La Libia al bivio fra elezioni e guerra civile

La Libia al bivio fra elezioni e guerra civile

Pagina 2 – Torna all’inizio

Piccoli passi nel dialogo libico

Malgrado tutte queste difficoltà segnali positivi sembrano arrivare dalla popolazione delle principali città, che si è iscritta in massa alle liste elettorali. Lo stesso al-Sayeh ha affermato che sono stati 2,5 milioni gli elettori libici che si sono iscritti e un simile ottimismo è stato mostrato anche da Ghassan Salamé, responsabile della UNSMIL (United Nations Support Mission in Libya), che ha organizzato nei mesi scorsi consultazioni con la popolazione nella maggior parte delle grandi città libiche.

Un altro importante risultato era inoltre già stato conseguito a livello diplomatico con la Conferenza di Dakar dell’11 maggio, patrocinata dalla Fondazione Brazzaville, dal presidente senegalese Macky Sall e dall’Unione Africana. L’obiettivo della Conferenza è stato quello di tracciare una via africana alla soluzione del conflitto favorendo il dialogo inter-libico fra una ventina di personalità appartenenti a tutte le fazioni in campo.

L’incontro di Dakar, passato forse in secondo piano per l’assenza di alcuni protagonisti di primo piano, ha centrato un obiettivo che sembrava impensabile. Non ci si è infatti limitati a mettere di fronte i rappresentanti dei tre governi più o meno riconosciuti a livello internazionale, ma si è chiamato in causa anche personalità politiche in vista a livello locale e alcuni nostalgici della Jamahiriyya, nonché i rappresentanti di gruppi tebu e tuareg e delle forze misuratine.

Tra le figure che si sono maggiormente distinte al summit di Dakar c’è sicuramente quella di Abdelhakim Belhaj, ex guerrigliero jihadista e oppositore di Gheddafi, poi candidato alle elezioni libiche del 2012 con l’Al-Watan Party. Belhaj sta ottenendo sempre maggiore visibilità, soprattutto dopo aver ricevuto le scuse ufficiali della Gran Bretagna per le torture subite dopo l’arresto nel 2004 per i suoi legami con ambienti islamisti radicali.

Nella lista dei grandi assenti a Dakar invece c’è Sayf al-Islam, figlio di Gheddafi liberato a giugno 2017 dalle milizie di Zintan che lo tenevano prigioniero. Il 19 marzo scorso Aymen Bouras, portavoce del principale partito “gheddafiano”, il Fronte popolare libico, ha annunciato ufficialmente la candidatura del secondogenito di Gheddafi, il quale tuttavia non è ancora comparso ufficialmente dal giorno della sua liberazione, anche se i suoi sostenitori ritengono si trovi ancora in Libia.

Altre personalità rilevanti che non erano presenti sono Abdulhamid al-Dubaiba, ingegnere misuratino formatosi in Canada che sta cercando di iniziare proprio dalla sua città natale la sua ascesa politica, e Basit Igtet, imprenditore libico-svizzero e finanziatore delle forze anti-Gheddafi nella guerra civile del 2011. Entrambi stanno cercando di proporsi come una sorta di “terza forza” fra Haftar e Serraj in eventuali elezioni, cercando di intercettare soprattutto il consenso delle fasce giovani del paese, ma vengono spesso considerati come troppo esterni alla situazione libica.

Continua a leggere – Pagina seguente


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Nato nel 1995, attualmente studente di Scienze Politiche e Sociali presso la Scuola Superiore Sant’Anna e di Governance delle Migrazioni presso l’Università di Pisa, dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche Internazionali nello stesso ateneo. Attivo in alcune associazioni di volontariato e sportello legale per le migrazioni, tiene una rubrica a tema immigrazione per la rivista online “Il Fuochista”.

Comments are closed.