“Dopo le classi dirigenti. La metamorfosi delle oligarchie nell’età globale” di Giulio Azzolini
- 22 Giugno 2017

“Dopo le classi dirigenti. La metamorfosi delle oligarchie nell’età globale” di Giulio Azzolini

Scritto da Giacomo Bottos

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Le classi dirigenti e la politica

Ma quali sono le modalità attraverso cui il potere di queste classi dominanti si esercita? Innanzitutto attraverso il potere strumentale, ovvero il lobbying, la cui incidenza negli ultimi decenni è costantemente cresciuta. Il secondo luogo attraverso un potere discorsivo, ovvero la capacità di promuovere una determinata impostazione culturale di tipo neoliberale alle questioni. Infine va ricordato il dominio strutturale, dato dall’asimmetria tra la scala globale e deterritorializzata delle imprese e quella territorialmente vincolata della politica, asimmetria che è ad un tempo causa effetto di pratiche come il regime shopping, l’elusione fiscale, e il “controllo dei mercati” sulle politiche fiscali.

Sul versante della politica, Azzolini richiama due tendenze che corrispondono a tali processi e che sono sintoniche tra loro: la personalizzazione e la crescita del ruolo dei tecnici. Si tratta di tendenze su cui molto si è scritto e che segnalano un’implosione delle classi dirigenti. In questo contesto il compito primario dovrebbe essere, più che rivendicare il primato della politica, innanzitutto difenderne l’autonomia, autonomia che i processi descritti minacciano e mettono in discussione. Questa è una condizione irrinunciabile ma solo preliminare per la realizzazione di programmi che vanno poi declinati nello specifico. In particolare, ci si pone la domanda ormai consueta sul perché un contesto di così profonde disuguaglianze e squilibri non abbia consentito e favorito una “rinascita della sinistra” e la risposta viene trovata, ancora una volta, sul piano culturale per quanto una reazione, dalla crisi ad oggi, quantomeno sul piano intellettuale, vi è stata, come è dimostrato dalla “fortuna degli studi di Thomas Piketty e Mariana Mazzucato”. Con un breve accenno al dibattito tra Wolfgang Streeck e Jürgen Habermas su quale sia la prospettiva da adottare, se nazionale o sovranazionale – e chiedendosi se questa non sia un’alternativa di retroguardia quando il problema è piuttosto quello di mettere in campo nel contesto attuale “un’analisi realistica dei fatti e dei fini”, si conclude il libro.

Come si vede, le questioni sollevate sono molte e cruciali, dimostrando ancora una volta la centralità della questione delle élite (e delle classi dirigenti) nell’analisi del presente. Il merito del libro, ancora prima che nella molteplicità di analisi specifiche che propone, nella ricchezza di riferimenti bibliografici e nello sforzo di coniugare discussione di prospettive teoriche diverse e analisi storica, va ricercato nell’intento di porre al centro questo tema e di restituirne la complessità. È infatti soltanto recuperando la consapevolezza di quanto sia decisivo il ruolo di classi dirigenti in grado di operare in modo differente rispetto a quello delle élite attuali – ben descritto nel libro – e capaci di restituire un senso ad una partecipazione ed inclusività democratiche, che molti dei più gravi problemi del nostro tempo potranno essere affrontati efficacemente.


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Scritto da
Giacomo Bottos

Direttore di Pandora Rivista. Ha studiato Filosofia presso l’Università degli Studi di Milano, l’Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore di Pisa. Collabora con diverse riviste cartacee e online.

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