“Le sette Rome” di Lelo, Monni e Tomassi
- 25 Settembre 2021

“Le sette Rome” di Lelo, Monni e Tomassi

Recensione a: Keti Lelo, Salvatore Monni e Federico Tomassi, Le sette Rome. La capitale delle disuguaglianze raccontata in 29 mappe, Donzelli Editore, Roma 2021, pp. 136, 19 euro (scheda libro)

Scritto da Enrico Cerrini

6 minuti di lettura

La capitale italiana non ha il peso demografico delle grandi metropoli europee, ma riesce ugualmente a essere un luogo particolarmente complesso e variegato. La geografia sociale di Roma non può essere compresa consultando la sua mappa, ricercando i nomi dei quartieri che suonano ricchi, come Parioli e Prati, e confrontandoli con quelli che pensiamo problematici, come Torre Angela o Primavalle. Gli autori del progetto #Mapparoma si cimentano nell’impresa titanica di accrescere la consapevolezza delle difficoltà attraversate dalle singole aree della capitale.

Gli accademici Keti Lelo e Salvatore Monni, insieme al dirigente pubblico Federico Tomassi, hanno creato la pagina www.mapparoma.info, in cui sono fruibili gli open data relativi alla città, per poi pubblicare il libro Le mappe delle disuguaglianze, nel quale sono rappresentate 26 mappe della capitale, suddivisa per aree urbanistiche.

Nella loro ultima fatica, i tre autori mettono ordine alle aree urbanistiche che presentano delle problematiche simili. I dati accumulati nelle precedenti mappe sono utilizzati per astrarre “sette città” non tanto accomunate dalle aree occupate quanto dalle similitudini sociali e infrastrutturali. Gli autori identificano così sei macro città di Roma identificabili su mappa, più un quartiere diffuso.

Il primo capitolo si interroga sull’origine dei problemi romani. Il verso del poeta Pier Paolo Pasolini «Non si piange su una città coloniale»[1], già ripreso dall’ex assessore Walter Tocci[2], riflette una capitale di appena 150 anni che è stata ripensata dopo essere caduta sotto dominio straniero, intendendo quello della dinastia sabauda. La ricostruzione, disordinata e rapida, ha seguito logiche speculative, con un conseguente aumento demografico del 150% in soli trent’anni.

La crescita veloce ha originato il problema dell’abusivismo, per cui Roma è definita come la più grande città abusiva d’Europa. Oggi, la capitale appare piegata dall’insoddisfazione dei cittadini per la carenza dei servizi pubblici, la mancanza di spazi sociali e le varie forme di disuguaglianza, come già emerso nel volume precedente.

 

Le sette Rome

Il secondo capitolo presenta le sette mappe che ripartiscono Roma rispetto a variabili come la composizione dei nuclei familiari, i livelli di istruzione, le tipologie occupazionali, le dotazioni urbane e le preferenze politiche.

La città storica è l’area più coerente dal punto di vista urbanistico. Raccoglie completamente il I° Municipio e la zona limitrofa di Villa Borghese. I residenti sono 101.000, il 3,5% della popolazione, in netto calo negli ultimi anni, a causa del progressivo snaturamento del centro storico da luogo di vita a “parco tematico” per turisti, tanto da far parlare di disneyficazione. Aumentano, invece, le sedi di rappresentanza, pubbliche e private, gli alberghi e le strutture turistiche, in particolare legate ad Airbnb. Le famiglie sono formate da nuclei piccoli e benestanti, in cui abbondano i single, i divorziati e le unioni civili. I residenti abitano in case di bassa metratura ma spaziose e votano convintamente il centrosinistra.

La città ricca comprende un territorio di 441.000 abitanti che da Parioli occupa il resto del II° Municipio per allungarsi a nord-ovest, lungo la direttrice che da Monte Mario si dirige verso l’Olgiata, e a sud-est, dove ingloba l’EUR e le ville dell’Appia Antica. L’area è abitata dalla fascia più istruita della popolazione e si riscontrano sia una netta maggioranza di donne che un alto numero di divorziati. I piccoli nuclei familiari vivono in case ampie, circondate da aree verdi, votano per lo più il centrosinistra, ma non disdegnano la destra di Forza Italia e Fratelli d’Italia.

La città compatta conta 1.024.000 abitanti, il 36,1% della popolazione romana, distribuiti su una superficie pari all’8%. Quest’area ad alta densità si estende intorno alla città storica ed è caratterizzata dalla presenza di vecchie borgate popolane che hanno subìto un recente processo di gentrificazione, come Garbatella e Pigneto. I residenti beneficiano di una buona qualità dei servizi e delle aree pubbliche oltre che di una sufficiente rete di trasporti. Malgrado le abitazioni di scarsa metratura, la superficie occupata per ogni residente si colloca nella media romana, grazie a nuclei familiari contenuti, anche a causa dell’alto numero di vedovi. Dopo essere state per anni il serbatoio di voti del PCI, oggi le borgate consegnano al centrosinistra risultati appena migliori rispetto alla media.

438.000 residenti compongono la città del disagio, distribuita in alcune periferie, sia dentro il Grande Raccordo Anulare (GRA) come Primavalle e Corviale, che fuori, come Torre Angela e Ostia Nord. Numerose opere di edilizia residenziale pubblica fungono da nucleo dei vari quartieri. I pessimi indicatori socio-economici causano un circolo vizioso che parte dalla difficoltà abitativa, passa per i bassi livelli di istruzione e termina con il rischio di finire intrappolati nella criminalità. Le case hanno metrature minori rispetto alla media romana, i residenti sono per lo più famiglie tradizionali, con una media di 2,4 componenti per nucleo. Da bacino elettorale di PCI e Democrazia Cristiana, l’area si è trasformata in serbatoio per Lega e M5S.

Continuano ad aumentare i 606.000 residenti della città dell’automobile, vasta area che orbita intorno al GRA e si estende verso Ostia passando per Palocco, Spinaceto e Trigoria. Questi agglomerati sono distribuiti lungo le grandi vie di comunicazione e faticano ad accedere al servizio di trasporto pubblico. Qui si scorgono i maggiori centri commerciali romani, che appaiono come piccole città e unici luoghi di incontro. La popolazione è distribuita in un’area a bassa densità ed è formata da famiglie tradizionali, tanto che i coniugati raggiungono la maggiore percentuale rispetto alla media romana. I partiti anti-establishment, Lega e M5S, prevalgono alle elezioni, seppur in misura minore rispetto alla città del disagio.

La città campagna è la meno popolata dopo il centro storico. I suoi 181.000 abitanti, appena il 6% della popolazione, occupano il 54% del territorio comunale che comprende le aree esterne al GRA, in tutte le direzioni. Difatti, la città di Roma include paesi al di fuori del suo corpo urbano, come Lunghezza a est, Ostia Antica a sud-ovest e Cesano a nord-ovest, dove la capitale prosegue fino all’oasi del lago di Martignano. I residenti aumentano, le famiglie sono per lo più giovani e numerose, con un pari equilibrio tra uomini e donne. A livello elettorale, prevalgono nettamente Lega e M5S.

Infine, la città degli invisibili non può essere disegnata sulla mappa, impossibile da quantificare perché in pochi si occupano dei suoi residenti, ovvero la massa di senzatetto, di rom, di chi vive in occupazioni abusive e chi si barcamena tra mense e strutture di accoglienza. La mappa si limita a indicare i luoghi con forte presenza di persone senza fissa dimora e migranti, con simboli che rappresentano le carceri, i campi rom, le occupazioni e i presìdi delle associazioni.

Dopo aver delineato le sette città, gli autori stendono la geografia delle imprese. I dati della camera di commercio di Roma disegnano 10 mappe che rappresentano la densità territoriale delle imprese, sia in termini assoluti che per settore produttivo. In questo caso, la suddivisione dei quartieri non può essere effettuata per zone urbanistiche, ma per CAP. Le imprese più rilevanti, soprattutto quelle dei servizi ad alto valore aggiunto (il 26% del totale), si snodano tra la città ricca e il centro storico. Quelle commerciali (anch’esse pari al 26% del totale) sono collocate per lo più a est, tra la città compatta e quella del disagio. Al contrario, le tipologie di imprese meno rilevanti numericamente si concentrano fuori dalle aree centrali.

 

Roma in tempo di pandemia

Il Covid-19 ha sostanzialmente risparmiato Roma durante la prima ondata di contagi a marzo 2020, per poi tornare aggressivo a novembre, causando 2.200 deceduti annui in più rispetto alla media 2015-2019. Partendo da questi dati, il terzo e ultimo capitolo contiene le 11 mappe di Roma durante la pandemia, che aiutano a verificare l’impatto della crisi sanitaria su ciascuna delle città analizzate in precedenza. La mappa 20 mostra i dati della Regione Lazio relativi ai casi di Covid-19, suddivisi per zona urbanistica. Le aree ad alta densità ubicate nella città del disagio contano il record di 604 casi ogni 10.000 residenti, mentre nel centro storico si registra l’incidenza minore, pari a 433 casi ogni 10.000 residenti.

I quartieri tornano a dividersi per CAP nelle mappe 21-27, nate dalla raccolta dei dati INPS che illustrano la percentuale di richieste di un particolare sussidio in rapporto al numero complessivo di famiglie residenti nell’area. Sono rappresentate le domande ISEE, di reddito di cittadinanza, di reddito di emergenza, di disoccupazione NASPI, di cassa integrazione e dei bonus e indennità Covid-19. Come previsto, la città del disagio primeggia per i sussidi erogati dall’INPS, fatta eccezione per le richieste di bonus e indennità Covid-19, le quali spettano a lavoratori autonomi e badanti che risiedono per lo più nella città campagna e negli appartamenti dei datori di lavoro.

Le sette Rome è un’opera importante perché prima fornisce una chiave di lettura della Capitale e poi dimostra come la pandemia abbia aggravato le disuguaglianze descritte nel volume precedente. L’emergenza sanitaria si inserisce in un circolo vizioso nel quale chi abita in quartieri disagiati incontra prima difficoltà ad accedere agli studi e poi a essere assunto per un lavoro effettuabile da remoto. La difficoltà di lavorare da casa incide sugli operai delle periferie, già dotati di un reddito basso e di uno stato di salute precario. Gli autori riprendono quindi la definizione di “sindemia” fornita da Richard Horton, direttore di The Lancet. Il neologismo indica l’intervento di ulteriori disagi, magari già presenti nella società, che aggravano la pandemia muovendosi in sincronia con il virus.

A ottobre i cittadini romani voteranno per scegliere il sindaco, i consiglieri comunali e i presidenti dei municipi. I candidati che hanno a cuore il futuro della capitale dovranno prefiggersi di spezzare il circolo vizioso della sindemia, prima che si trasformi in una cancrena destinata a rallentare per lunghi anni lo sviluppo cittadino.


[1] Il verso compare nella poesia Meditazione Orale, del 1970.

[2] Si vedano di Walter Tocci Roma. Non si piange su una città coloniale, Goware, Firenze 2015 e Roma come se, Donzelli editore, Roma 2020.

Scritto da
Enrico Cerrini

Ha studiato Scienze Economiche all’Università di Pisa e all’Università di Graz e ha conseguito il dottorato in Economia Politica all'Università di Siena.

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