Le origini statunitensi della crisi. Seconda parte: Lehman Brothers e le cause profonde della crisi
- 06 Novembre 2015

Le origini statunitensi della crisi. Seconda parte: Lehman Brothers e le cause profonde della crisi

Scritto da Giacomo Cucignatto

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Dalla bolla alla bancarotta di Lehman

Ma quali sono le cause profonde della crisi? Perché la bolla si è sviluppata proprio nell’immobiliare statunitense? La maggior parte degli autori riconduce l’immensa mole di liquidità che caratterizzava i mercati negli anni immediatamente precedenti la crisi ai significativi squilibri macroeconomici globali: i twin deficit statunitensi e la crescita della prima economia mondiale sono stati finanziati dai grandi tassi di risparmio che hanno caratterizzato i paesi emergenti (Cina in primis) e i paesi in via di sviluppo, oltreché dai surplus dei grandi paesi esportatori – Giappone e Germania – e dei paesi produttori di petrolio. In questa prospettiva globale di sviluppo molti indicavano nella fuga dal dollaro il principale rischio sistemico, evocando in qualche modo le esperienze dei paesi in via di sviluppo nei decenni precedenti 1.

Questo approccio tuttavia non sembra del tutto soddisfacente. Quando la bolla è scoppiata, non abbiamo assistito a un “sudden stop” dei capitali diretti negli Stati Uniti, anzi il flusso di capitali netti ha agito come fattore stabilizzante rispetto alla crisi: a fronte di una diminuzione del deficit di conto corrente già avviatasi nel 2006, il dollaro ha subito una forte rivalutazione in corrispondenza del fallimento Lehman; questo indica che non abbiamo assistito al “flight to quality” e al re-indirizzamento dei capitali esteri verso porti più sicuri, ma piuttosto a una contrazione della domanda interna americana dovuta a problemi finanziari.

Un altro approccio teorico individua lo squilibrio fondamentale alla base della crisi nell’eccesso di domanda globale per titoli finanziari sicuri: l’immensa mole di risparmi generati nelle economie emergenti e nei paesi in surplus avrebbe generato un’enorme pressione sul sistema finanziario statunitense, provocando una distorsione degli incentivi al suo interno; tale pressione avrebbe spinto l’ingegneria finanziaria a sviluppare nuovi prodotti per incanalare questi capitali nel sistema, a partire dalla cartolarizzazione di prodotti di bassa qualità, esponendo l’economia globale a un maggiore rischio sistemico 2. Questo approccio tende, tuttavia, a spiegare anche i bassi tassi d‘interesse presenti sul mercato nei primi anni duemila con la sovrabbondanza di risparmio nei paesi emergenti, che avrebbe comportato ingenti acquisti di titoli del tesoro americano da parte di tali paesi, spingendo verso il basso i tassi.

Se questo “saving glut” è sicuramente un fattore esplicativo significativo, tale lettura sembra sottovalutare la rilevanza delle politiche monetarie accomodanti dello stesso periodo: altri autori sottolineano infatti le responsabilità della Federal Reserve, che ha mantenuto a lungo i tassi a breve termine bassi, spingendo verso il basso anche gli interessi a lungo termine. Questo atteggiamento ha in qualche modo incoraggiato gli investimenti in asset finanziari più rischiosi rispetto ai titoli di stato, incentivando per di più a prendere a prestito ulteriori capitali per amplificare gli investimenti nella convinzione che i rendimenti avrebbero ecceduto i costi dei prestiti 3.

Credo sia poi opportuno domandarsi quale sia stato il ruolo della deregulation finanziaria entro il quale si è realizzato il processo di sofisticazione. Prenderò qui in esame il caso statunitense, nella convinzione che la logica sottostante e le relative conseguenze siano estendibili anche alla dimensione europea ed internazionale.

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Scritto da
Giacomo Cucignatto

Giacomo Cucignatto, classe 1988. Laurea triennale in relazioni internazionali all'Università Cesare Alfieri di Firenze e specialistica in sviluppo economico e cooperazione internazionale all'Università di Bologna. Giornalista freelance, collabora con alcune riviste cartacee e online. I suoi principali interessi comprendono le crisi finanziarie internazionali, la storia economica europea e le RI nell'area mediorientale.

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