Un Mezzogiorno a luci e ombre: le anticipazioni SVIMEZ

SVIMEZ

Il divario Nord-Sud è sempre stato uno dei temi più pressanti su cui intervenire in Italia. Mobilitare risorse, non solo finanziarie ma anche culturali e intellettuali, per capire in che modo mettere il Mezzogiorno su un sentiero di sviluppo e crescita trainata dall’innovazione, che possa anche permettere di diminuire il divario col Settentrione, non è fondamentale solo per il Sud ma per l’Italia intera. Da questo punto di vista, le anticipazioni del rapporto 2017 dell’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno (SVIMEZ) forniscono una serie di dati e considerazioni importantissime per tale cruciale questione. In questo articolo verranno presentati quelli che sono stati ritenuti gli elementi più importanti di queste anticipazioni.


Le buone notizie sono che il Meridione ha ricominciato a crescere, facendo registrare nel 2016 una crescita del PIL dell’1% (contro uno 0,8% di tutto il Paese). Molto importante è il dato sull’industria, che fornisce un contributo importante, dopo i servizi, alla variazione del prodotto complessivo. Nello specifico è molto incoraggiante il dato sul manifatturiero, cresciuto del 7% nel biennio 2015-2016. Per il 2017 questa crescita dovrebbe lievemente contrarsi, attestandosi allo 0,9% contro uno stimato 1,2% del Centro-Nord.

Tuttavia, le stime indicano che il Mezzogiorno recupererà i livelli pre-crisi con 10 anni di ritardo rispetto al Nord, mentre il divario nei livelli di produttività fra le due regioni continua ad accusare fortemente l’impatto della crisi economica. Soprattutto nel comparto industriale la produttività, dal 2000, è scesa di circa 13 punti attestandosi al 70,6% rispetto alla produttività del Centro-Nord.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro però i risultati, nonostante si sia registrato un aumento dell’occupazione, presentano diversi elementi che non possono essere ignorati. Il Jobs Act e la decontribuzione, nonostante abbiano indotto stimoli positivi all’occupazione, non sono riusciti a modificare né la struttura né la qualità del mercato del lavoro, al cui riguardo va segnalato il problema dell’aumento del lavoro part-time involontario, che rappresenta semplicemente una debolezza della domanda di lavoro, non derivando quindi da scelte individuali o da strategie deliberate di riduzione dell’orario lavorativo.

Le anticipazioni confermano quindi la fotografia di un mercato del lavoro poco dinamico e stimolante, poiché al problema dell’occupazione giovanile si accompagna anche quella della scarsità di opportunità di lavoro, segnatamente per il lavoro qualificato. Queste dinamiche dovranno essere tenute a mente perché sono legate a doppio filo con un tema fondamentale per il Sud (che verrà esposto in seguito) come quello delle migrazioni interne legate soprattutto alla mobilità studentesca.

Appare chiaro che sia proprio da qui che la politica debba ripartire per far sì che il Meridione possa entrare in una fase di sviluppo trainata dall’innovazione e non dai bassi salari, investendo su settori ad alto valore aggiunto.

A questa necessità, le anticipazioni del rapporto affiancano l’altro grande tema cruciale per il Sud: il contrasto alla povertà e all’esclusione sociale. I dati Svimez mostrano come nel 2016 il numero di persone del Meridione che vivono in povertà assoluta sia pari al 10%, mentre il numero di persone a rischio povertà sia del 34%.

Emerge chiaramente quindi come la lotta alla povertà e alla disuguaglianza al Sud risponda anche a criteri di efficienza economica, come sottolineato dalle anticipazioni del rapporto. Investire su un cambiamento strutturale nel mercato del lavoro, trainato dalla crescita della domanda di lavoro qualificato e implementare una serie di politiche di contrasto alla povertà sono due obiettivi interconnessi fra loro.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Crescita, produttività, lavoro

Pagina 2: Politica industriale e investimenti pubblici: due necessità

Pagina 3: Migrazione selettiva e depauperamento del capitale umano

Pagina 4: Conclusioni sul rapporto SVIMEZ: il ritorno dello Stato è fondamentale


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E' laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna con una tesi su "Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania". E' ricercatore tirocinante presso l'Osservatorio della Legalità gestito da Comune di Forlì e Università di Bologna.

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