Note su “Lo Stato Innovatore” di Mariana Mazzucato

Mazzucato

Note su: Mariana Mazzucato, Lo Stato innovatore, Laterza, Roma – Bari 2016, pp. 378, 18 euro (scheda libro).


A 10 anni dall’inizio della crisi, appare ormai chiaro come l’economia del settore pubblico rappresenti sempre di più la chiave di volta per quei problemi, rimasti sopiti o ignorati fino alla recessione iniziata nel 2007, che stanno affliggendo i paesi occidentali. Negli ultimi l’opinione comune circa l’intervento statale era che questo avrebbe dovuto mantenersi ai margini dell’azione di governo, limitandosi alla garanzia della legalità ed alla “stabilizzazione” del mercato in momenti difficili.

Come sostiene brillantemente Mariana Mazzucato nel suo libro “Lo Stato Innovatore”, il pubblico non è un’entità inerziale, un carrozzone di poco valore che soffoca le forze del mercato, i cui eventuali “fallimenti” sono l’unica cosa di cui debba occuparsi. Lo Stato è invece il principale promotore dell’innovazione, un processo fondamentale per la crescita economica, caratterizzato però da una fortissima incertezza, la cosiddetta “incertezza di Knight”[1]. L’innovazione è quindi un processo su cui il capitale privato sarà disposto ad investire solo in una fase finale, quando saranno chiaramente visibili i ritorni finanziari. Il problema quindi è che, senza gli iniziali investimenti dello Stato, unico attore a sapersi realmente accollare grossi rischi e fornire “capitali pazienti”, non si potrebbe nemmeno dare il via a quel processo cumulativo e rischioso che è l’innovazione. Mazzucato su questo punto è molto chiara: le innovazioni tecnologiche più importanti degli ultimi decenni sono frutto di deliberate scelte pubbliche di investimento su determinate aree (una su tutte, l’informatica, come avremo modo di vedere).

Lo Stato, nonostante l’attuale retorica dominante, deve “scegliere”, deve guidare lo sviluppo elaborando strategie per il progresso tecnologico in aree ritenute decisive. Affinché le aziende investano in un determinato settore, le variabili di interesse più importanti non sono tanto i potenziali profitti, ma le opportunità tecnologiche e di mercato, legate a doppio filo al volume di investimenti pubblici effettuati in quel dato settore.

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Indice dell’articolo

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Pagina 3: La Darpa

Pagina 4: Chi c’è dietro l’iPhone?

Pagina 5: Lo Stato innovatore in Italia


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E’ laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna con una tesi su “Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania”. E’ ricercatore tirocinante presso l’Osservatorio della Legalità gestito da Comune di Forlì e Università di Bologna.

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