“Lealtà, defezione, protesta” di Albert O. Hirschman
- 22 Marzo 2017

“Lealtà, defezione, protesta” di Albert O. Hirschman

Scritto da Alice Cavalieri e Adrián Pignataro

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Conclusioni

Riassumendo, Hirschman parte proprio dalla sfera economica per sviluppare il suo ragionamento, tuttavia quelli da lui forniti sono esempi che permettono di estendere lo studio a più campi. Lo scopo infatti sembra proprio quello di oltrepassare il solo settore dell’economia, per abbracciare lo studio di una sfera più vasta di istituzioni, soprattutto politiche e culturali. Questo classico è particolarmente rilevante nello studio del comportamento elettorale e dei partiti politici. Nello studio della partecipazione elettorale infatti, il numero di partiti si è visto essere un valido incentivo (Blais, 2006), mentre con un numero minore di partiti – che porterebbe ad una situazione di oligopolio o quasi-monopolio – l’opzione uscita (che in questo caso si traduce come mancata partecipazione al voto) potrebbe essere vista come la più allettante dagli elettori meno fedeli ad un partito. Questo assunto, insieme a fattori contestuali, potrebbe in parte spiegare la bassa partecipazione elettorale che si registra nelle elezioni politiche americane. Un ulteriore modo di spiegare l’uscita – di nuovo, la mancata partecipazione al voto – nel momento in cui si considera la partecipazione elettorale può essere basato sul «peggioramento della qualità»: gli scandali pubblici o la corruzione, come ad esempio nel caso del Watergate o Tangentopoli, possono erodere la legittimità della politica e diminuire la fiducia nei partiti e nell’intera classe politica. Nel momento in cui si va incontro ad una crisi nella qualità delle istituzioni, la voce e l’uscita si manifestano a seconda dell’attitudine degli elettori, della loro lealtà verso il partito e, ancor più importante, del contesto istituzionale all’interno del quale avviene la competizione. L’ultimo aspetto si può ritrovare in una situazione in cui i nuovi partiti politici riescono ad accaparrarsi nuovi elettori tra coloro che sono usciti dal loro vecchio partito di appartenenza. Tuttavia, questo accade soltanto in contesti in cui nuovi partiti hanno maggiori chance di nascere e devono adattarsi al contesto partitico-istituzionale per riuscire a sopravvivere. In sistemi partitici chiusi infatti, con formule elettorali di cui beneficiano principalmente i partiti più grandi a discapito dei minori – di fatto, in una situazione di oligopolio – ci sono poche probabilità di successo. Al contrario, con un sistema elettorale proporzionale con soglie di sbarramento basse, coloro che escono hanno maggiori probabilità di trovare nuove opzioni di loro gradimento. Questa potrebbe una parziale spiegazione dell’attuale successo di partiti populisti come il Front National, il Movimento 5 Stelle ed altri che stanno sviluppandosi in maniera esorbitante in tutta Europa, andando a sottrarre consensi ed elettori ai partiti mainstream.

Non bisogna poi dimenticare che Hirschman non era interessato solo alle possibili risposte alla decadenza delle organizzazioni ma anche ai potenziali meccanismi di ripresa da mettere in atto. Tuttavia l’autore manca di prestare attenzione alla rilevante differenza tra imprese e organizzazioni politiche: mentre le prime infatti possono essere più facilmente soggette a processi di ripresa avendo come scopo quello di salvare il proprio capitale, per le altre sono soggette ad un ragionamento differente. Il deficit di bilancio di un’azienda può avere conseguenze devastanti, mentre la valutazione negativa di un partito politico può rivelarsi di fatto innocua. Questi infatti possono continuare a competere nell’arena elettorale nonostante la bassa affluenza o anche riuscire a completare un mandato senza tuttavia approvare alcuna legge realmente significativa per il Paese o per il loro programma. Mentre un’impresa può fallire per bancarotta, è altamente improbabile che un partito possa estinguersi a causa della fine dell’ideologia alla sua base. Per questo la logica della sopravvivenza politica – per dirla con Bruce Bueno de Mesquita ed i suoi colleghi – non sembra affatto essere la stessa della ripresa di un’azienda in decadenza.

In conclusione, il saggio di Hirschman si dimostra essere molto più di una semplice definizione di uscita e voce, come spesso è stato superficialmente interpretato. Il meccanismo per l’attivazione delle due opzioni è complesso, così come lo sono il quando e il chi legati ai meccanismi di risposta. L’autore comunque, non manca di riportare critiche e aggiungere specificazioni al saggio nella versione originaria, grazie all’aggiunta dei due saggi finali.


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Scritto da
Alice Cavalieri e Adrián Pignataro

Alice Cavalieri: marchigiana, classe '91. Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali e in Sviluppo e Cooperazione Internazionale all'Università degli studi di Siena, ha poi conseguito un master in Public Policy and Social Change al Collegio Carlo Alberto. Attualmente è dottoranda in Political Science, European Politics and International Relations presso la Scuola Superiore Sant'Anna. Amante del rock e dei viaggi in solitaria, con un debole per le politiche pubbliche, sulle quali si concentrano i suoi studi. Adrián Pignataro: Studente del PhD in Political Science, European Politics and International Relations, Scuola Superiore Sant’Anna, Università degli Studi di Siena, Università degli Studi di Firenze, Università di Pisa.

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