“Malaterra. Come hanno avvelenato l’Italia” di Marina Forti

Malaterra

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Un compito per il futuro

Un altro elemento da tenere in considerazione, trasversale a tutti i casi descritti da Forti, è la pervicacia dell’inquinamento, di qualsiasi tipo esso sia. I casi descritti dalla giornalista hanno un elemento in comune: si tratta di situazioni che avranno certamente gravi ripercussioni nel futuro. L’inquinamento portato dagli scarichi industriali di Portoscuso, come quello della piana degli agrumeti in Sicilia, sopravvivrà alle bonifiche, pur necessarie, lasciando i segni del suo passaggio ancora a lungo. Anche per questo possiamo dire che l’Antropocene è arrivato in Italia: è un viaggio, quello di un mondo con impressi i segni di un’industrializzazione senza limiti, che non è promesso breve, e che ci vedrà impegnati per molti anni, nonostante il nostro sforzo.

Da ultimo, a Forti interessa mostrare come, nel tempo, l’emergere di crisi ambientali susciti delle resistenze locali e puntuali, a volte efficaci nel trasformare le politiche di gestione, a volte ignorate. Non esistono però casi in cui nessuno sia insorto contro la distruzione del proprio mondo. Certo, anche leggendo la conclusione, dove Forti fa notare come il suo libro non abbia come compito che il mostrare solo alcuni esempi e che sempre nuovi casi vadano ad aggiungersi a quelli precedenti, si ha l’impressione che tutto questo fiorire di “resistenze”, per quanto possa consolarci, non basti. Forse il punto, quando si parla di distruzione di mondi, non è solo rassicurarsi dell’esistere di chi si oppone a tale distruzione, ma il cercare una via per cambiare la struttura di un sistema che continua a generare questa distruzione. Si potrebbe dire, di fare politica. E per fare politica è necessario tracciare una linea, capire dove è il problema. Forse esso sta in quell’hanno avvelenato l’Italia del sottotitolo del libro di Forti. Se questo hanno rimane però indeterminato, se non si trova un soggetto all’azione, una causa all’effetto, lo spazio della politica rimane vuoto. Questo è forse un compito di indagine per il futuro.

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Nato a Faenza (RA) nel 1992, diplomato al liceo Classico Torricelli di Faenza, dottorando alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Si è laureato a Bologna in Scienze Filosofiche. Si occupa di filosofia francese contemporanea, in special modo del lavoro di Michel Foucault, teoria critica ed ecologia politica, nei suoi rapporti con la soggettività e la biopolitica da un punto di vista storico e filosofico.

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