“Il Libano contemporaneo” di Rosita di Peri

Libano

Recensione a: Rosita di Peri, Il Libano contemporaneo. Storia, politica, società. Nuova edizione, Carocci, Roma 2017, pp. 228, 19 euro (scheda libro).


Quanto può un libro sulla storia recente di un singolo Stato, il Libano, dirci qualcosa sulle dinamiche dell’intero Medio Oriente di oggi? Risposta: molto, anzi moltissimo. Già, perché il Paese dei cedri, come emerge chiaramente dal recente volume di Rosita di Peri, rappresenta un caso esemplare nel panorama arabo. Qui, prima di altrove, il mix fatale di diseguaglianze interne, multi-confessionalismo, debolezza istituzionale e influenze straniere ha portato alla deflagrazione dello Stato prima e alla sua ricostruzione poi. Qui il tema della rappresentanza delle minoranze etniche e confessionali, questione che oggi insanguina l’Iraq, la Siria, il sud-est della Turchia, lo Yemen e il Bahrein, è stato affrontato già a partire dalla fine dell’Ottocento con la creazione di un sistema unico nel suo genere, la cosiddetta “democrazia consociativa” che con enormi scossoni e aperte contraddizioni ha retto fino ad ora.

Il Libano da sempre è ed è stato il luogo del compromesso e del dialogo ma anche il luogo della tensione mai sopita e delle profonde spaccature sociali e comunitarie. È il luogo dove si coabita, ma non si convive, con il diverso, dove la negoziazione delle differenze è un fatto obbligato, forzato, e spesso non voluto. Un caso estremo quindi, dove la divisione su linee confessionali, così diffusa oggi in Medio Oriente, è stata nel tempo istituzionalizzata nonostante ne fosse sempre richiesta l’abolizione. Il risultato è stato quello di creare, infine, un sistema scarsamente flessibile e vulnerabile ai terremoti scatenati dall’esterno, ma al contempo a suo modo stabile e duraturo.

Il comunitarismo di stampo confessionale alla base del sistema-Libano prevede la coesistenza sullo stesso territorio di comunità quasi del tutto autonome tra loro, con un proprio statuto, dei propri organi di regolamentazione, tribunali, scuole, servizi di welfare indipendenti dallo Stato e amministrati da una gerarchia religiosa confessionale alla quale lo Stato riconosce la legittimità di applicare leggi e costumi propri e il diritto di regolamentare autonomamente le materie relative allo statuto personale, inteso nel suo senso più ampio di rete della vita familiare e spirituale. Lo scenario per certi versi è quello di mondi paralleli costretti a coabitare su uno stesso territorio: persino a livello di rappresentanza nazionale le istituzioni che contano, attribuite ciascuna ad una determinata confessione religiosa, sono ricoperte da persone scelte alla fine di percorsi interni alle gerarchie comunitarie, spesso tramite nepotismo e favoritismi. Eppure, nonostante queste profonde spaccature interne, mai si è arrivati al punto di negazione dello Stato.

Il testo ha il merito di stimolare numerose considerazioni su temi cruciali del teatro mediorientale, tra queste sì e scelto di concentrare l’attenzione su tre aspetti particolarmente significativi. Tre “lezioni” – fondamentali da cogliere sul Libano – che possono però essere estese proficuamente, con i distinguo del caso, ad altri stati mediorientali lacerati al proprio interno dalle divisioni settarie.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente:  Il Libano contemporaneo. Storia, politica, società

Pagina 2: Prima lezione dal Libano: lo Stato non viene messo in discussione

Pagina 3: Seconda lezione: in gioco c’è il potere e la sopravvivenza (economica e sociale)

Pagina 4: Terza lezione: la debolezza viene dall’interno, il pericolo da fuori


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Nato a Lecco nel 1996, studente di arabo e persiano, ha passato gli ultimi 3 anni tra Iran, Egitto, Libano, Kurdistan (iraniano) e il Veneto. Ha seguito corsi presso l'Università Ferdowsi di Mashhad, Iran. È studente del terzo anno presso l'Università Ca Foscari di Venezia.

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