L’Unione Europea e lo spazio delle regioni
- 16 Maggio 2017

L’Unione Europea e lo spazio delle regioni

Scritto da Alessandro Ambrosino

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Le regioni in Europa oggi: incerte prospettive

Il riconoscimento degli enti sub-statali e del loro ruolo nello sviluppo dell’integrazione europea è dunque un fatto acquisito dal lato delle riforme amministrative, eppure, dal punto di vista politico, dopo le aspettative e l’attivismo dei primi anni Novanta, il processo ha subito dapprima rallentamenti, per poi essere accantonato quasi completamente. Innanzi tutto il Comitato delle Regioni, il quale avrebbe dovuto essere una sorta di “Senato d’Europa” sul modello della Camera Alta tedesca[21] non è mai andato oltre la sua funzione consultiva, con il risultato di avere non solo una scarsa influenza sulle politiche dell’Unione ma di non aver neanche risolto il problema del deficit democratico, su cui molti, in primis i Länder tedeschi, avevano sperato. In secondo luogo la politica regionale non si è sviluppata né nel senso auspicato dai federalisti di superamento della nazione, né in quello auspicato dai regionalisti più intransigenti che non solo non hanno raggiunto alcun obiettivo di indipendenza ma nemmeno il grado di autonomia decisionale da loro desiderato[22]. A causa di ciò, la crescita delle regioni dentro i meccanismi dell’UE è andata sempre più bloccandosi e limitandosi alla sola amministrazione dei fondi che vengono a loro concessi. Se a questo si aggiunge anche l’incerto clima politico attuale, il quale, a causa della crisi, ha risvegliato egoismi e paure nei singoli Stati, si capisce che il ruolo delle regioni come elemento politico appare quanto mai traballante e ben poco attraente[23]. Infine, anche il partito europeo che riunisce i partiti regionalisti ed etno-nazionalisti, l’Alleanza Libera Europea (ALE) fatica a trovare un progetto politico comune che tenga insieme tutte le sue numerose correnti, le quali spaziano dalla destra populista dei Südtiroler Freiheit ai partiti europeisti come il Partito Nazionale Scozzese,  ed è ipotizzabile che, invece di una strategia che abbia per obiettivo un rinnovato protagonismo dei territori dentro i meccanismi comunitari, molti dei suoi componenti scelgano la via dell’indipendentismo e dell’euroscetticismo, rendendo così marginale il ruolo del partito ed estremamente difficile conciliare le istanze dei territori che ricercano un dialogo diretto con l’Unione e le rivendicazioni indipendentiste[24].

A causa di tutti questi elementi, risulta chiaro il motivo per cui l’idea dell’Europa delle Regioni sia definitivamente tramontata. Eppure, nel contesto attuale, si è affermato un modello interpretativo che potrebbe ridare slancio a questi attori, che verrebbero inseriti in un processo di strutturazione dell’architettura europea sulla base della cosiddetta governance multilivello. Secondo questo schema, «l’Unione Europea sarebbe una struttura multipolare dove gli enti sub-statali interagiscono con attori statali, internazionali, sopranazionali, transnazionali, regionali, municipali dando vita a una intricata e densa rete»[25]. In un sistema di tal fatta, si avrebbe quindi un continuo rapporto di negoziazione fra i vari livelli di potere territoriali, i quali si influenzerebbero a vicenda redistribuendo le decisioni e arricchendo la creatività istituzionale[26]. Ne risulterebbe un assetto non gerarchico dei processi decisionali, in cui la cooperazione e la negoziazione avviene tra attori collocati su piani istituzionali diversi, con la conseguenza di uno spostamento di competenze non solo verso l’alto ovvero al livello delle istituzioni europee, ma anche verso il basso, ovvero al livello degli enti sub-statali. La partecipazione di questi ultimi, sarebbe dunque garanzia di più democrazia, contro l’accentramento dei poteri nei governi degli Stati membri[27]. Viste in quest’ottica, le regioni non andrebbero dunque a sostituirsi nel processo decisionale rispetto agli stati, bensì si inserirebbero in un processo di mutua interdipendenza, spingendo le varie componenti territoriali dell’Unione alla cooperazione e alla piena realizzazione della propria multiculturalità, elemento cardine di un’identità europea matura e integralmente compiuta.


[1] F. Scatigna, Deconstruction, Reconstruction: time for a Europe of Regions, in « The New European » a. I (2014), n.2, p. 27.

[2] Si veda, recentemente, M. Flinders, In difesa della politica, Bologna, Il Mulino, 2014, pp. 197-231.

[3] Per una prima introduzione sul tema il classico M. Albertini, Nazionalismo e federalismo, Bologna, Il Mulino, 1999.

[4] M. De Nicolò, La storia regionale in Italia tra comparazioni, apporti pluridisciplinari e ricerca di definizioni, in « Memoria e Ricerca » a. XIV (2006), p. 5.

[5] Il concetto, di derivazione letteraria, si trova in C. Magris, microcosmi, Milano, Garzanti, 1997.

[6] M. Keating, Introduction, in M. Keating (a cura di), Region and Regionalism in Europe, Cheltenham, Edward Elgar Publishing, 2004, p. XI.

[7] M. Caciagli, Regioni d’Europa, Bologna, il Mulino, 2006, p. 215.

[8] Ibidem, p. 217. Inoltre cfr. F. Scatigna, Deconstruction, cit., p. 28.

[9] Ibidem, p. 216. Inoltre G. Mammarella, P. Cacace, Storia e politica dell’Unione Europea (1926-2013), Bari, Laterza, 2013.

[10] D. de Rougemont, Federalismo culturale, Capriasca, Pagine d’Arte, 2010, p. 34. 1° ed. Neuchâtel, 1965.

[11] Si pensi solo ai disordini dell’ETA, all’Irlanda del Nord, alla Catalogna post-Franco o anche, più vicino a noi, gli attentati in Sudtirolo.

[12] M. Caciagli, Regioni, cit., p. 11.

[13] K. Köstlin, Le regioni fra identità e progetto, in « Memoria e ricerca » a. III (1995), p. 20.

[14] M. Hechter, Internal Colonialism, London, Routledge, 1975.

[15] K. Köstlin, S. Cavazza, Premessa, in « Memoria e ricerca » a. III (1995), p. 7.

[16] K. Köstlin, Le regioni fra identità e progetto, in « Memoria e ricerca » a. III (1995), p. 14 e segg.

[17] G. Mammarella, P. Cacace, Storia e politica, cit., p. 168.

[18] M. Caciagli, Le Regioni nell’UE, cit., p. 54. Si veda inoltre G. Mammarella, P. Cacace, Storia e politica, cit., p. 215 e p. 243.  Sul Comitato delle Regioni (CoR) si veda J. L. Loughlin, (Representing Regions in Europe: The Committee of the.

Regions, in C. Jeffrey (a cura di), The Regional Dimension of the European Union, London, Frank Cass, 1996.

[19] Ve ne sono, ad oggi, circa 215. Sul lobbying delle regioni si veda G. Pirzio Ammassari, L’Europa degli interessi. Rappresentanza e lobbying nell’Unione Europea, Roma, Euroroma, 1997 e L. Badiello, Ruolo e funzionamento degli uffici regionali europei a  Bruxelles, in « Le istituzioni del federalismo. Regione e governo locale », a. I (2000), pp. 89-119.

[20] Fra queste, le più dinamiche e funzionali sono sicuramente le associazioni transfrontaliere come l’Euregio Tirolo, l’Euregio Strasburgo-Ortenau, la comunità di lavoro Alpe Adria, o la comunità di lavoro dei Pirenei. Un po’datato ma ancora valido S. Weyand, Inter-Regional Associations and the European Integration Process, in « Regional & Federal Studies » a. 2 (1996), pp. 166-182 e O. Kramsch, B. Hooper (a cura di), Cross-Border Governance in the European Union, London, New-York, Routledge, 2004. Si veda anche il sito dell’associazione delle regioni europee di confine http://www.aebr.eu/en/index.php.

[21] Nei primi anni novanta l’idea di “Europa delle Regioni” e la tendenza ad allineare i concetti di federalismo e regionalismo ricorreva soprattutto nel mondo accademico tedesco. Si veda G. Müller-Brandeck-Bocquet, Ein föderalistisches Europa?, in « Aus Politik und Zeitgeschichte » a. XLV (1991), pp. 13-25 e F.H.U. Borkenhagen, Vom kooperativen Föderalismus zum « Europa der Regionen » in « Aus Politik und Zeitgeschichte » a. XLV (1991), pp. 36-42.

[22] F. Scatigna, Deconstruction, cit., p. 28.

[23] M. Caciagli, Le Regioni, cit., p. 63.

[24] Una buona introduzione alla storia dell’Alleanza Libera Europea può essere P. Lynch, Minority nationalism and European Integration, Cardiff, University of Wales Press, 1996, pp. 190-191. Più di recente, dello stesso autore Organising for a Europe of the Regions: The European Free Alliance-DPPE and Political Representation in the European Union, European Union Studies Association conference, Montreal, 17-19 maggio 2007, reperibile al link: http://aei.pitt.edu/7954/1/lynch-p-11e.pdf.

[25] M. Caciagli, Le regioni, cit., p. 62.

[26] Si veda la pubblicazione di S. Piattoni, The Theory of Multi-Level-Governance. Conceptual, Empirical, and Normative Challenger, Oxford, Oxford University Press, 2010.

[27] Cfr. M. Caciagli, Le regioni, cit., pp. 58 e segg.


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Scritto da
Alessandro Ambrosino

(1992) Originario del Friuli si è Laureato in storia e in Relazioni Internazionali all'università di Bologna. Ammesso al PhD in International History del Graduate Institute di Ginevra. S'interessa di confini, minoranze etnico-linguistiche e identità territoriali. Dopo aver lavorato a Bruxelles presso l'Ufficio di Collegamento della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia a Bruxelles, ha svolto il tirocinio UE presso il Comitato delle Regioni.

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