“Migrazioni nel Mediterraneo” a cura di Giuseppe Acconcia e Michela Mercuri

Migrazioni

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Europa e casi studio

Nella parte finale lo sguardo è all’Europa, vista però non con gli occhi europei di chi si difende da una minaccia incombente, quanto con gli occhi di chi vi emigra e di chi, regolarmente stabilitosi in tempi recenti, si trova a viverci da estraneo, da esule.

Punto d’avvio dell’analisi è una critica alla politica dei confini dell’Unione Europea, in cui l’integrazione fra stati membri è avvenuta solo in negativo, ovvero nel coordinamento delle politiche di respingimento, come fanno notare Marco Omizzolo e Pina Soldano. Gli autori evidenziano due risultati negativi: l’esternalizzazione dei confini, la cui difesa è “appaltata” a stati terzi (come Libia o Marocco), in cui l’Europa tollera la quotidiana violazione dei più basilari diritti; e la clandestinizzazione del migrante, ovvero la tesi distorta secondo cui gli immigrati si dividerebbero in sé (e non ex lege) in regolari e irregolari. La verità è più complessa e vede spesso ingressi regolari seguiti da soggiorni irregolari e viceversa. La criminalizzazione dell’immigrazione è quindi spesso una semplificazione a fini propagandistici.

La permanenza in Europa, poi, anche quando regolare, non va assolutamente considerata come un momento privo di criticità. Spesso infatti sorgono disturbi identitari e psicologici legati alla necessità di ridefinire gli obiettivi della propria vita, i propri spazi e il proprio ruolo all’interno di una comunità. È il caso degli intellettuali turchi intervistati da Aslı Vatansever. Rifugiati in Germania a seguito delle persecuzioni politiche da parte di Erdoğan descrivono la loro permanenza come un “purgatorio”, uno stato di perenne instabilità e incertezza sul futuro in cui è difficile trovare la serenità per vivere la propria quotidianità.

Le Comunità residenti all’estero con il tempo finiscono per formare reti di solidarietà e di supporto reciproco e spesso riescono a esercitare un peso politico tale da influenzare anche le dinamiche politiche in patria. È il caso della comunità diasporica curda in Occidente, molto presente e attiva anche in Italia, dove negli anni Novanta ha trovato rifugio per un breve periodo il fondatore del PKK Abdullah Öcalan. La diaspora si è rivelata essenziale nel forgiare l’identità curda e nella attività di “lobby” verso i governi e le principali istituzioni del paese, ma soprattutto nel sensibilizzare l’opinione pubblica e mobilitare la società civile a favore della causa curda durante i momenti più duri della guerra civile siriana. Se oggi esiste un esperimento come lo stato di Rojava è anche sicuramente merito dell’attivismo della comunità curda diasporica, come dimostrano Giuseppe Acconcia e Giovanni Balslev Olesen.

L’ultimo capitolo è infine dedicato ai rimpatri. “Rimpatrio” – o forse più correttamente “espulsione” o “deportazione” – è un termine caro ad una certa area politica. La realtà, però, è ben diversa dalla sua rappresentazione mediatica e propagandistica. Questo soprattutto per due motivi. Il primo è la limitata efficienza del sistema di accoglienza, identificazione e rimpatrio basato sugli Hotspot e sui CPR (centri per la permanenza e il rimpatrio, ex CIE, centri di identificazione ed espulsione) e sugli accordi bilaterali di rimpatrio con alcuni stati africani e asiatici. Fino al 2017 meno del 50% della popolazione detenuta nei CIE era stata rimpatriata. Spesso, infatti, si assiste al rifiuto dei detenuti di rivelare la loro vera nazione di origine; altre volte, in assenza di un accordo di rimpatrio, ai detenuti viene consegnato un decreto di espulsione con l’idea che questi provvedano da soli al rientro in patria. Il secondo motivo è la resilienza dei migranti, come testimonia il caso della Tunisia – paese con cui l’Italia ha un accordo di rimpatrio – analizzato da David Leone Suber. Per molti giovani tunisini la migrazione verso l’Italia si configura come una serie ciclica di viaggi, permanenze e rimpatri. Il rientro in Tunisia non viene vissuto come un fallimento, ma come un periodo in cui organizzarsi per la successiva ripartenza. Una vita nell’illegalità in Italia è comunque preferibile alla stagnazione e miseria economica di molte regioni depresse della Tunisia. Il rimpatrio, in conclusione, non è in alcun modo una soluzione.

Conclusioni sulle migrazioni

A fine lettura quel che resta è un senso di grande amarezza. Amarezza non tanto per la tragedia di chi è costretto a migrare o per la povertà delle soluzioni al problema adottate al momento dall’Italia e dall’UE, quanto per la siderale distanza tra i limpidi risultati della ricerca accademica italiana sull’argomento, di cui il libro curato da Acconcia e Mercuri è un ottimo esempio, e la tossicità del corrispondente dibattito pubblico. La difficoltà del comunicare i risultati della ricerca universitaria al grande pubblico è una questione comune a molte aree di studio, ma qui il problema non è semplificare una complessità che si presume ingestibile per il semplice lettore curioso. Qui si tratta di portare un’informazione imparziale, suffragata da dati e anni di lavoro accademico, in un territorio di scontro tra tifoserie, costantemente inquinato da manipolazioni della realtà, bugie, verità parziali e fallacie argomentative introdotte da chi ha a cuore interessi (voti, potere, ascolti) altri rispetto alla comprensione della realtà di un fenomeno cruciale.

In una realtà informativa spesso distorta è quindi più che mai fondamentale diffondere, consigliare, condividere il lavoro di chi non solo cerca di portare elementi oggettivi alla conoscenza del pubblico generalista, ma anche provare ad allargare la visione su un fenomeno così centrale oggi come l’immigrazione, fornendo spunti di lettura nuovi, con un approccio di analisi multidisciplinare e soprattutto non euro-centrico degli scenari contemporanei.

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Nato a Lecco nel 1996, studente di arabo e persiano, ha passato gli ultimi 3 anni tra Iran, Egitto, Libano, Kurdistan (iraniano) e il Veneto. Ha seguito corsi presso l'Università Ferdowsi di Mashhad, Iran. È studente del terzo anno presso l'Università Ca Foscari di Venezia.

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