I migranti possono salvare l’Europa?

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Nell’ambito del dibattito suscitato dalla crisi provocata dall’arrivo di cospicui flussi di migranti in Europa, una delle motivazioni più usate dai sostenitori di una forte limitazione dei flussi è quella economica. L’immigrazione, infatti, farebbe parte di una sorta di gioco a somma zero, poiché nelle attuali condizioni economiche non sarebbe possibile trovare lavoro per tutti. A questo aspetto si unisce anche quello della tenuta del nostro sistema produttivo, che verrebbe messa a dura prova davanti a flussi di grande intensità, prolungati nel tempo.

Sorvolando sul fatto che, secondo l’agenzia ONU per i rifugiati, l’Europa sia meta solo del 6% dei rifugiati (dei 4,4 milioni accolti, 2,5 si trovano in Turchia e 593,000 provengono da altri paesi europei, in particolare dall’Ucraina) e che quindi sia interessata soltanto da una piccola parte di movimenti molto più complessi che coinvolgono per la maggior parte i paesi del sud del mondo, siamo sicuri che i migranti rappresentino un peso economico per l’Europa?

Un problema ancora più pressante per i paesi europei è infatti quello del calo, ma soprattutto dell’invecchiamento, della popolazione. Se durante il periodo 1945-1980, la popolazione europea è aumentata di 171 milioni, durante i 35 anni successivi, dal 1980 al 2015, questo aumento è drasticamente sceso a 48 milioni. L’edizione del 2012 dei World Population Prospects, effettuati dalle Nazioni Unite prevede, per il periodo 2015-2050, un calo di 34 milioni della popolazione europea. Questo però non è il dato più preoccupante. Tra il 1980 e il 2015, infatti, gli individui sotto i 30 anni sono diminuiti del 22%, quelli tra i 30 e i 60 sono aumentati del 21%, mentre quelli sopra i 60 anni sono aumentati del 58%. In un suo articolo dell’anno scorso, Massimo Livi Bacci afferma che questo gap sia destinato ad aumentare nel tempo e che i paesi più colpiti dal calo di giovani e adulti sarebbero Russia, Germania, Spagna e Italia. Tuttavia, il calo della popolazione attiva (in età da lavoro) risulterebbe più contenuto se venissero inclusi i dati sui flussi migratori. In che modo quindi la diminuzione della popolazione giovane, unitamente all’aumento di quella più anziana, possono essere dannose per l’economia? E in che modo i flussi migratori possono riequilibrare questa situazione?

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Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna con una tesi su "Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania". Attualmente è dottorando in Sociologia e Ricerca Sociale presso la stessa università. Ha frequentato un Master in Human Resources and Organization presso la Bologna Business School.

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