I leader politici su Facebook: cosa dicono i dati?
- 16 Luglio 2017

I leader politici su Facebook: cosa dicono i dati?

Scritto da Diego Ceccobelli

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Conclusioni

Queste prime analisi e considerazioni non includono tutto lo spettro di quanto emerge dall’analisi comparata delle pagine Facebook dei principali leader politici delle democrazie liberali contemporanee sviluppata in Facebook al Potere. Come è emerso in questo breve estratto, variabili come il genere, il posizionamento sull’asse orizzontale sinistra-destra o il populismo spiegano in maniera ampiamente marginale la variazione nello stile comunicativo dei leader su Facebook. Questo vuol dire che leader populisti o non, uomini o donne, di destra o di sinistra, tendono a comunicare nello stesso modo su Facebook. Come gli uomini, le donne condividono la stessa mole di messaggi pop oppure volti ad attaccare i propri avversari politici. Lo stesso vale per i leader o meno populisti, progressisti o conservatori, così come per altre variabili non approfondite in questo breve articolo.

In generale, sono due i fattori che influenzano maggiormente la comunicazione dei leader politici su Facebook: la presenza di una forma di governo presidenziale e di una campagna elettorale. Sebbene sia molto in voga il termine campagna permanente, a segnalare la sostanziale indifferenza tra periodi di campagna e non, nei giorni che precedono il voto la comunicazione dei leader su Facebook subisce un cambiamento radicale. Lo stesso vale per i leader che operano all’interno di paesi con una forma di governo presidenziale. Sebbene in molti supportino la tesi della presidenzializzazione della politica, per quanto concerne la comunicazione su Facebook i leader latinoamericani e statunitensi sviluppano una comunicazione molto differente su Facebook rispetto a quelli italiani, tedeschi, finlandesi o australiani.

In via generale, questo studio sulle pagine Facebook dei leader politici consiglia un approccio maggiormente prudente quando si vuole interpretare il ruolo di questa piattaforma digitale nella comunicazione politica contemporanea. Se Trump e la Clinton hanno pubblicato tantissimi messaggi negativi in occasione delle elezioni presidenziali statunitensi del 2016, questo non vuol dire che in automatico anche le elezioni tedesche del 2017 o italiane nel 2018 (?) vedranno un pullulare di attacchi ai propri avversari politici. Allo stesso modo, lo stile comunicativo su Facebook di Barack Obama o Justin Trudeau, caratterizzato da una elevato ricorso a messaggi pop, ha solo tangenzialmente contaminato la comunicazione politica dei leader, ad esempio, italiani.

Insomma, il contesto conta. Ogni paese ha i suoi riti, i suoi processi, i suoi tratti caratterizzanti. Non è un caso se i grandi guru della comunicazione americana tendano a raggiungere risultati veramente scadenti quando vengono assunti dai leader europei come responsabili delle proprie campagne, vedi i casi di David Axelrod e Jim Messina –i due responsabili della comunicazione di Barack Obama nelle elezioni del 2008 e del 2012– in occasione delle elezioni italiane del 2013, quando Mario Monti ricorse alla collaborazione del primo, oppure della campagna per il remain in occasione del referendum che ha sancito la Brexit, quando David Cameron si avvalse delle prestazioni di Jim Messina.

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Scritto da
Diego Ceccobelli

Classe 1986. Assegnista di ricerca in Comunicazione Politica. Dottore di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore. I suoi principali interessi di ricerca sono nel campo della comunicazione politica e del comportamento elettorale, in particolar modo in ottica comparata.

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