La Libia al bivio fra elezioni e guerra civile

La Libia al bivio fra elezioni e guerra civile

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Il mosaico del conflitto in Libia

Per quanto riguarda Derna infine, essa si trova ancora parzialmente in mano alle milizie islamiste del Consiglio della Shura dei Mujahidin, che si erano contese la città con le forze dello Stato Islamico, ma le truppe di Tobruk stanno riconquistando le periferie e bombardando la zona, tanto che il generale ha già annunciato la vittoria. La riconquista di Derna, assieme a quella di Bengasi avvenuta qualche mese fa, sancisce la definitiva supremazia dell’ENL sull’est libico, ma pone anche notevoli problemi di carattere umanitario.

L’IOM ha già denunciato la fuga di 2000 civili dalla città a seguito dei bombardamenti, che andrebbero ad aggiungersi ai più di 320 mila sfollati libici. Oltre a questo si temono gli abusi che potranno essere commessi dalle forze dell’ENL, una paura divenuta già realtà a Bengasi e che è costata a Mahmoud al-Werfalli, ufficiale delle truppe di Haftar, un mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra.

Il controllo effettivo sulla città dovrà comunque passare per una serie di accordi con le élite locali, a cui fanno ancora capo le milizie cittadine, una prospettiva comune ad oggi alla maggior parte delle città libiche ma ancora più accentuata in quei centri urbani come Derna, che durante la guerra civile sono stati amministrati come vere e proprie città-Stato e hanno combattuto tanto il governo di Tobruk quanto quello di Tripoli.

Come hanno notato Chuprygin e Matrosov, “quasi ogni città libica è diventato un modello a scala ridotta della Libia” con le proprie reti clientelari e le cupole di milizie rivali, che pongono problemi notevoli a chiunque voglia proporsi come il nuovo leader della Libia unita, obiettivo che cerca di raggiungere Haftar. Il principale ostacolo al percorso iniziato a Dakar e Parigi sembra essere infatti proprio l’estrema frammentazione delle forze in gioco: oltre alle principali entità politiche riconosciute vi sono infatti i sempre più numerosi gruppi che governano a volte anche soltanto alcuni quartieri delle città libiche.

Derna, Ajdabiya e Bengasi, a lungo governate da Consigli islamisti, così come Zintan e Misurata, trasformate in vere e proprie città-stato dalle milizie locali, difficilmente cederanno la propria autonomia senza protestare. Allo stesso tempo Sebha e Koufra nel sud si trovano divise fra le fazioni più disparate: non solo gruppi tebu e tuareg si contendono il controllo dei traffici sahariani, ma è presente anche una parte dello Stato Islamico libico che cerca di riorganizzarsi dopo le ultime disfatte. Allo stesso modo resiste nella regione di Ghat il sistema di potere creato dai tuareg col sostegno dei secessionisti maliani.

Neppure le grandi città sono esenti da questo schema, Tripoli in primis, divisa in due fra il Consiglio di Stato e il Governo di accordo nazionale, che si basano in entrambi in casi su un variegato insieme di fazioni armate. A tutto questo si aggiunge il ruolo dei gruppi clientelari e clanici libici: i Qadhafha e i Magarha, che si contendono il Fezzan con gli Awlad Suleiman, ma anche i Dabbashi, che, nonostante le sanzioni imposte dall’ONU su uno dei loro capi accusato di traffico di esseri umani, continuano a controllare parte della costa occidentale della Tripolitania.

La prospettiva di elezioni a breve sembra allora molto meno vicina di quanto non appaia dagli incontri fra i vertici politici della Libia e soprattutto, anche se si arrivasse a vere elezioni, non dare una forma al mosaico di interessi contrastanti che compone ad oggi lo spazio libico potrebbe riportare il paese nuovamente nel caos. Sperare di risolvere questa frammentazione nei pochi mesi che separano dalla data del 10 dicembre sembra però poco realistico, mentre molto concreta è l’espansione militare dell’ENL di Haftar.

Da qui a dicembre insomma i rapporti di forza potrebbero cambiare, anche in maniera consistente, marginalizzando ancora di più il governo di Sarraj ed esasperando la localizzazione di un conflitto che, malgrado gli spiragli offerti dal dialogo di Parigi e Dakar, continua a imperversare su livelli diversi.

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BIBLIOGRAFIA

Alharathy, S., Khalifa Haftar reaches out to Sudan’s Minni Minawi rebel group to hire more mercenaries, The Libya Observer, 28 maggio 2018.

Chuprynin, A. et Matrosov, V., The Effect of Dernisation: Political Stalemate in Libya, ISPI, 28 maggio 2018.

Cousins, M., Mounting strife in southern Libya adds to the country’s instability, The Arab Weekly, 4 marzo 2018.

Dahmani, F., Crise en Libye: les pistes d’une réconciliation adoptées à Dakar, Jeune Afrique, 14 maggio 2018.

Eltagouri, Y. Et Neale, E., Tripoli: A Kaleidoscope, Atlantic Council, 22 giugno 2018.

Fetouri, M., Holding elections in fractured Libya puts cart before horse, Al-Monitor, 5 giugno 2018.

Galtier, M., Libye: Seif el-Islam Kadhafi, le candidat fantôme, Jeune Afrique, 10 aprile 2018.

Gazzini, C., Libya: No Political Deal Yet, International Crisis Group, 11 maggio 2017.

Howes-Ward, T., Libya’s Foreign Militias, The Cairo Review of Global Affairs, 29 aprile 2018.


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Nato nel 1995, attualmente studente di Scienze Politiche e Sociali presso la Scuola Superiore Sant’Anna e di Governance delle Migrazioni presso l’Università di Pisa, dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche Internazionali nello stesso ateneo. Attivo in alcune associazioni di volontariato e sportello legale per le migrazioni, tiene una rubrica a tema immigrazione per la rivista online “Il Fuochista”.

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