“La Macchia Urbana” di Michele Grimaldi
- 17 Settembre 2018

“La Macchia Urbana” di Michele Grimaldi

Scritto da Alberto Bortolotti

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La rendita urbana e le speculazioni immobiliari

La proprietà privata è un segno dell’alterazione del paesaggio da parte dell’uomo. Nel contesto globalizzato, l’urbanizzazione ha accentuato in modo esponenziale ciò che già agli albori della città era lo strumento per produrre e assorbire l’eccedenza di capitale, ovvero la speculazione immobiliare che diventa il centro sia di flussi commerciali sia di quello della gestione del potere atto a garantirli e consolidarli, come avvenuto in molte delle Generic Cities descritte da Rem Koolhaas.

Il processo di appropriazione della rendita sul territorio urbano ha avuto storicamente bisogno della connivenza del potere pubblico, che, attraverso la sua solidità, garantisse il recupero del capitale investito mediante l’istituzione di tariffe e imposte. Karl Marx intuì questo fenomeno quando coniò la definizione di “immobiliarizzazione dei flussi”, già nel 1859. All’epoca il fenomeno era ridotto poiché lo spostamento del capitale su scala internazionale avveniva in maniera limitata e ciò rappresentava, di fatto, un limite all’investimento stesso. L’autore afferma che, per certi versi, il passaggio alla finanziarizzazione dell’economia è stato dettato dalla necessità di rivolvere il problema dell’eccedenza (plusvalore economico) dinanzi ai limiti, spaziali, di mercato e produzione, la finanziarizzazione quindi della rendita fondiaria e immobiliare con il relativo affermarsi dell’accumulazione e del reinvestimento del capitale per mezzo dell’urbanizzazione.

La fase successiva di questo processo, spiega Grimaldi, è rappresentata dal prevalere della rendita differenziale, contraddistinta da una valorizzazione delle proprietà immobiliari già afferenti al contesto urbano: il cambio delle destinazioni d’uso delle strutture esistenti o la riqualificazione di interi quartieri tramite rigenerazione urbana, in molti casi, secondo l’autore, assegna ai capitalisti enormi vantaggi e profitti relativi alle plusvalenze immobiliari.

Con il sopraggiungere della rendita pura, avviene dunque una sorta di distacco tra finanza e forma propria della città, tra valore d’uso e moltiplicato di scambio. D’altronde, come viene ampiamente spiegato nel saggio, il premio di liquidità della moneta – la possibilità di essere scambiata senza perdita di valore – in passato si era mantenuto maggiore rispetto al costo di mantenimento. In una situazione di iper inflazione però la moneta supera il premio di liquidità e riduce la propria funzione di “riserva di valore” assumendo uno stato liquido. Pertanto, altri beni, come quelli immobiliari, diventano beni-moneta, come è avvenuto a Manhattan dove spesso ci si riferisce ad alcune abitazioni di lusso come “casseforti nel cielo” per via del loro elevato valore.

Come ha rimarcato Saskia Sassen quindi, nel XXI secolo, “le città divengono l’espressione spaziale di una vera e propria politica economica diretta trans-nazionalmente, dalle società immobiliari e finanziarie più aggressive”[2]. 

“La macchia urbana” di Michele Grimaldi: conclusioni

Complessivamente il saggio presenta diversi punti d’interesse che sono legati soprattutto a un approfondimento, condotto con una profondità storica, sui fenomeni principali legati all’urbanizzazione, come lo sviluppo della città, dalla sua nascita, al fordismo, a oggi, la speculazione immobiliare o la segregazione razziale.

Infine, sono presenti nel libro almeno tre temi notevoli e meritevoli di approfondimento sui quali il lettore dovrebbe porre l’accento: la città globale, il sistema capitalistico del mercato immobiliare e le diseguaglianze. Essendo la città uno specchio nel quale si riflettono le contraddizioni delle società umane, e in particolare alcuni dei temi cruciali legati ai modelli politici che, nelle varie sfumature, i maggiori paesi del mondo hanno adottato, il punto di osservazione delle trasformazioni urbane rappresenta, di fatto, una straordinaria chiave di lettura per comprendere quali siano le maggiori sfide politiche che la prossima classe dirigente dovrà affrontare. E i tre temi accennati sono emblematici e segnalano problematiche che i decisori politici non potranno eludere e che genereranno in futuro conflitto sociale.

In conclusione, questo saggio è un utilissimo strumento di lettura di un ambito cruciale della società per tutti coloro che sono interessati a comprenderne le dinamiche o intervenire per modificarle attraverso il proprio ruolo sociale.

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[2] S. Sassen, Op.Cit.


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Scritto da
Alberto Bortolotti

Nato a Brescia nel 1994, ha conseguito la Laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano. Ha vissuto in Corea del Sud dove ha lavorato per il City Architect di Seoul Seung H-Sang. Successivamente ha svolto il tirocinio Schuman presso il Segretariato Generale del Parlamento Europeo a Bruxelles.

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