Materialismo e dialettica. Il pensiero marxista e la critica all’idealismo
- 28 Ottobre 2014

Materialismo e dialettica. Il pensiero marxista e la critica all’idealismo

Scritto da Francesco Scanni

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Tra costruzionismo e determinismo: una disputa ancora irrisolta

Vorrei soffermarmi qui per porre all’attenzione una riflessione che attanaglia diversi pensatori, che evidenziano una diversificazione interna al mondo marxista a cui rivolgo frequentemente la mia attenzione: secondo i costruzionisti, Marx nega all’uomo la capacità di influenzare, in origine, la formazione dei rapporti che Marx definisce “determinati”.

In realtà, Marx, non esclude la capacità dell’uomo di intervenire in tale formazione, ma sostiene che essa è stabilita dal grado di sviluppo delle forze determinanti.

Per comprendere meglio: “La tecnologia, scrive Marx, svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione della sua vita, e con essi anche l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono”. Non esiste l’uomo de-storicizzato e potenzialmente libero da ogni contesto sociale ed economico.

Da qui scaturisce la visione che il modo di produzione della vita materiale, condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è quindi la coscienza sociale degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che influenza la loro coscienza. L’errore di assolutizzazione qui compiuto è comune sia a Feuerbach, il quale rende autonomo il concetto di alienazione idealizzandolo invece di interpretarlo come il prodotto di uno stadio di sviluppo storico determinato e superabile, che agli idealisti che interpretano la realtà come un processo di carattere ideale.

A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive e materiali della società, entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà entro i quali tali forze si erano mosse.

Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene, ed è allora che subentra la rivoluzione sociale.

Con il cambiamento della base economica da essa determinato, si sconvolge, più o meno rapidamente, tutta la sovrastruttura. Questo sconvolgimento porta alla distinzione tra lo sconvolgimento notevole delle condizioni economiche della produzione e le forme politiche, sociali, religiose e filosofiche, ossia le forme ideologiche che dallo sconvolgimento nascono, che permettono di concepire e combattere questo conflitto.

La spiegazione di questa epoca di sconvolgimento deve uscire dall’analisi delle contraddizioni della vita materiale, dal conflitto esistente tra le forze produttive e i rapporti di produzione della società. Questa concezione verrà poi arricchita ed, a mio avviso, migliorata, da alcuni marxisti successivi proprio in virtù del rapporto di influenza che la coscienza intrattiene con l’essere, inteso da Marx come struttura economica e complesso dei rapporti sociali e produttivi presenti in società in un dato momento storico.

Al netto dei limiti, la scoperta della concezione materialistica della storia, e la sua estensione al campo dei fenomeni sociali, eliminò i due maggiori difetti presenti nelle principali teorie storiche: esse tenevano conto solo dei motivi ideologici dell’attività storica degli uomini senza indagare le cause strutturali (da cosa nasce cioè la motivazione ideologica).

Inoltre, e questo rappresenta il secondo maggiore difetto, queste teorie trascuravano le azioni e le condizioni delle grandi masse della popolazione, mentre il materialismo storico ha dato la possibilità di indagare le condizioni sociali della vita delle masse e i cambiamenti di queste condizioni.

Il marxismo si è proposto di abolire le analisi frammentarie dei processi storici e di aprire la strada ad uno studio completo del processo di origine, sviluppo e decadenza delle formazioni economico-sociali, eliminando il soggettivo e l’arbitrario nella scelta delle idee o nella loro interpretazione, riconducendo l’insieme delle tendenze contraddittorie alle condizioni di vita e di produzione delle varie classi, e scoprendo in esse le radici di tutte le idee e di tutte le tendenze.

Gli uomini stessi creano la loro storia, ma da cosa sono determinati i motivi degli uomini e delle masse? Da cosa sono generati i conflitti delle idee e delle correnti antagonistiche? Quali sono le condizioni oggettive della produzione della vita materiale da cui deriva l’attività storica dell’uomo e qual è la legge di sviluppo di queste condizioni?

A partire da queste domande Marx svilupperà il suo pensiero, che lo porterà ad intraprendere uno studio scientifico della storia e delle condizioni sociali, che segnerà un punto di svolta; un approccio nuovo impiegando il quale, da lì in poi, molti analizzeranno il processo evolutivo e le contraddizioni che da esso scaturiscono.

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[1] Tale concezione verrà poi rielaborata da molti marxisti, Gramsci tra tutti, che videro nella disputa ideologica un elemento centrale nelle trasformazioni politiche. Il filosofo sardo descrisse ciò attraverso il concetto di egemonia, che si caratterizza come lotta democratica per la trasformazione del senso comune.


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Scritto da
Francesco Scanni

Classe 1991. PhD presso l'Università della Calabria, dove ha conseguito la laurea specialistica in Relazioni Internazionali.

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