministro Gelmini avviano una vasta operazione di razionalizzazione del sistema di istruzione, tagliando in primis sul personale scolastico, riducendo il numero delle cattedre e diminuendo il “tempo scuola”. In sintesi, il ministro Gelmini ha operato da un lato sulla scuola primaria con una serie di interventi tesi soprattutto a ripristinare un modello di scuola obsoleto e tradizionale (reintroducendo la valutazione in voti numerici, abrogati nel 1977 con la legge 517, e ripristinando il maestro unico), dall’altro lato sulla secondaria di secondo grado, rispolverando la legge Moratti attraverso il D.lgs n. 226 sui licei.

La sfida per la scuola italiana rimane ancora quella di superare il modello gentiliano fondato su compartimenti stagni tra loro separati, che costituiscono un ostacolo per una più dinamica mobilità sociale e impediscono così la crescita culturale, civile ed economica del paese. Abbiamo un sistema di istruzione e di formazione classista, diviso tra il nord, il sud e le isole. La sfida per il nostro sistema di istruzione è quella di diventare (a centocinquanta anni dall’Unità di Italia) un fattore capace di unificare culturalmente il nostro paese attorno ai valori di cittadinanza indicati nella Costituzione. Riuscire ad affrontare questo limite che caratterizza il sistema scolastico italiano significa affrontare principalmente il tema del reclutamento della classe docente. Gli insegnanti si sono trovati a dover gestire la propria condizione in un caos burocratico caratterizzato da problematiche sempre nuove e di difficile risoluzione. Ma la falla più grande sono i concorsi non organizzati in modo sistematico: l’ultimo concorso prima dell’avvento del nuovo sistema di reclutamento risale al 1999. Cerchiamo di approfondire l’argomento entrando nel vivo della questione, molto complicata, per cercare di comprenderne i cambiamenti che si sono susseguiti fino all’attuale legislazione, ovvero la 107/2015, meglio conosciuta con il nome di “Buona scuola”.


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Scritto da
Domenico De Marco

Nato nel 1979 a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Da oltre dieci anni vive a Roma dove lavora nella scuola come insegnante di lettere. E’ attivo in numerosi progetti di integrazione e scolarizzazione di ragazzi stranieri nelle periferie romane.

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