“Lobby d’Italia” di Andrea Pritoni
- 11 Luglio 2018

“Lobby d’Italia” di Andrea Pritoni

Scritto da Simone Ros

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Le lobby dalla Prima alla Seconda Repubblica

Il libro di Pritoni, denso di richiami teorici ma comunque molto agile da leggere, ha il merito di fissare alcune utili coordinate per interpretare il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, mitizzato nella percezione generale e nel racconto giornalistico. A venir meno, insieme al sistema dei partiti e ai riferimenti ideologici (già indeboliti ben prima della caduta del Muro) è anche il ruolo di gate-keeper (di filtro, potremmo dire) che essi avevano ricoperto per decenni. Come scrive Pritoni a pag. 45, in passato “i partiti politici hanno rappresentato il solo attore realmente deputato a regolare l’accesso dei gruppi di interesse al processo decisionale” e dunque “le lobby incidevano sulle decisioni di policy in ragione della qualità del rapporto che erano (state) in grado di coltivare con i propri partiti politici di riferimento”.

Da qui le interpretazioni politologiche che per tutto l’arco degli anni Sessanta e Settanta hanno presentato il nostro Paese come un contesto politico-sociale in cui le grandi organizzazioni di rappresentanza diventavano “collaterali” ad un partito di massa e come tali ne avevano accesso. L’ ”accesso” al potere decisionale è un altro grande tema trattato dall’autore nel suo studio: se sono venuti a mancare gli attori che presidiavano l’ingresso, chi può ambire oggi a varcare quella soglia e con quali strumenti può cercare di avere un impatto, più o meno efficace, sul processo decisionale il cui output ricade sul proprio settore di appartenenza?

Il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, ci ricorda Pritoni, non è stato solo marcato dal collasso delle sigle partitiche che avevano retto l’Italia nei decenni del secondo dopoguerra e del boom economico. A cambiare sono state, oltre alla solidità e all’apparente immutabilità della costellazione dei partiti, la capacità decisionale degli esecutivi, la produzione normativa (con un’insistenza su periodiche “grandi riforme” anziché sulle cosiddette “leggine” del passato) e l’effettiva possibilità di un’alternanza (prima inibita dal contesto geopolitico della Guerra fredda). Tutto questo ha fatto sì che anche la rappresentanza degli interessi mutasse in profondità: sperimentando nuovi strumenti e nuovi canali di interazione con i decisori, diventando più variegata e includendo gruppi di pressione legati a valori post-materialistici (come la difesa dell’ambiente), acquisendo una dimensione anche europea.

Pritoni, conscio della difficoltà del suo compito, tenta una mappatura dei portatori di interesse italiani prima e dopo questo cambio di scenario, cerca di valutarne le risorse che questi possono far valere nel rapporto con il decisore pubblico (la capacità economico-finanziaria, l’ampiezza della membership, l’efficacia nella mobilitazione di coloro che rappresentano, l’expertise detenuto su materie di cui il legislatore ha spesso una conoscenza troppo generalista).

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Scritto da
Simone Ros

Lavora a Roma come consulente Comunicazione Strategica e Public Affairs in Comin & Partners. Ha studiato Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Bologna e all’Accademia Diplomatica di Vienna. Appassionato di politica e cultura tedesca e austriaca.

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