La Libia al bivio fra elezioni e guerra civile
- 03 Luglio 2018

La Libia al bivio fra elezioni e guerra civile

Scritto da Federico Rossi

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Gli attori principali in campo in Libia

Se sul piano diplomatico sembrano esservi delle aperture, su quello politico-sociale la situazione non accenna a cambiare e la guerra civile fra le varie milizie continua a imperversare. Il Governo di Accordo Nazionale di Sarraj, il cui mandato sarebbe teoricamente dovuto scadere con l’Accordo di Shikrat, sta tentando sempre più di appoggiarsi ai partner internazionali, cercando di estendere la cerchia dei suoi sostenitori come testimonia il recente incontro con il principe saudita.

I risultati delle sue mosse internamente alla Libia sono però decisamente scarsi. Il Governo di Accordo Nazionale riesce a malapena a mantenere il controllo di Tripoli grazie a una cupola di milizie, molte delle quali solo nominalmente sostenitrici del GAN, e basa la sua forza soprattutto sulla Rada Special Deterrence Force, guidata da Abdulraouf Kara, che opera soprattutto fuori Tripoli con una larghissima autonomia dal GAN, e la Tripoli Revolutionaries Bigade, comandata da Haithem Tajouri e principale punto d’appoggio nel centro della città per Sarraj.

Quanto questa cupola di milizie sia poco fedele a Sarraj lo dimostra la vicenda della Brigata Nawasi, una delle più potenti gruppi armati di Tripoli inizialmente vicine alla Rada di Kara, con cui condivideva la stessa simpatia per gli ambienti islamisti. La Brigata Nawasi è adesso sostenitrice del Congresso Generale Nazionale, l’altro parlamento tripolino guidato da Alba Libica, e all’Alto Consiglio di Stato di al-Mishri e si è recentemente scontrata con le forze di Tajouri, a testimonianza del perdurare degli scontri per il controllo della capitale.

Anche i rapporti fra Sarraj e le milizie misuratine sono sempre più complessi, dopo che la Rada ha cercato di prendere controllo diretto su parte della città. Questa mossa ha spinto le autorità di Misurata, che l’anno scorso hanno strappato la città di Sirte allo Stato Islamico, a cercare un accordo con l’altra città-stato dell’ovest libico, quella di Zintan, tradizionalmente vicina ad Haftar, con cui ha firmato un’intesa in sei punti, impegnandosi ad arrestare lo spargimento di sangue dei libici e a proseguire la lotta al terrorismo.

La fragilità del rapporto fra Sarraj e Misurata si è risolta anche in un considerevole arretramento nel sud del paese e nel complesso quindi in una perdita dell’influenza del GAN al di fuori di Tripoli. Malgrado gli incontri con vari vertici europei, fra cui non ultimo il Ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini, il controllo di Sarraj sulla Libia resta molto marginale e poco rilevante sembra essere anche il suo consenso nella città stessa, come dimostra il seguito sempre più ampio di Igtet nella capitale. Infine, come vedremo più avanti, il GAN sembra in procinto di perdere anche l’accesso alle risorse petrolifere della Libia, un tassello fondamentale per il controllo del paese.

L’unico attore nel puzzle libico che è riuscito a conseguire veri risultati e ad accrescere il suo potere è però il generale Haftar, che è recentemente riuscito a conquistare una larga parte della Mezzaluna petrolifera. L’Esercito nazionale libico (ENL) ha infatti strappato il controllo dei principali siti strategici del Bacino della Sirte alle “Guardie del petrolio” (Petroleum Facilities Guards) di Ibrahim Jadhran, ex alleato delle milizie islamiste di Bengasi.

La principale novità però è che Haftar si è rifiutato di accettare l’autorità su questi siti della National Oil Company (NOC) di Tripoli, passando invece il controllo di giacimenti e stabilimenti riconquistati al governo di Tobruk e creando una NOC parallela a Bengasi. Questo accentramento ha messo sicuramente il governo di Tobruk e le forze di Haftar in una posizione più vantaggiosa, ma rende molto difficoltosa la vendita di petrolio, visto il mancato riconoscimento da parte della comunità internazionale con l’eccezione di Egitto, Emirati Arabi, Russia e, anche se solo parzialmente, della Francia.

Se la riconquista dei siti estrattivi resta una vittoria dimezzata, l’avanzata nella Mezzaluna petrolifera ha però anche un’altra importante implicazione: l’arretramento dello Stato Islamico. Dopo essere stato cacciato ad opera di altre milizie islamiste dalle città dell’est, è rimasto infatti confinato soltanto in alcune parti della regione di Sirte, perdendo i proventi derivanti dalla vendita al mercato nero del petrolio. Ciò non significa comunque che lo Stato Islamico in Libia sia morto, come dimostra l’attentato alla commissione elettorale rivendicato a Tripoli, dove sono morte 12 persone.

Ma quello della Mezzaluna petrolifera non è il solo fronte su cui è impegnato l’esercito di Haftar, che si trova attualmente a combattere anche nel sud del paese e, soprattutto, a Derna. Per quanto riguarda il fronte meridionale, l’ENL sta cercando di strappare il controllo delle principali città sahariane e dei giacimenti petroliferi alle varie milizie indipendenti. Particolare rilevanza ha il conflitto nella regione di Sebha, dove Haftar sta cercando di ingraziarsi le forze degli Awlad Suleiman, la cosiddetta. Sesta Forza, che resta per il momento fedele a Sarraj e continua a combattere per il controllo della regione contro le milizie tebu e quelle dei Qadhafha.

L’inserimento in questo contesto di Haftar, che potrebbe ricercare l’appoggio delle altre forze in gioco, in particolare quelle dei Magarha e degli Hassaouna, potrebbe addirittura trasformare il conflitto nella regione di Sebha in una sorta di proxy war interna fra i due poli di Tripoli e Tobruk, ancora mai scontratisi direttamente, rendendo più complicato il dialogo iniziato in questi mesi.

Un ulteriore ostacolo alla pacificazione della regione meridionale è anche la presenza di gruppi stranieri ciadiani e sudanesi, che hanno posto le loro basi nel Fezzan e nel sud della Cirenaica, da cui gestiscono le operazioni in Ciad e Sudan. In particolare è stata accertata la presenza del Sudan Liberation Army (SLA), movimento di liberazione del Darfur guidato da Minni Minnawi, il quale si troverebbe in prima persona in Libia. Nonostante ad inizio anno vi siano stati scontri con le truppe di Haftar, secondo fonti sudanesi rappresentanti dell’ENL si sarebbero incontrati con Minnawi per un accordo riguardante l’impiego di mercenari.

L’ENL si è scontrato anche con il Conseil de Commandement Militaire pour le Salut de la République (CCMSR), gruppo ciadiano che si oppone al regime di Idriss Déby Itno e che ha stabilito in Libia molte delle sue basi. Alcuni analisti hanno visto in questo attacco un possibile riavvicinamento fra Haftar e Deby, ma la realtà sembra smentire i fatti, dal momento che il presidente ciadiano continua a mantenere chiusa la frontiera con la Libia e Tobruk non ha smesso di sostenere i ribelli ciadiani del Front pour l’alternance et la concorde au Tchad (FACT).

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Scritto da
Federico Rossi

Nato nel 1995, attualmente studente di Scienze Politiche e Sociali presso la Scuola Superiore Sant’Anna e di Governance delle Migrazioni presso l’Università di Pisa, dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche Internazionali nello stesso ateneo. Attivo in alcune associazioni di volontariato e sportello legale per le migrazioni, tiene una rubrica a tema immigrazione per la rivista online “Il Fuochista”.

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