Le origini statunitensi della crisi. Prima parte: La Great Moderation e i derivati
- 06 Novembre 2015

Le origini statunitensi della crisi. Prima parte: La Great Moderation e i derivati

Scritto da Giacomo Cucignatto

7 minuti di lettura

Pagina 3 – Torna all’inizio

Il ruolo della finanza nella crisi

Il ruolo della finanza esterna e la funzione pro-ciclica del credito sono stati perciò assolutamente cruciali nell’evoluzione della crisi: la sofisticazione nel sistema finanziario statunitense ha consentito di veicolare ingenti quantità di capitali verso il mercato immobiliare e non solo (i titoli derivati si sono moltiplicati anche in corrispondenza di altre attività creditizie come i prestiti auto e i prestiti universitari).

La fragilità dei prodotti derivati che hanno finanziato la bolla si è rivelata, tuttavia, come una pericolosa fonte di rischio sistemico poiché una parte molto rilevante di questi si è accumulata nei bilanci delle stesse banche: se i derivati avrebbero teoricamente dovuto distribuire in modo ottimale i rischi nel sistema attraverso la diversificazione rispetto al solo settore bancario, la realtà ha visto gli istituti finanziari comprare e mettere a bilancio ingenti quantità di questi prodotti, attirati dai bassi requisiti di capitale ad essi associati e stabiliti dagli Accordi di Basilea I e Basilea II.

La scintilla a innescare la crisi è coincisa con il moltiplicarsi dei default dei subprime: il finanziamento a debito delle famiglie americane attraverso l’emissione di titoli finanziari derivati si è interrotto con l’inizio dei pignoramenti, avvenuto in corrispondenza del rialzo dei tassi disposto dalla FED; il valore di questi prodotti strutturati è di conseguenza precipitato svelando la sostanziale fragilità del sistema finanziario statunitense. La domanda sostanzialmente illimitata dei titoli derivati che finanziavano i debiti dei mutuatari statunitensi si è congelata, interrompendo prima e invertendo poi la salita dei prezzi. La relativa sicurezza attribuita a tali prodotti si era ormai incrinata – insieme alla fiducia degli investitori – e la bolla immobiliare era ormai scoppiata.

La crisi sistemica si è poi consolidata con la paralisi dell’industria della cartolarizzazione: un’ondata di incertezza ha investito i mercati e la fiducia che aveva caratterizzato gli anni della Great Moderation si è rapidamente dissolta; i derivati in possesso delle banche non erano più percepiti come titoli solidi e gli stessi istituti finanziari iniziavano a mostrare una certa riluttanza a impegnarsi in nuove transazioni11.

Quando le difficoltà dei vari intermediari e delle società finanziarie delle grandi banche – le Special Purpose Vehicle – si sono riverberate sul sistema bancario, diversi istituti sono andati in difficoltà: quelli più esposti rispetto ai Mortgage Backed Securities avevano finanziato l’acquisto di tali prodotti con enorme somme di debito a breve termine; quando i creditori si rifiutarono di rifinanziare le banche in corrispondenza dell’iniziale diffondersi della sfiducia, alcune banche fallirono, mentre altre furono salvate dall’intervento pubblico 12.

Torna all’inizio


Continua: Le origini statunitensi della crisi. Seconda parte: Lehmann Brothers e le cause profonde


1# Lo confermano i dati del Fondo Monetario Internazionale:World Economic Outlook – April 2009: Crisis and Recovery“, Box 1.1 (page 11-14), IMF, 24 April 2009.

2# A proposito di questo termine è interessante notare come fosse già stato utilizzato in occasione di alcune delle precedenti crisi: http://economix.blogs.nytimes.com/2009/03/11/great-recession-a-brief-etymology/?_r=0

3# R. Jagannathan, M. Kapoor, E. Schaumburg, Why are we in a recession? The Financial Crisis is the symptom not the disease!, Working paper 15404, NBER working paper series, National Bureau of Economic Research, Cambridge, 2009, pp. 27-30.

4# M. Simkovic, Competition and Crisis in Mortgage Securitization, Indiana Law Journal, Vol. 88:213, 2013, p. 224.

5# The origins of the financial crisis, Crash course, The Economist, 7 settembre 2013, p.1.

6# Il termine è stato coniato da Stock e Watson in: J. H. Stock, M. W. Watson, Has the Business Cycle Changed and Why?, NBER Macroeconomics Annual 2002, Volume 17, MIT Press, p. 162.

7# A tal proposito risulta illuminante l’intervento dell’ex Presidente FED Bernanke alla Eastern Economic Association (Washington, DC, 2004): http://www.federalreserve.gov/BOARDDOCS/SPEECHES/2004/20040220/default.htm

8# I. Visco, La crisi finanziaria e le previsioni degli economisti, La crisi finanziaria e le previsioni degli economisti, Master di II livello in Economia Pubblica, Inaugurazione dell’Anno Accademico 2008-2009, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Roma, 2009.

9# R. J. Caballero, 2010, p. 3.

10# Si parla a proposito di un “Accountability gap” in: M. Fiocca e G. Montedoro, Latte & Tulipani, Crisi finanziarie di oggi e di ieri, Società italiana di economia pubblica, Dipartimento di economia pubblica e territoriale, Università di Pavia, p. 10.

11# R. J. Caballero, 2010, pp. 5-6.

12# R.G. Rajan, Fault Lines: How hidden fractures still threaten the world economy, Princeton University Press, 2010, Introduction, p. 7.


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora per i numeri 4,5 e 6? Tutte le informazioni qui

Scritto da
Giacomo Cucignatto

Giacomo Cucignatto, classe 1988. Laurea triennale in relazioni internazionali all'Università Cesare Alfieri di Firenze e specialistica in sviluppo economico e cooperazione internazionale all'Università di Bologna. Giornalista freelance, collabora con alcune riviste cartacee e online. I suoi principali interessi comprendono le crisi finanziarie internazionali, la storia economica europea e le RI nell'area mediorientale.

Pandora di carta

Seguici

www.pandorarivista.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]