“Le guerre di Libia” di Gastone Breccia e Stefano Marcuzzi
- 22 Agosto 2022

“Le guerre di Libia” di Gastone Breccia e Stefano Marcuzzi

Recensione a: Gastone Breccia e Stefano Marcuzzi, Le guerre di Libia. Un secolo di conquiste e rivoluzioni, il Mulino, Bologna 2021, pp. 468, 30 euro (scheda libro)

Scritto da Michele Bertozzi

6 minuti di lettura

Le guerre di Libia. Un secolo di conquiste e rivoluzioni è un libro che si rivela necessario. Pubblicato nel 2021 per i tipi de il Mulino, è stato scritto a quattro mani da Gastone Breccia, storico dell’Università di Pavia che si è a lungo dedicato agli studi militari, e da Stefano Marcuzzi, Marie-Curie Fellow alla School of Politics and International Relations dello University College di Dublino e analista presso la Nato Defense College Foundation. All’interno del volume, il primo autore si occupa della Libia fino al 1945 circa, mentre il secondo si focalizza sulla sua evoluzione dal dopoguerra a oggi. La Libia si trova poco a sud dell’Italia, ma la conoscenza di questo Paese è stata a lungo limitata – almeno fino alla caduta di Gheddafi e allo scoppio della guerra civile – e poco se ne conosce tuttora nel nostro Paese. Vi è quantomeno, nel cittadino medio, una percezione diffusa di maggiore conoscenza di un Paese distante come gli Stati Uniti, che non di un Paese con il quale l’Italia condivide un confine marittimo e che si incastona nella complessa geopolitica mediterranea. L’importanza di conoscere e comprendere ciò che avviene vicino a noi è, al contrario, particolarmente significativa, anche dato l’attuale complesso scenario globale; Breccia e Marcuzzi hanno in questo il merito di alzare, con competenza, il velo sulla peculiare entità statale che è la Libia.

Il libro è suddiviso in un’introduzione, tre parti e complessivi dieci capitoli; è corredato da mappe, spesso dettagliate – inedite quelle relative agli eventi del 2011-2020 – e da alcune fotografie d’epoca, tra le quali spiccano le cartine redatte a mano da cartografi del Regio Esercito negli anni Dieci e Venti. Le testimonianze raccolte da Marcuzzi tra funzionari e membri delle organizzazioni internazionali (NATO, ONU, UE e altre), sebbene siano stati taciuti i nomi delle figure intervistate, sono pregevoli. In generale, l’apparato di fonti e bibliografico è decisamente vasto e solido, e rappresenta un punto a favore della qualità dell’opera. Breccia introduce la storia della Libia a partire dall’età romana – poco si sa del periodo precedente – e dal problema della sua definizione geopolitica e storica: infatti, già nella tarda antichità la provincia romana perse la sua unità e la popolazione si organizzò sulla base di modelli tribali e familiari. La suddivisione in Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, le tre macroregioni libiche, si plasmò nel corso dei secoli, in particolare con il dominio ottomano e l’introduzione di sedi governative gestite da funzionari di Istanbul. Questi ultimi si inserirono nei complessi giochi di potere clientelari locali e rispettarono sostanzialmente la struttura della società libica, aiutati anche dalla comune religione. Fu con questo variegato mosaico che si scontrò il colonizzatore italiano nel 1911, spinto dal miraggio di una “quarta sponda” di facile conquista, fertile, pronta per essere sviluppata e ripopolata: scoprì, invece, un Paese desertico, disunito, estremamente povero, totalmente incompreso dagli ufficiali, soldati e politici italiani.

Nei capitoli dedicati alla guerra italo-turca e agli anni successivi, in cui l’Italia portò progressivamente a compimento l’occupazione delle tre vaste regioni, Breccia si sofferma su alcuni aspetti poco noti. Innanzitutto, il volume dedica spazio all’incontro-scontro tra italiani e libici, presto degenerato in massacri, violenze e abusi, giustificati da una parte con un sincero razzismo, dall’altra con la volontà di resistere a un invasore cristiano, brutale e portatore di sofferenza. Si ricostruiscono poi le operazioni militari, spesso su piccola scala, che gli italiani condussero nella prima fase, con tattiche e metodi buoni per una guerra europea, ma non certo per combattimenti in colonia contro un avversario altamente mobile, estraneo alle regole belliche occidentali. Si tratta di una sezione illuminante del libro, ancorché un poco ostacolata dalla quasi totale assenza di fonti da parte libica, inesistenti, andate perdute o reperibili solo con estrema difficoltà – l’autore ha infatti dovuto affidarsi alle relazioni, ai rapporti e alle storie ufficiali delle forze regie. Queste ultime seppero progressivamente adattare uomini, mezzi e logistica alle condizioni di guerra del territorio libico, teatro di una “riconquista” già avviata dall’Italia liberale e proseguita sino al 1931, accompagnata da una forte propaganda, operata dal regime fascista e dai cosiddetti men on the spot (governatori, ufficiali, funzionari) che condividevano l’obiettivo della totale sottomissione dei libici al governo di Roma. Il ciclo di operazioni contro l’accanita e multiforme guerriglia dei Senussi, capitanati dal carismatico Omar Al-Mukhtar, è analizzato con cura da Breccia: dalle prime incursioni delle colonne mobili italiane, al massiccio impiego dell’aviazione, all’uso di armi chimiche contro i guerriglieri, alla questione del collaborazionismo che divise i notabili libici di fronte alla minaccia italiana. L’ultima tranche della vicenda ripercorsa in questa sezione è quella forse un po’ più nota al pubblico italiano, perché riguarda la sistemazione finale della colonia di Libia nell’ordinamento giuridico-amministrativo del Regno e, soprattutto, lo sforzo del regime per svilupparne l’economia. Una seconda chimera, in realtà, perché la nuova Libia, creazione forzosa del colonizzatore, non raggiunse mai gli ambiziosi obiettivi produttivi prefissati. La Seconda guerra mondiale la trasformò in un teatro operativo di grande rilevanza nel quadro della lunga campagna del Mediterraneo (1940-1943) e la Cirenaica in particolare soffrì le continue avanzate e ritirate dei contrapposti eserciti dell’Asse e degli Alleati, fino alla disfatta italo-tedesca di El Alamein e alla cattura britannica di Tripoli, avvenuta nel gennaio 1943.

Le parti seconda e terza del libro sono invece curate da Marcuzzi. La ricostruzione inizia con la spiegazione della nascita del regno libico senussita retto da Idris I – a riconoscimento della lotta “nazionale” sostenuta dai libici contro gli italiani, ma anche a causa della forza della famiglia del re, fondatrice della confraternita dei Senussi stessi, e dei legami che Idris aveva tessuto già negli anni Venti con i britannici. Marcuzzi offre un affresco del nuovo Stato, che poté arricchirsi grazie allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi e di gas naturale – scoperti già dagli italiani, sebbene a ridosso delle ostilità –, pur concludendo una serie di trattati con le potenze occidentali circa la cessione di basi militari e la compartecipazione economica. In particolare, l’autore spiega il sistema della condivisione del potere in vigore in Libia, basato sul clientelismo e i vincoli familiari; si ripercorre, inoltre, lo strutturarsi di un nazionalismo a forti tinte antioccidentali. Si tratta di pagine estremamente utili per comprendere la caduta finale del regno, avvenuta nel 1969, e il funzionamento del regime che lo sostituì, ossia quello di Muammar Gheddafi. Sulla sua figura Marcuzzi fornisce alcune informazioni biografiche per inquadrarne l’origine e le vicende personali sino al colpo di Stato, che detronizzò il successore di Idris, Hasan, e quindi la trasformazione in leader della cosiddetta Jamahiriya, una “repubblica delle masse” alternativa al capitalismo liberale occidentale e allo statalismo sovietico. Marcuzzi spiega, inoltre, come Gheddafi si appoggiò alla rete informale di potere per, al contempo, favorire la propria tribù e i propri alleati, esaltare la Cirenaica, sua regione di origine, accumulare vaste ricchezze grazie ai combustibili fossili e vincere il supporto popolare con enormi programmi di opere pubbliche. Gheddafi inaugurò anche una diversa politica estera, da un lato con il sostegno al terrorismo islamico estremista, dall’altro attraverso politiche imperialiste nei confronti del confinante Ciad.

La guerra contro questo vicino meridionale è un’altra pagina della storia libica pressoché sconosciuta e che, tuttavia, ebbe un impatto importantissimo sul regime di Gheddafi, per la sua durata, i costi umani e finanziari e la perdita di prestigio all’interno nel mondo arabo che cagionò. Marcuzzi restituisce quelle vicende con una sintesi avvincente e documentata, innestandola sulla narrazione del contesto internazionale, in particolare l’intervento navale americano del 1986. La sconfitta finale contro i ciadiani spinse Gheddafi a un cambio di rotta notevole tra anni Novanta e Duemila; iniziò cioè a denunciare cellule terroriste, nomi e personalità, in cambio della fine dell’isolamento internazionale della Libia, la cui economia riprese a crescere. È in questo modo che il raìs riuscì a sottoscrivere accordi commerciali, politici e di collaborazione militare con diversi Stati europei – in particolare con Italia e Francia, che ebbero molto da guadagnare dai lavori infrastrutturali pianificati da Tripoli. Gli europei, poi, chiusero un occhio sulla natura sanguinaria del regime di Gheddafi, argine per i crescenti flussi migratori africani. Marcuzzi procede con una descrizione delle storture istituzionali libiche – sempre più accentuate col fiorire di organismi “rivoluzionari” voluti da Gheddafi per tenere sotto controllo la popolazione, l’esercito e le famiglie rivali – e delle vertiginose disuguaglianze economiche, mascherate da un PIL galoppante. Si arriva, così, a esporre una delle ragioni alla base della rivoluzione – o guerra civile – del 2011, sull’onda delle Primavere arabe, che travolse alla fine il regime con la morte violenta di Gheddafi. Proprio qui si giunge a una delle parti più accattivanti del libro, ovvero la descrizione dei contorti recenti avvenimenti che hanno interessato la Libia, precipitata in una spirale di atomizzazione statale, conflitti interetnici e intertribali, diffusione di milizie e gruppi armati autonomi, emersione di due poli di potere opposti – Tripoli, sede di un Governo di unità nazionale o GUN, nato dopo lunghi anni di rivolgimenti politici, e Tobruk, roccaforte del generale Haftar, ex gheddafiano dei tempi della guerra contro il Ciad. Marcuzzi non dimentica, infine, di mostrare e analizzare le reazioni e le azioni delle nazioni europee alla caduta del regime, scoprendo la sostanziale disunità non solo dell’Unione Europea, ma anche di un’impreparata NATO, in seno alla quale la Francia prima, l’Italia poi, e a seguire Regno Unito e altri Paesi hanno agito ciascuno secondo i propri interessi. La mancanza di coordinazione si è affiancata all’indecisione circa l’invio o meno di truppe, soprattutto per non urtare la sensibilità libica alle ingerenze straniere – a fronte di un ricordo del periodo coloniale ancora forte –, nonché alla generale impostazione della risoluzione ONU 1973 e al rifiuto americano di intervenire con i propri uomini. Di questo vuoto, spiega il docente, hanno approfittato la Turchia, in appoggio al GUN, e la Russia, a supporto di Haftar, scalzando Washington e l’UE dal Paese.

Breccia e Marcuzzi, in conclusione, hanno prodotto un lavoro prezioso, serio e documentato su un Paese peculiare, che ha avuto e continua ad avere impatto rilevante sulla vita del bacino mediterraneo. Si tratta, inoltre, di un libro accessibile anche a chi fosse digiuno dell’argomento, dato che raramente dà qualcosa per scontato e cerca di fornire sempre la contestualizzazione degli avvenimenti della storia della Libia: un dipanarsi, dall’inizio del XX secolo, di guerre, occupazioni, cambiamenti complessi che lasciano, ancora oggi, un’eredità incerta.

Scritto da
Michele Bertozzi

Laureato in storia e civiltà, indirizzo contemporaneo, all0Università di Pisa. Ha svolto un master di II livello presso l’Università degli studi Roma Tre, intitolato “Esperto in comunicazione storica: televisione e multimedialità”. Attualmente sta preparando un progetto di ricerca di dottorato sui bombardamenti aerei degli Alleati sull’Italia, tra 1940 e 1945.

Pandora Rivista esiste grazie a te. Sostienila

Se pensi che questo e altri articoli di Pandora Rivista affrontino argomenti interessanti e propongano approfondimenti di qualità, forse potresti pensare di sostenere il nostro progetto, che esiste grazie ai suoi lettori e ai giovani redattori che lo animano. Il modo più semplice è abbonarsi alla rivista cartacea e ai contenuti online Pandora+, ma puoi anche fare una donazione a supporto del progetto. Grazie!

Abbonati ora

Seguici