Niccolò Machiavelli: ragione e pazzia. Intervista a Michele Ciliberto

Michele Ciliberto

Con Niccolò Machiavelli. Ragione e pazzia Michele Ciliberto, importante studioso della filosofia del Rinascimento, si propone di fornire un ripensamento della figura del Segretario fiorentino, forse uno degli autori più discussi della storia del pensiero politico: se l’obiettivo è apparentemente identico a quello di schiere di interpreti che producono anno dopo anno una mole sterminata di bibliografia secondaria sull’autore del Principe e dei Discorsi, il modo in cui questo viene realizzato è decisamente originale. Il testo non presenta infatti una ricostruzione né della sola vita né del solo apparato concettuale del suo protagonista: esso si configura in primo luogo piuttosto come un’analisi delle varie sfaccettature della personalità di Machiavelli, indagando il modo in cui biografia e filosofia si intrecciano. Questo studio si allarga poi rapidamente agli altri protagonisti dell’età in cui vive, da Alberti a Bruno passando per Savonarola e Guicciardini, mettendo in campo tutta l’esperienza di uno dei più autorevoli studiosi viventi di Filosofia del Rinascimento e diventando in secondo luogo anche una contestualizzazione a tutto tondo del pensatore fiorentino nel suo mondo, spesso paradossalmente trascurato dagli studi a favore di letture “modernizzanti” che ne ignorano il volto più propriamente rinascimentale. Estremamente originale è infine anche l’immagine stessa che Ciliberto restituisce di un autore tradizionalmente visto come lo scienziato politico per eccellenza, il freddo maestro del male, che si rivela in queste pagine invece un uomo appassionato e vigoroso, il cui tratto distintivo è proprio saper avanzare idee “folli”, visionarie ed estreme, pensare la politica come il terreno privilegiato di incontro tra ragione e pazzia.

Michele Ciliberto, presidente dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento e socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea alla Scuola Normale Superiore di Pisa e dirige la rivista “Rinascimento”. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Pensare per contrari. Disincanto e utopia nel Rinascimento (2005); Giordano Bruno. Il teatro della vita (2007); Italia laica. La costruzione delle libertà dei moderni (2012); Rinascimento (2015). Ha inoltre diretto le opere Giordano Bruno. Parole, concetti, immagini (2014) e Croce e Gentile. La cultura italiana e l’Europa (2016).


Fin dal Preludio del libro si parla della pazzia come valore positivo, del tutto diverso dalla pazzia come semplice stranezza o mancanza di senso di realtà: in che senso Machiavelli è stato “pazzo” e perché può essere per noi interessante recuperare questa dimensione della sua personalità?

Michele Ciliberto: Per mettere a fuoco la centralità che ha in Machiavelli la pazzia – intesa non in senso deteriore ma come capacità di individuare vie eccessive, straordinarie – bisogna partire dalla crisi del tempo di Machiavelli e dalla persuasione che Machiavelli ha di vivere in un periodo tragico dal punto di vista della crisi italiana, della crisi dell’Europa e anche della crisi dell’Occidente. Bisogna stabilire, cioè, un rapporto organico fra l’analisi drammatica che Machiavelli fa della crisi e la pazzia intesa come l’individuazione, in tempi straordinari, di vie straordinarie per cercare – e questo è l’altro elemento del ragionamento di Machiavelli – di riuscire a contenere, tamponare la Fortuna, la quale si muove con mezzi imprevedibili, straordinari anch’essi e quindi chiede, per poter essere eventualmente contenuta, che si agisca in modo eccessivo e non ordinario. E quindi Machiavelli, da questo punto di vista, è un pensatore dell’eccesso, dell’estremo, sulla base dell’analisi che compie della crisi italiana e, dal punto di vista filosofico, della natura della Fortuna e della sua forza.

Uno degli aspetti metodologicamente più interessanti di questo lavoro è il ricorso frequentissimo a fonti normalmente ritenute “minori”, dalle lettere alle legazioni agli scritti in versi, nell’intento di ricostruire un vero e proprio ritratto a tutto tondo di Machiavelli: in che modo capire l’uomo Niccolò può essere una via di accesso alla comprensione del suo pensiero?

Michele Ciliberto: Questo è uno dei tratti, credo, di maggiore specificità – se non si vuol dire di originalità – del libro, e nasce da un modo con cui io penso la storia della filosofia, che è un modello, diciamo così, di tipo non crociano, non hegeliano. È un tipo di concezione della storia della filosofia che ha a che fare di più con alcune battute di Renato Serra, che era fondamentalmente anti-crociano – anzi fortemente anti-crociano – e che a me capita di citare spesso, quando dice “l’uomo mi interessa più dell’opera”. Io credo che vi sia un rapporto fra biografia e filosofia molto intenso, a differenza di coloro i quali invece pensano che la filosofia si costituisca proprio come cancellazione della dimensione biografica e che, per fare un esempio, la comprensione di un autore come Hegel diventi tanto più universale quanto più si libera dalla dimensione di quello che viene definito l’empirico. Io invece credo che l’empirico sia essenziale e che la dimensione biografica, e più in generale l’esperienza umana, culturale, filosofica di Machiavelli, debba essere vista anche in quest’ottica e in questo orizzonte. Cosa vuol dire questo dal punto di vista delle fonti? Che piuttosto che parlare del Principe – che è una di queste grandi opere “pazze” di Machiavelli, ma che è anche tuttavia quella maggiormente acquisita nella letteratura sia su Machiavelli che sul machiavellismo –, è fondamentale andare a vedere i testi in cui questo lato biografico e questo nesso biografia-filosofia si vede in modo più netto. Occorre quindi esaminare le lettere, le legazioni, documenti naturalmente ufficiali ma nei quali si riversa molto dell’animus di Machiavelli nei giudizi che viene dando sui grandi personaggi della sua epoca, sui grandi uomini con i quali entra in contatto. Quindi si tratta proprio di un modo di pensare il lavoro storico-filosofico come rimessa in connessione dell’elemento biografico con l’elemento filosofico generale. Come ho detto, mi rendo conto che dicendo questo vado in una direzione che certamente non è quella di Croce, che avrebbe ritenuto di battere, per esempio parlando di Shakespeare, tutt’altra direzione.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: “L’uomo mi interessa più dell’opera”

Pagina 2: Pensare la crisi: Firenze, Italia, Occidente

Pagina 3: Nel labirinto della fortuna: Machiavelli, Bruno, Spinoza


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Studia e svolge attività di ricerca presso la Scuola Normale Superiore e l’Università di Pisa. Si interessa principalmente di Storia della Filosofia moderna e di Filosofia Politica (Machiavelli, Hobbes, Rousseau).

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