Le origini statunitensi della crisi. Prima parte: La Great Moderation e i derivati

crisi

La crisi dei mutui subprime ha innescato la più profonda flessione a livello produttivo dal Dopoguerra 1 – la “Grande Recessione” 2 – e rappresenta tuttavia solo l’ultimo esempio di una lunga serie di crisi finanziarie, ciascuna diversa in termini di conseguenze su produzione, occupazione e crescita.

La bolla immobiliare raggiunse il suo apice all’inizio del 2006, quando tutti gli indici dei prezzi toccarono un picco storico; l’inesorabile declino successivo provocò l’inizio della crisi. Il settore immobiliare, aveva attirato negli anni precedenti un afflusso di investimenti davvero significativo, confermandosi particolarmente sensibile rispetto all’emergere di bolle speculative.

Tale mercato è stato al centro di un grande processo di mutamento: dagli anni Novanta, la mortgage industry ha visto proliferare nuovi tipi di mutuo che trasformavano un settore tradizionalmente basato sui tassi fissi, permettendo ai proprietari di scommettere sulle variazioni dei tassi e garantendo a soggetti precedentemente non qualificati di richiedere un mutuo. Questi nuovi tipi di mutuo hanno iniziato a conquistare il mercato negli anni Novanta, raggiungendo dopo la recessione dei primi anni del duemila il 50% di quota di mercato3.

Per quanto riguarda i mutui subprime, i prestiti concessi a famiglie che potrebbero avere maggiori difficoltà nell’estinzione del debito, essi hanno garantito un’estensione del credito anche alle famiglie americane più povere (i cd NINJA: no income, no job, no assets), ma si sono gradualmente rivelati un arma a doppio taglio: l’estensione del credito ai meno abbienti è stata possibile grazie all’immensa liquidità che ha investito il mercato americano nei primi anni Duemila, ma la minore qualità del credito ha comportato una catena di default. In altre parole, i mutuatari sub-prime – la cui percentuale nei primi anni 2000 è passata da un livello tradizionale consolidato intorno all’8% a quasi il 20%4 – non sono stati in grado di ripianare i propri debiti, soprattutto a partire dal rialzo dei tassi d’interesse che seguì la decisione della FED di interrompere la propria politica monetaria espansiva.

L’innovazione nei mutui e nel settore immobiliare si interseca con il grandioso processo di sofisticazione avvenuto in ambito finanziario e innescato dalla rivoluzione informatica: l’ingegneria finanziaria ha trasformato i prestiti subprime e i corrispondenti titoli ABS in nuovi titoli, attraverso operazioni di pooling di diversi mutui in un unico prodotto. Ciò avrebbe dovuto ridurre il rischio complessivo, poiché le istituzioni finanziarie coinvolte sostenevano che i rischi legati a ciascun prestito fossero incorrelati, visti gli andamenti storicamente indipendenti dei mercati immobiliari dei diversi stati americani. Più semplicemente, l’andamento variegato dei mercati immobiliari sul territorio USA avrebbe dovuto ridurre il rischio d’insolvenza globale.

I mutui pooled erano utilizzati a garanzia delle Collateralized Debt Obligations (CDOs), titoli a loro volta divisi in tranche a seconda dell’esposizione al rischio di default; qui entravano in gioco le agenzie di ratingStandard and Poor’s, Moody’s, Fitch – che attribuivano (sostenevano di attribuire) una tripla AAA alle tranche qualitativamente migliori delle obbligazioni. Data la complessità dei prodotti in questione, gli investitori sono stati messi in difficoltà nel riconoscimento del rischio sottostante e spostarono enormi capitali verso questo tipo di titoli, che garantivano rendimenti alti in un mondo caratterizzato da tassi d’interesse molto bassi ed erano percepiti come titoli relativamente sicuri 5.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Le origini statunitensi della crisi

Pagina 2Great Moderation e deregulation

Pagina 3: Il ruolo della finanza nella crisi


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Giacomo Cucignatto, classe 1988. Laurea triennale in relazioni internazionali all'Università Cesare Alfieri di Firenze e specialistica in sviluppo economico e cooperazione internazionale all'Università di Bologna. Giornalista freelance, collabora con alcune riviste cartacee e online. I suoi principali interessi comprendono le crisi finanziarie internazionali, la storia economica europea e le RI nell'area mediorientale.

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